07 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca News

Mitilicoltura e ippica assediate dalla mala


Mitilicoltura

Crimini contro gli animali, dallo sfruttamento, ai maltrattamenti, al traffico di cuccioli, ai combattimenti fra cani, al bracconaggio. Delitti contro il patrimonio faunistico e naturale perpetrati in nome del profitto. Il Rapporto Zoomafia 2020 redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della Lav (Lega anti vivisezione), analizza lo scenario del 2019. Viene redatto sulla base dei dati forniti, su richiesta, dalle procure pugliesi, ordinarie e dei minorenni, fra le quali quelle di Taranto. A Taranto si registano 20 procedimenti e 7 indagati per uccisione di animali; 32 procedimenti con 21 indagati per maltrattamento di animali; 4 procedimenti con 1 indagato uccisione di animale altrui; 10 procedimenti e 7 indagati per abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili; 19 procedimenti e 4 indagati per reati venatori o relativi alla fauna selvatica.

In totale nel 2019 sono stati registrati 85 procedimenti con 40 indagati. Rispetto al 2018, anno in cui i procedimenti furono 74 con 46 indagati, si registra un aumento di circa il +15% dei procedimenti ma una diminuzione del -13% del numero degli indagati. Per quanto riguarda le Procure presso i Tribunali per i Minorenni, a Taranto non sono stati registrati procedimenti a carico di minori. “In Puglia sono stati registrati tutti i filoni della zoomafia, dai combattimenti alle corse clandestine di cavalli, dal traffico di cuccioli alla pesca di frodo, al bracconaggio organizzato: attività che garantiscono cospicui introiti illeciti alle organizzazioni coinvolte.

Non vanno sottovalutate, però, anche le forme di maltrattamento comuni, quelle perpetrate da singoli, che rappresentano la maggioranza dei casi”, spiega Ciro Troiano. La pesca di frodo, la raccolta di ricci e datteri di mare, la pesca di oloturie e del novellame sono attività saldamente presenti nella regione con il coinvolgimento di gruppi organizzati e, in alcuni casi, malavitosi. L’operazione “Piovra 2- Respect” ha smantellato un’associazione per delinquere finalizzata all’estorsione ai danni di titolari di impianti di mitilicoltura situati nel Mar Piccolo e titolari di pescherie tarantine, e accusata di furto aggravato di pesce. Precedentemente l’operazione “Piovra” aveva portato a simili esiti giudiziari. Le varie relazioni della Direzione Investigativa Antimafia dedicano molto spazio agli interessi della criminalità pugliese in attività criminali che coinvolgono la pesca e la vendita del pescato.

Un settore collegato alle scommesse e da sempre interessato dalle infiltrazioni della criminalità organizzata è quello delle corse ippiche, nel cui ambito l’illiceità può riguardare sia le corse clandestine che le gare ufficiali, con la gestione delle puntate presso i punti scommesse o la regolarità delle stesse corse, che possono essere influenzate da accordi occulti tra scuderie o driver e da atteggiamenti prevaricatori verso i fantini, o dalla pratica del doping sugli animali. In tema di associazione per delinquere di stampo mafioso e del controllo delle corse ippiche va citata l’inchiesta sulla “Società Foggiana” che ha fatto emergere come tra le fonti di guadagno illecito del sodalizio vi era l’alterazione dei risultati delle corse dei cavalli facendo vincere il fantino di volta in volta individuato.

Il 6 novembre 2019 si è chiuso con 17 condanne il primo grado del processo nato dall’operazione ribattezzata “Febbre da Cavallo” con cui venne smantellata una presunta organizzazione che avrebbe gestito corse clandestine di cavalli dopati per elevare le prestazioni di gare tra il 2011 e il 2012. I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce hanno inflitto pene che vanno da 4 mesi a 5 anni a carico di 17 imputati. Nel 2019, secondo i dati del laboratorio ufficiale per le analisi antidoping, alcuni cavalli che correvano in gare ufficiali in Puglia sono risultati positivi a sostanza vietata. Gare svolte negli ippodromi di Castelluccio dei Sauri e Taranto. Caffeina e Cobalto, le sostanze trovare nei cavalli. Alcune zone della regione, come le coste e le zone umide pugliesi, sono considerate “black spot” per il bracconaggio e la cattura illegale di fauna selvatica.

La Puglia è anche meta di bracconieri provenienti da altre regioni, in particolare uccellatori campani che catturano i cardellini per venderli nei mercati abusivi. Caccia in riserve naturali e in periodo di chiusura, abbattimento di specie protette, fucili illegali, richiami elettromagnetici, armi modificate: il bracconaggio in Puglia manifesta una pericolosità evidente e, in alcuni contesti, si veste dei caratteri della criminalità organizzata. Secondo alcune indagini, infatti, ci sarebbero interessi dei clan per l’attività venatoria illegale in alcune zone. Per quanto riguarda i combattimenti tra animali, nel 2019 sono state registrate poche indagini: solo due procedimenti a carico di ignoti per il reato di combattimenti e competizioni non autorizzate tra animali, aperti presso la Procura di Foggia.

Preoccupante è la situazione dei canili. Negli ultimi anni sono state sequestrate alcune strutture, in diverse operazioni e per diversi motivi. Il traffico di cani provenienti dai paesi dell’Est si presenta sempre di più come attività organizzata e strutturata. La Puglia rappresenta una regione di smistamento degli animali importati. I dati riferiscono su Foggia 30 procedimenti con 6 indagati per uccisione di animali; 36 procedimenti con 19 indagati per maltrattamento di animali; 1 procedimento con 1 indagato per spettacoli e manifestazioni vietate; 2 procedimenti a carico di ignoti per organizzazione di combattimenti tra animali o competizioni clandestine; 11 procedimenti con 11 indagati per abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili; 40 procedimenti con 34 indagati per reati venatori o relativi alla fauna selvatica. In totale nel 2019 sono stati registrati 120 procedimenti con 71 indagati. Rispetto al 2018, i fascicoli sono diminuiti del -40%, passando da 200 a 120; mentre gli indagati, passati da 104 a 71, sono diminuiti di circa il -32%. Mentre a Bari negli ultimi cinque anni (dal 2015 al 2019 compreso) sono stati aperti 367 procedimenti con un totale di 278 indagati.

“In merito all’emergenza Covid la DIA ha analizzato i possibili scenari. Per la criminalità organizzata pugliese è prevedibile che le consorterie attenueranno le tradizionali attività di controllo del territorio d’origine, puntando a consolidare le proprie posizioni in settori nevralgici dell’economia regionale, come il comparto agroalimentare e quello della mitilicoltura che risultano, secondo la DIA, fovulnerabili, sia a fini di riciclaggio, sia con riferimento alle frodi e alla sofisticazione alimentare, non ultimo al conseguimento di erogazioni pubbliche. I traffici legati allo sfruttamento degli animali – continua Troiano, – rappresentano a livello nazionale un’importante fonte di guadagno i gruppi criminali. L’emergenza ha aperto nuovi canali di profitto per la criminalità organizzata e non.per i crimini a danno di animali”.

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