06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca News

Ex Ilva, domani il nuovo confronto in programma tra governo e sindacat

foto di Ex Ilva
Ex Ilva

Alta tensione sull’asse Taranto-Genova. Proteste, consigli di fabbrica, clima “caldo” malgrado l’autunno inoltrato, a Taranto come a Genova. Al di là delle situazioni locali, sullo sfondo c’è un’unica motivazione: la preoccupazione per il futuro di due fabbriche e del posto di lavoro di migliaia di lavoratori. La data fissata per la conclusione della trattativa fra Governo e ArcelorMittal, il 30 novembre, si avvicina e questo alimenta ulteriormente la tensione negli stabilimenti pugliese e ligure. Soprattutto a Genova dove gli operai ieri hanno manifestato contro la multinazionale per il recente licenziamento di tre colleghi.

E’ stato il culmine delle iniziative di protesta iniziate nei giorni scorsi che hanno suscitato anche le dure reazioni dell’azienda. La mattina un corteo ha sfilato raggiungendo la zona antistante la prefettura del capoluogo ligure dove i poliziotti che svolgevano il servizio di ordine pubblico hanno compiuto un gesto fortemente simbolico; hanno fatto un passo indietro togliendosi il casco. Un invito alla distensione che i lavoratori hanno accolto fra gli applausi. I liguri non hanno manifestato soltanto per i licenziamenti ma anche per esprimere la propria preoccupazione per il rallentamento della produzione nello stabilimento di Taranto che inciderebbe anche sull’attività di quello genovese. A Cornigliano, infatti, lavorano i coils prodotti nel Siderurgico del capoluogo jonico. Le loro preoccupazioni non sono rimaste inascoltate, infatti il prefetto ha convocato il direttore generale del centro di Cornigliano e il vertice ha sortito un esito positivo immediato.

L’azienda ha preannunciato il reintegro di uno dei tre lavoratori licenziati e il ritiro delle lettere di sospensione nei confronti di 250 dipendenti partite in seguito al blocco di alcuni ingressi dei giorni scorso. Sullo sfondo delle proteste c’è la forte preoccupazione per il futuro degli stabilimenti dell’ex Ilva in Puglia come in Liguria. Per questo ieri, a Taranto, si tenuto un consiglio di fabbrica dei rappresentanti sindacali unitari (Rsu) di Fim, Fiom, Uilm e dell’Usb per discutere l’incombente scadenza del 30 novembre e “il clima di repressione che Arcelor Mittal sta adottando nei confronti dei lavoratori di tutto il gruppo”, scrivono senza mezzi termini i sindacati in una nota congiunta. Le organizzazioni di categoria esprimono tutta la loro preoccupazione perché, continuano, “il governo continua a tenere fuori dalla trattativa le organizzazioni sindacali e, ad oggi, non si conosce quale sarà il futuro assetto societario, il piano industriale, occupazionale e ambientale per il rilancio del sito produttivo di Taranto e di tutto il gruppo”.

Una situazione che, lamentano, getta nello sconforto i lavoratori: “L’attesa dura ormai da troppo tempo e – come vengono definite nella nota – le non scelte del governo e i continui rinvii stanno procurando di fatto incertezza e uno stato di abbandono”. Intanto, i sindacati metalmeccanici sono riusciti ad ottenere rapidamente il tanto sospirato incontro chiesto al ministro Patuanelli. Domani 13 novembre le segreterie nazionali, infatti, sono state convocate alle 15,30, in video conferenza, dai ministri dello sviluppo economico Stefano Patuanelli, del Lavoro Nunzia Catalfo e dell’Economia Roberto Gualtieri. L’auspicio è che presto venga fuori qualcosa di concreto sulla vertenza dell’ex Ilva: “Crediamo che non sia più rinviabile una discussione di merito che affronti tutte le criticità esistenti all’interno dello stabilimento, a partire dal massiccio utilizzo della cassa integrazione, all’assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie e un ricorso immotivato a licenziamenti repressivi, determinando un clima di terrore all’interno della fabbrica”.

Malgrado la convocazione, le segreterie fanno sapere che non hanno alcuna intenzione di rinunciare alla mobilitazione a Taranto: “Il consiglio di fabbrica dei RSU di Fim, Fiom, Uilm e Usb ha pertanto deciso di intraprende un percorso assembleare con i lavoratori al fine di condividere le azioni di mobilitazione per impedire che la multinazionale continui a dettare l’agenda al governo, tenendo in ostaggio migliaia di lavoratori di Arcelor Mittal e appalto e di tutta la comunità ionica che attende risposte, ormai da tempo, su investimenti che interessino le questioni ambientali e di bonifiche”.

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