13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 17:00:38

Cronaca News

Tensione al Siderurgico, i sindacati minacciano di fermare gli impianti

L'Ilva di Taranto
L'ex Ilva di Taranto ora Arcelor Mittal

Il Siderurgico si appresta a vivere un “autunno caldo”. Le segreterie di Fim, Fiom e Uilm minacciano di dare vita a iniziative di protesta molto forti, che potrebbero portare al fermo degli impianti e lanciano un appello al Governo. La situazione dell’acciaieria tarantina, già difficile da tempo, è diventata drammatica a causa della crisi economica legata alla pandemia e dell’emergenza sanitaria e socioeconomica che assorbe le principali le attenzioni delle istituzioni centrali. Ma Taranto non può più aspettare, dicono le segreterie delle organizzazioni sindacali che, in una nota, definiscono “insostenibile“ la situazione della Arcelor Mittal e sollecitano in tempi brevi “una decisione sul futuro di Taranto”.

Evidentemente le notizie provenienti da Roma di un possibile investimento di un miliardo (fondi dell’Europa) per il rilancio della fabbrica tarantina e l’impegno diretto del presidente del consiglio Giuseppe Conte, che ci ha messo la faccia in diverse occasioni con la sua presenza a Taranto, non hanno rassicurato i sindacati. Nella giornata di ieri le segreterie, i coordinatori e gli esecutivi di Fim, Fiom e Uilm si sono riuniti “per decidere le iniziative di mobilitazione, a seguito di una situazione ormai divenuta insostenibile sia per l’assenza di relazioni industriali sia per la mancanza di sicurezza sugli impianti” a cui si aggiunge, lamentano i sindacati dei metalmeccanici, il ricorso “massiccio della cassa integrazione”. Fiom, Fim e Uilm, in un comunicato stampa diffuso ieri, spiegano senza mezzi termini in quale situazione siano costretti a lavorare gli operai: “In fabbrica si vive oramai in un clima di terrore in cui qualsiasi episodio viene utilizzato dalla multinazionale per licenziare i lavoratori senza verificare le reali ragioni della causa che ha scatenato l’incidente”.

Invece scrivono Fim, Fiom e Uilm “le cause sono da ricercare nella mancanza di una programmazione di manutenzioni ordinarie e straordinarie tale da determinare un clima di incertezza anche per gli stessi lavoratori che ogni giorno, nonostante le tante difficoltà, garantiscono la continuità produttiva”. Le preoccupazioni riguardano anche la gestione della trattativa con l’azienda da parte del Governo. “Siamo completamente all’oscuro – lamentano – rispetto ad una trattativa che vede impegnati governo ed azienda senza che vi sia un coinvolgimento delle parti sociali e delle istituzioni locali”. Ma le principali apprensioni riguardano la sicurezza e le aziende dell’indotto: “In merito alla situazione dei lavoratori dell’appalto segnaliamo una condizione di criticità legata ad una inspiegabile sostituzione di ditte del territorio per far spazio ad aziende senza un comprovato motivo, se non quello dell’abbattimento del costo del lavoro a discapito della sicurezza”. Si tratta di questioni non più rinviabili, ritengono Fim, Fiom e Uilm, che per questo chiedono con urgenza un tavolo di confronto che metta al centro, a partire dai lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria, la questione del lavoro, del salario e della prospettiva ambientale e industriale del sito di Taranto. Pertanto, in assenza di un’apertura di un tavolo di trattativa che dia risposte definitive a migliaia di lavoratori – avvertono – saremo costretti ad intraprende forti azioni di lotta che potrebbero determinare seriamente il fermo degli impianti”. Per valutare le azioni di protesta da intraprendere le segreterie di Fim, Fiom e Uilm hanno convocato per la giornata di domani, 11 novembre, il consiglio di fabbrica dei Rsu ArcelorMittal e appalto. Dal confronto potrebbero scaturire le decisioni forti preannunciate dai sindacati nella nota. I lavoratori del gruppo franco-indiano vivono in una situazione di tensione, da quanto lamentano i sindacati, non solo a Taranto ma anche a Genova. Nello stabilimento ligure le tensioni hanno anche altre cause ma come in riva allo Jonio serpeggia soprattutto il timore per il futuro di numerosi posti di lavoro a causa della stasi della trattativa fra multinazionale e governo. Ad accentuare la situazione di tensione dei ha contribuito anche il licenziamento di tre operai, avvenuto alcuni giorni fa, che ha fatto scattare le proteste dei liguri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche