25 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2021 alle 07:36:32

foto di Valentino Gennarini
Valentino Gennarini

«Finalmente nelle intenzioni del governo c’è la costruzione di un acquario a Taranto. Si tratta di un’opera che può rappresentare un momento importante per il rilancio dell’economia della nostra città». Valentino Gennarini, imprenditore e decano degli agenti marittimi, plaude all’iniziativa ufficializzata nelle scorse settimane per la realizzazione di un acquario green negli spazi dell’attuale stazione torpediniere, in Mar Piccolo.

Eppure le difficoltà per accogliere questo investimento che – così come è stato presentato – produrrà lavoro e ricerca, non sono mancate. Almeno in un primo momento c’era stata una reazione piuttosto ostile da parte di alcuni ambientalisti e animalisti. «Dicevano – ricorda Gennarini – che i pesci devono restare liberi in mare e dimenticavano le sofferenze atroci alle quali sono spesso sottoposti i pesci pescati in mare; la morte lenta di quelli che vengono pescati all’amo, penso a quello che accade con le bombe dei pescatori di frodo, penso alle aragoste gettate vive nell’acqua bollente per essere cucinate, ai polpi sbattuti sugli scogli per ammorbidirne la carne. Un acquario così come è stato progettato credo invece che vada a proteggere la fauna marina, soprattutto se, oltre a scopi turistici, sarà accompagnato da attività di ricerca. È una opportunità per Taranto, città che oggi nelle condizioni di crisi grave in cui si trova, non può permettersi di perdere alcuna possibilità per far rifiorire la propria economia».

Uomo da sempre legato al mare, Valentino Gennarini volge il suo sguardo umanitario al Mediterraneo, alle tragedie che oggi quel mare inghiotte. L’ultima vittima, come sappiamo, è un bambino di soli sei mesi. La voce di Valentino Gennarini si fa commossa: «Queste persone cercano di fuggire dalla povertà. Io so cosa significa perché la povertà l’ho conosciuta da bambino, quando a causa della guerra fummo costretti a riparare in Liguria. Mio padre rimase qui a Taranto perché doveva badare all’agenzia marittima, con mia madre raggiungemmo le mie dure sorelle che avevano i mariti in guerra, uno in Africa e l’altro in Croazia. Andammo a vivere a Favale, un paesino a 60 chilometri da Genova. C’erano momenti in cui andavamo avanti con qualche baratto, vendendo qualche piccolo gioiello. Le ricordo ancora le lacrime di mia madre che certi giorni non sapeva davvero come fare. Per l’inverno non avevamo neanche robe di lana adatte ad affrontare il freddo. È la povertà il vero nemico del nostro tempo. Io credo che bisognerebbe fermare le spese negli armamenti e investire per combattere e sconfiggere una volta per tutte la povertà nel mondo».

Ecco perché Gennarini crede fermamente nelle risorse che possono produrre ricchezza. Come il porto di Taranto, altra sua passione: «La Puglia è l’unica regione italiana ad avere sette porti. Il nostro porto purtroppo è stato colonizzato con l’arrivo dei Riva. Il porto è una risorsa enorme, ma finora la ricchezza prodotta è stata portata via da Taranto. Bisogna invertire la rotta e fare in modo che le imprese locali tornino a lavorare a pieno ritmo e a creare posti di lavoro». Già, il lavoro. Oggi ce n’è poco e sono lontani i tempi in cui questa era una delle capitali industriali del Paese. «Io – afferma il decano degli agenti marittimi – resto convinto che non si possa smantellare il nostro sistema industriale fondato sul siderurgico, sulla Marina Militare e sull’Eni.

Se smantelliamo questo sistema, che a mio avviso può arricchirsi con l’intervento di Tempa Rossa, rischiamo di sgretolare il nostro tessuto economico e un territorio senza ricchezza è destinato al fallimento». Infine, la Città Vecchia, il grande amore di questo imprenditore e uomo d’altri tempi. «In questi anni sono stati compiuti dei passi importanti per rivitalizzare la nostra Isola. Proprio per questo non capisco perché dalla Città Vecchia andrà via la Capitanerai di Porto per trasferirsi nell’edificio dell’ex ristorante Al Gambero. È una scelta incomprensibile che rischia di impoverire socialmente ed economicamente la Città Vecchia proprio mentre si cerca di rivitalizzarla. Oltretutto in questa discutibile operazione non sono stati coinvolti gli imprenditori tarantini che forse potevano anche essere interessati a rilevare l’attuale sede venduta dal demanio.

Con il trasferimento della Capitaneria di Porto viene meno un riferimento importante per la Città Vecchia e questo è un grave errore». Al di là delle opinioni personali, resta davvero ammirevole il desiderio di quest’uomo, noto per la sua generosità, nel veder rinascere Taranto. «Sono arrivato a 93 anni – dice a conclusione della chiacchierata – grazie alla ricetta della mia vita: avere senso dello Stato, praticare il bene comune, aiutare le persone fragili e, soprattutto, curare la bellezza interiore, quella che ci accompagna fino alla fine dei nostri giorni».

 

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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