14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 14:54:24

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I nuovi banchi delle scuole dell'era covid

La pandemia del Covid-19 ci sta lasciando, insieme con morti, paure e disastri economico-sociali, una serie di insegnamenti. Anche in campi apparentemente distanti dalla salute e dalla sua tutela. Ci sta facendo riflettere sullo smart working, per esempio, e sulla sua pratica immediata incarnazione: il telelavoro. Con i suoi riflessi sul sistema dei trasporti, sull’economia, sull’ambiente, sulla necessità di normarlo a livello legislativo e contrattuale. E ci sta facendo riflettere sulla scuola e sul sistema dell’istruzione.

La scuola pre-Coronavirus era ferma, sostanzialmente, alla lezione frontale; magari non più di tipo peripatetico (anche se qualche ministro burlone l’aveva suggerita…), ma sempre in presenza ed in reciproco, diretto e personale confronto di gruppo fra docente e studenti, come più o meno da 2.500 anni a questa parte. La scuola pre-Coronavirus era (ed è) allocata in strutture insufficienti ed inadeguate da quasi ogni punto di vista: quando va bene, in edifici appositamente realizzati durante il ventennio fascista e nel corso degli anni 50 e 60 del secolo scorso (quelli successivi non sono moltissimi, e sono quasi tutti di pessima qualità edilizia). Edifici che però sono privi di palestre, hanno aule piccole, che non consentono in era di pandemia il distanziamento, non sono energeticamente efficienti, non sono dotati di pannelli solari, non sono climatizzati, non hanno – in genere – gli spazi necessari per le accresciute esigenze di uffici, amministrativi e no, di laboratori, non hanno aula magna né auditorium, non hanno sale adibite a biblioteca.

Di strutture avveniristiche, come quelle, comuni in molti Paesi della nostra Europa, come mense e parcheggi, non ne parliamo proprio… Quanto ai banchi, in molte scuole ci sono ancora i banchi a due posti, in altre coesistono banchi a due posti e banchi singoli, mentre si dilapidano cifre enormi per l’acquisto di inutilissimi e non funzionali monoblocchi banco/sedia a rotelle. Intendiamoci: il banco singolo isola maggiormente lo studente; il banco doppio facilitava la socializzazione; il compagno di banco per secoli è stato un punto fermo ed un personaggio fondamentale nello sviluppo evolutivo di bambini e ragazzi. Ma forse, Coronavirus a parte, è arrivato il momento di dire addio alla concezione duale della vita in classe; così come nel Rinascimento si iniziò a dire addio a quella singolare costumanza che per un migliaio d’anni, nel Medio Evo, aveva visto i commensali sedere a due a due, anche fra perfetti sconosciuti, dinanzi ad un unico “tagliere”: tagliere vero e proprio, vassoietto, grande piatto dal quale comunque si doveva attingere in due. Usanza lunga a morire ma che fu sostituita, con gran vantaggio per l’igiene ed anche per l’equa divisione delle vivande, dal piatto individuale.

Elettronica e telematica. In molte scuole, a parte la Lim, c’era una dotazione modestissima di personal computer, spesso modelli sorpassati, collegati in rete intranet. E buon parte del personale docente (l’Italia ha, fra i Paesi avanzati, l’età media più alta dei professori in servizio) aveva scarsissima competenza informatica (è ormai l’ultima generazione che vede gli insegnanti meno alfabetizzati dei propri studenti). Di colpo, questa scuola arcaica (con le dovute eccezioni) è stata scaraventata in pieno XXI secolo, e con la didattica a distanza ha dovuto fare i conti anche con problemi drammaticamente estranei alla scuola stessa; come il cosiddetto digital divide: perché in molta parte del territorio nazionale, e nel Sud la situazione è molto peggiore, non c’è adeguata copertura Internet, e perché oltre un terzo dei nuclei familiari meridionali non possiede apparecchi adatti alla connessione Internet (non scherziamo sul fatto che agli studenti potrebbe bastare uno smartphone: per cinque sei ore di lezione?). E se è stato meno complicato fornire i docenti di idonee apparecchiature, più complicato è stato farlo per gli studenti (in regime di confinamento, oltretutto, se ci sono genitori in smart working occorrono più stanze, oltre che più computer o tablet…); e per gli insegnanti meno esperti la riconversione telematica imposta dalla dad (didattica a distanza) è stata faticosa; per non dire della necessità di rivedere e ricalibrare la stessa impostazione della didattica (e delle verifiche dell’apprendimento: quelle che si chiamavano interrogazioni e prove in classe).

Non sono stati soltanto i pedagogisti, molti insegnanti, moltissimi studenti (insieme con i genitori, prevalentemente per altre motivazioni) ad evidenziare che, comunque, la didattica in presenza e la socializzazione che la scuola in presenza comporta sono fondamentali per l’apprendimento e per l’acquisizione di una coscienza sociale. Ora la scuola torna – insieme con la salute – centrale fra i temi di intervento; per ora, purtroppo, solo a parole. Perché la scuola va ripensata a partire da una massiccia campagna di infrastrutturazione. Limitiamoci a Taranto, per ora. I mesi trascorsi dalla prima chiusura (vacanze di carnevale) alla contestata riapertura di fine settembre sono trascorsi praticamente invano (efficientamento energetico del Palazzo degli studi, leggi Battaglini e Pitagora, a parte). Ora, perlomeno per le superiori, c’è una nuova chiusura; che presumibilmente si protrarrà per tutto l’anno scolastico, al quale farà seguito la chiusura estiva. In partica, un anno di tempo per realizzare infrastrutture.

Per esempio: è possibile sopraelevare il Palazzo degli studi per porre fine alla “guerra delle aule” fra Battaglini e Pitagora, garantendo ad entrambi gli studi locali idonei per classi che garantiscano il distanziamento, ed indispensabili uffici da non allocare in corridoio per mancanza di stanze? E’ possibile avviare la ristrutturazione (o, se le leggi lo consentono, la demolizione e ricostruzione secondo criteri più funzionali) di Palazzo Frisini, già sede del Ferraris (e della Thaon de Revel) che sta venendo giù a pezzi? E’ possibile un intervento di ristrutturazione radicale che saldi tra loro gli immobili scolastici adiacenti del Cabrini e del plesso Dante Alighieri, eventualmente sopraelevandoli e dando loro ambienti di adeguata cubatura e servizi? E’ possibile predisporre nei luoghi della città dove si addensa un elevato numero di scuole un attrezzato ambulatorio che sia sede di un medico scolastico? Me ne vengono in mente immediatamente due: uno vicino al Palazzo degli studi, dove nel raggio di poche centinaia di metri ci sono scuola per l’infanzia, elementari, medie, Archita, Battaglini, Pitagora. Un altro nei pressi dell’incrocio fra via Dante e via Aristosseno, dove, sempre nel raggio di poche centinaia di metri, ci sono Cabrini, Righi, Vittorino da Feltre e Dante.

E infine, per ultimo ma non da ultimo come importanza: il Palazzo degli Uffici, dove sono finalmente in corso interventi di messa in sicurezza e copertura, può tornare alla sua funzione primaria – anche se non esclusiva – di prestigiosa, attrezzata, sicura sede scolastica? Invece di un miserabile mezzo piano, come è negli intendimenti del Comune, che non consentirebbe di ospitare (al netto dei servizi igienici e di almeno una stanza da adibire ad uffici) neanche due corsi, per non parlare dei necessari laboratori, non è il caso di restituire all’Archita quanto meno un piano, con un ingresso separato dall’uscita, con la possibilità di insediarvi i tre corsi della sezione classica, con laboratori, presidenza, segreterie, nel massimo rispetto di norme di prevenzione e sicurezza che varranno anche dopo il Covid-19, come ampia metratura e cubatura dei locali, eccetera eccetera?

 

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