08 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Maggio 2021 alle 08:30:10

Cultura News

Franco Fanizza, maestro dell’estetica contemporanea

foto di Franco Fanizza, maestro dell’estetica contemporanea
Franco Fanizza, maestro dell’estetica contemporanea

Docente di estetica all’Università di Bari, tra i maggiori maestri della tradizione dell’Ateneo barese e tra i più attenti alle verità legate alla contemporaneità, Franco Fanizza è scomparso ad ottantacinque anni, pochi giorni fa, dopo aver insegnato per oltre quarant’anni a numerose generazioni di studenti, ai quali ha donato la sua serietà metodologica e scientifica. Persona di grande umanità e disponibilità, era nato nella “Città bianca”, uno dei grandi tesori ambientali-artistici della Puglia, ad Ostuni, il 6 marzo 1935, e si era laureato a Bari, in Filosofia.

La sua formazione apparteneva alla scuola fenomenologica e problematicistica di Giuseppe Semerari (e proprio con lui si era laureato), e di altri come Enzo Paci. Il suo impegno fu da subito, tuttavia, quello di aprirsi al pensiero che derivava dal più vario mondo intellettuale italiano ed internazionale. Per lui la filosofia come teoria tradizionale, cui ci rimanda il pensiero, è superata dall’estetica, che nella riflessione filosofica diventa centrale. Cosicché ecco il forte bisogno di posizionare l’estetica in una realtà di più ampia riflessione. Ne sono testimonianza decisive le sue numerose pubblicazioni, come “Letteratura come filosofia”, edizioni Lacaita, collana Varia, 1963. “Estetica problematica”, Lacaita, 1963. “ L’alternativa scientifica”, edizioni Lacaita – collana di studi moderni, 1969. Stiamo parlando dei suoi primi intensi volumi. E poi la difesa del dovere morale alla quale va consegnata la creatività, come “Libertà e servitù dell’arte”, edizioni Dedalo, collana La nuova scienza, 1972. Profonde le analisi di quanto abbiamo sopra accennato.

E se “estetica”, etimologicamente da aesthetica, latino, ovviamente attraverso il greco, è sensazione, percezione, capacità di sentire, di avvertire, è insomma sensibilità, stiamo parlando di quell’esperienza che facciamo quando giudichiamo qualcosa come bella (ovviamente più di tutto le opere d’arte, ma non solo); o quando le giudichiamo brutte: e c’è anche l’estetica del brutto, come sappiamo. Le stagioni intellettuali però si susseguono; ed ecco il testo “Sulla conoscenza estetica contemporanea” (edizioni Adriatica nella collana Filosofia/Estetica, 1979) ed il “Ritorno a Narciso. Estetica e modernità” (edizioni Palomar, collana Ricerche, 1993) nei quali Fanizza mostra una perspicace attenzione alla modernità (e ci fermiamo qui, per ora, ma sono numerosi i suoi interventi). Nel clima di questi suoi studi, proprio nel 1993 ci fu un’occasione culturale che si svolse a Bari, alla libreria Feltrinelli, davvero ricordevole. Qualche tempo prima s’era tenuto a Taranto un convegno sull’arte moderna e il suo diritto ad avere rispetto, e di ritrovare la tradizione nella modernità – organizzato dall’associazione cultuale Gruppo Taranto-. Protagonisti Vittorio Rubiu, studioso di forti indagine con i suoi studi su Pascali, su Burri, su Afro, Lewitt, Paxton, Mattiacci, Guttuso, ecc., e Massimo Carboni, impegnato in studi storici e sull’estetica contemporanea, autore proprio in quei giorni del fondamentale studio su “Cesare Brandi, teoria ed esperienza dell’arte” (editori Riuniti, Roma, ottobre 1992). Questo bel libro fu presentato a Taranto con successo. Poco più d’un mese dopo Carboni presentò il libro a Bari.

Qui la presentazione fu fatta proprio da Franco Fanizza, oltre che da chi scrive queste note, ovviamente con la presente dell’autore. Fu una serata molto seguita dagli appassionati d’arte e di estetica, e quel volume di Carboni, che resta determinante per la conoscenza del grande scrittore e teorico dell’arte senese, trovò una delle sue occasioni più riuscite. Brandi, poi, detto tra parentesi, era stato molto innamorato della Puglia – e proprio quest’anno corrono i sessant’anni del celebre “Pellegrino di Puglia”, che era stato pubblicato, un vero fiore all’occhiello, dalle edizioni Laterza, di Bari (1960). Riporto qui la parte essenziale dell’intervento di Fanizza, che “ha voluto intraprendere con intenso impegno euristico una profonda lettura dell’opera di Massimo Carboni: Ed anzi dis / lettura, come ha con grande profondità spiegato: ripercorrendo – unitamente al precedente testo di Carboni, <L’impossibile critico>- un cammino che passando per Bloom, per Aldo Gargani conduce alla domanda del riconsegnare dignità all’analisi speculativa sulle arti visive. Un problema visto con grande perspicacia proprio da Brandi che è anzi il problema della , si tratta di praticare la differenza, la pratica della differenza di cui parla Brandi, per cui del visibile si può infine non scriver / lo, ma scriver / ne”. Così, il quotidiano tarantino dell’epoca, il Corriere del giorno, riprendeva il commento del professore dell’Università di Bari. Una analisi assai fedele nei confronti di un libro che “narrava e indagava” una personalità, quella brandiana, che mirava ad istituire una autorità centrata sulla più alta forma d’indagine filosofica.

Contemporaneamente Fanizza fissava il vero punto centrale dell’impostazione del libro di Carboni – come si vede -; ma produceva una delle più chiare riflessioni sulla ricerca speculativa dell’autore della fondamentale “Teoria Generale della critica”, e dei celebri “Carmine o della pittura “; “Arcadio o della scultura. Eliante o dell’Architettura”; “Celso o della Poesia”; “Segno immagine” e “Le due vie”, che fra il 1945 ed il 1974 segnarono indelebilmente gli studi di estetica in Italia e non solo. Franco Fanizza ha infine dedicato la sua attenzione ad alcuni temi d’oltralpe e mostrato predilezione anche per tematiche varie e relative al mondo in cammino. Ed ecco testi come “I Traditi”, edizioni Lacaita, Manduria, nella collana Ideologia e scienze sociali, 1994; quindi “Il consumo d’arte nella Francia del Settecento”, edizioni Cacucci, 2004. Ed ancora delle Edizioni Cacucci, “Luoghi dell’arte. Galleria Cabinet, Museo documentazione storica e letteratura critica” (2006), mostrando una vastità d’interessi che certamente è stata la vera sua prerogativa intellettuale, segno distintivo di una vita dedicata alla ragione, al pensiero.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche