26 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Gennaio 2021 alle 12:07:51

Cronaca News

Ex Ilva, all’ultimo miglio l’accordo Stato-Mittal

L'ex Ilva di Taranto
L'ex Ilva di Taranto

Arcelor Mittal non lascerà Taranto, si va verso un accordo tra la multinazionale francoindiana ed il governo, tramite le “controllata” Invitalia. È lo scenario che delinea il quotidiano La Repubblica. “Circa un miliardo di euro investito tra capitale azionario e piano industriale. Vale tanto la carta che lo Stato, attraverso Invitalia, ha calato sul tavolo della partita Ilva. Un confronto tra governo e ArcelorMittal che prosegue nel cono d’ombra della nuova emergenza Covid, ma che non si è mai interrotto e può dirsi in vista dell’accordo finale. Contatti ogni settimana. Mosse e contromosse, bluff compresi. Un’interlocuzione ‘carsica’ che rivela comunque la volontà di arrivare all’intesa.

E l’avvicinarsi della scadenza di fine novembre, dunque meno di un mese, quando i Mittal potranno sganciarsi dalla più grande acciaieria d’Europa pagando un ticket d’uscita di 500 milioni, depone a favore di un’accelerazione della trattativa. Così come l’opportunità di anticipare eventuali peggioramenti della pandemia” scrive il quotidiano diretto da Maurizio Molinari. “Il poco tempo a disposizione verrebbe ‘gestito’ con la firma di un accordo di massima che fissi il calendario dei passi successivi, necessari ad arrivare al closing vero e proprio. Quanto alla definizione dei pesi azionari tra parte pubblica e parte privata, eventuali resistenze a rinunciare al controllo verrebbero risolte con un patto parasociale con garanzia di poteri decisionali adeguati per chi dovesse trovarsi in minoranza.

Anche i segnali ‘in chiaro’ arrivati in questi giorni, su tutti l’accordo di Mittal con i commissari Ilva per il pagamento delle rate arretrate dell’affitto dello stabilimento, lasciano intendere che la multinazionale avrebbe scartato l’opzione dell’addio. Innanzitutto per evitare che uno stabilimento come quello di Taranto diventi un concorrente, poi perché non è così frequente uno Stato pronto a mettere soldi nel rilancio di un’azienda privata. “Mittal si è impegnato a pagare tutti i debiti con l’Amministrazione Straordinaria – hanno detto i commissari, sottolineando peraltro il miglioramento dell’esposizione di Ilva con i fornitori – con una dilazione che abbiamo concesso sia per l’attuale emergenza, sia perché abbiamo la garanzia dell’incasso della somma. La sensazione – hanno aggiunto – è che la negoziazione tra Invitalia e ArcelorMittal stia procedendo con concretezza di contenuti, e questo fan ben sperare in una conclusione soddisfacente per tutti”.

Sul tavolo, oltre alle risorse finanziarie, il governo continua a squadernare il piano di inizio marzo, poi ‘rinnegato’ da ArcelorMittal con l’alibi del Covid: 8 milioni di tonnellate annue di acciaio a regime, 2 delle quali da forni elettrici; costo ribassato dell’energia; ingresso dello Stato; mantenimento, sempre a regime, di 10.700 posti di lavoro; cassa integrazione calibrata sull’andamento del mercato siderurgico e, dunque, sul tempo necessario a raggiungere il target produttivo. Vista la pandemia, lo Stato è disponibile ad andare incontro ad ArcelorMittal in termini di flessibilità degli step industriali del piano. Resta sullo sfondo, il possibile coinvolgimento di imprese siderurgiche italiane, con il gruppo Arvedi che ha consegnato al Mise un progetto industriale e la disponibilità a entrare nell’Ilva, anche al fianco dei Mittal e in posizione di minoranza. Intanto, i sindacati sono in pressing: “Il governo renda noto lo stato del confronto con ArcelorMittal sugli assetti societari e sull’ingresso di Invitalia con capitali pubblici, nonché il nuovo piano industriale e ambientale” si legge ancora nell’articolo di Repubblica. Intanto, come riportato dal nostro giornale, dopo la sospensiva, il Tar del Lazio si pronuncerà definitivamente sul decreto del Ministro Costa sulla copertura dei nastri del Siderurgico dopo la camera di consiglio del 4 dicembre prossimo. Il Tribunale amministrativo ha emesso nei giorni scorsi l’ordinanza in seguito al ricorso di Arcelor Mittal contro la mancata concessione della proroga per la copertura dei nastri, sospendendo, quindi, l’efficacia del Decreto del Ministro Costa del 29 settembre scorso. La questione al centro della contesta fra il gruppo industriale e il Ministero dell’Ambiente riguarda i lavori di copertura dei nastri che trasportano le materie prime all’area parchi minerari dello stabilimento.

Per il decreto del ministro, i lavori di copertura, previsti dall’Aia, vanno ultimati entro il 30 aprile e gli interventi sulle torri entro il 30 gennaio. Mentre il termine conclusivo per gli adeguamenti alle prescrizioni, fissato per il 23 agosto 2023, non è stato contestato da Arcelor Mittal. Il decreto si basa sui pareri emessi dagli organi interni al Ministero dell’Ambiente, la commissione tecnica ViaVas e il gruppo istruttorio 7 “le cui decisioni devono costituire oggetto di specifica approvazione in seno alla commissione medesima, essendo prevista la condivisione con tutti i componenti del gruppo, neppure documentata in atti“. Imvece, stando a quanto si legge nelle motivazioni, fra le valutazioni delle due task force sembrano esserci state delle divergenze. Infatti, il Tar del Lazio ha rilevato “vistose criticità nell’istruttoria alla base del decreto“. Da quanto si legge ancora nelle motivazioni, le criticità riguardano “consistenti elementi di difformità tra le valutazioni espresse dalla Sottocommissione Via in data 4 settembre 2020 e l’atto del gruppo istruttorio n. 7 del 18 settembre 2020”, anche alla luce degli “esiti della conferenza dei servizi del 26 maggio 2020 nel senso dell’accoglimento della proroga del 31 luglio 2021 con puntuali prescrizioni”. Inoltre, le valutazioni del gruppo istruttorio, secondo il Tar, non sono sufficientemente documentate e tali lacune non sono state nemmeno superate nella conferenza dei servizi del 25 settembre 2020 alla quale, evidenziano i giudici amministrativi nelle dieci pagine di motivazioni, “la complessità e la rilevanza delle questioni trattate avrebbero richiesto la partecipazione di un qualificato componente della commissione Via-Vas”. Sulla questione la partita fra Ministero e Arcelor Mittal è ancora aperta e la giornata decisiva è quella del 4 dicembre, quando si terrà la camera di consiglio e matureranno le decisioni definitive.

Anche a Taranto, come in tutta Italia, i metalmeccanici hanno scioperato per chiedere il rinnovo del contratto di lavoro. Le segreterie territoriali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e UilmUil hanno espresso soddisfazione per la “buona adesione dei lavoratori“ che in una delle principali aziende del territorio, la Leonardo di Grottaglie, ha raggiunto l’80%. In un comunicato, le organizzazioni sindacali hanno spiegato che “oltre il 67% dei lavoratori metalmeccanici del territorio di Taranto ha incrociato le braccia”. Secondo fonti aziendali sono invece 207 i lavoratori che hanno partecipato alla mobilitazione. A distanza di un anno esatto dalla presentazione della piattaforma per il rinnovo del contratto scaduto da undici mesi, giovedì mattina, nel capoluogo jonico, i lavoratori del primo turno si sono fermati per quattro ore e hanno tenuto un presidio davanti alla sede di Confindustria. L’iniziativa si è svolta alla presenza dei segretari generali territoriali di Fim, Fiom e Uilm Taranto, Biagio Prisciano, Giuseppe Romano e Antonio Talò, dei delegati e dei lavoratori delle principali aziende metalmeccaniche del territorio. “Per quanto riguarda l’adesione, al primo turno, nelle maggiori aziende del territorio tarantino, questo il primo riscontro: ArcelorMittal (ex Ilva) 52%, aziende Appalto e indotto ArcelorMittal 70%, Leonardo Grottaglie 80%”, hanno evidenziato i sindacati di categoria. La mobilitazione, hanno precisato, non riguarda solo gli aspetti economici e contrattuali ma scaturisce “da diverse rivendicazioni: la difesa dell’occupazione e il rilancio dell’industria metalmeccanica, l’aumento del salario, il miglioramento del welfare, dei diritti e delle tutele, la salute e la sicurezza dei lavoratori, la stabilizzazione dei precari e l’introduzione della clausola sociale nei cambi appalti, il riconoscimento delle competenze professionali, la contrattazione dello smart working e della conciliazione tra tempi di vita e lavoro”. La ricerca di un’intesa con Federmeccanica riguarda oltre un milione e mezzo di lavoratori in tutta Italia. Da Nord a Sud hanno aderito all’astensione lavoratori di diverse città con manifestazioni in piazza nei principali capoluoghi. A Napoli, i lavoratori hanno avuto un motivo in più per incrociare le braccia: la chiusura dello stabilimento da parte della Whirlpool.

3 Commenti
  1. Fra 3 mesi ago
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    Nella speranza che tutta la esterna venga raccolta e che il verde esterno prenda forma ,sembra una discarica a cielo aperto e che l’illuminazione esterna venga ripristinata come meriterebbero le più grandi aziende ,ma così non sembra !!

  2. Fra 3 mesi ago
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    Dove sono i nostri commenti ?

  3. G 3 mesi ago
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    Credo Che per risolvere il problema Ilva e occupazione Ci vorranno un po di anni e L’Ilva sarà smantellata per far posto al Turismo unico Valore da non sottovalutare. Come fosse Nuova Dubaj. Ossequi Natale rag. Lonoce

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