06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

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Quando Stefano D’Orazio fu conquistato da trulli e mare

foto di Stefano D'Orazio
Stefano D'Orazio

“Era quasi estate quasi troppo tempo fa, l’affitto era un biglietto d’autostrada…” cantavano i Pooh in “Banda nel vento”, uno dei successi degli anni ‘80 che ricordava gli esordi della band. L’autostrada più che il “Bari-Torino espresso del Levante” portava i Pooh anche in Puglia, regione con cui hanno sempre avuto un feeling particolare. Ospitalità della gente o fascino dei luoghi, mare e trulli hanno conquistato la band.

L’estate e i suoi colori hanno fatto il resto e Stefano D’Orazio, batterista e mente del gruppo, è rimasto conquistato. “Volevo comprare un trullo. Mi è rimasta questa voglia. Quando ho visto i trulli mi sono chiesto come fossero fatti all’interno, cosa potesse entrarci. Ero a Ostuni, forse per un concerto, quando ne ho visti diversi sparsi nelle campagne e mi sono incuriosito”. Stefano ha manifestato questo suo desiderio alcuni anni fa. A Taranto, il 16 ottobre 2015, in occasione della presentazione del suo libro “Confesso che ho stonato”, alla Mondadori e all’Archita, ha raccontato aneddoti simpatici, alcuni dei quali legati alla Puglia: “Tiziana – ha detto Stefano riferendosi alla compagna poi diventata sua moglie – ha una casa in Puglia, a Porto Cesareo e mi ha portato a vedere queste zone bellissime con la terra rossa, gli ulivi e il mare. Ho fatto il bagno in un mare che non immaginavo fosse così bello, ho visto una natura incontaminata, una meraviglia che spero resista nel tempo”.

Pensieri ed emozioni di una giornata tarantina con due incontri moderati da Claudio Frascella, amico di vecchia data dei Pooh. D’Orazio ha scritto la prefazione del suo libro “Seduti in quel caffè… Sognando Liverpool”. Non era la prima volta che lo storico batterista rimaneva incantato dallo Jonio. Sempre in un’intervista a Frascella, Stefano aveva definito Taranto “un gioiello… un sogno ad occhi aperti” con i suoi lampioni della Città Vecchia, “le case basse e le barche ormeggiate a schiera”. A Taranto era legato da un doppio filo, artistico, per i trascorsi con i Planets, formazione musicale tarantina degli anni ’60 (come riferito martedì). Un feeling iniziato molto prima del suo ingresso nei Pooh, scandito da tanti brani compreso l’ultimo, “Rinascerò, rinascerai”, scritto con Roby Facchinetti per Bergamo nei giorni più bui ma diventato presto un inno per tutta l’Italia per il suo incoraggiamento: “Siamo nati per combattere la sorte ma alla fine abbiamo sempre vinto noi” e per il messaggio di speranza: “Quando tutto sarà finito, torneremo a riveder le stelle…”. Per lui, purtroppo, la sorte e il Covid hanno scritto un altro finale. Ha staccato il suo “passaporto per le stelle”, qualche anno dopo Valerio Negrini. Ma dopo quasi mezzo secolo di storia “questa banda è ancora in pista” anche con i suoi testi di brani che raccontano pagine di storia, tragiche, come la pandemia, ma anche felici come la vittoria ai campionati mondali del 2006 “Cuore azzurro”. “…Per un sogno che non muore mai”: la musica dei Pooh.

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