22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

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Abbiamo dimenticato il nostro Risorgimento

foto di Piazza Garibaldi in una foto d’epoca
Piazza Garibaldi in una foto d’epoca

L’altro giorno, caro Direttore, un caro amico mi telefona e mi chiede chi erano stati certi illustri tarantini ai quali Taranto ha dedicato talune vie del centro tarantino; questo nostro, così appellato “Borgo”, che fra l’altro ha tante vie che ricordano uomini di Stato ed eroi del nostro Risorgimento a cominciare da quella Piazza Garibaldi ove è un marmoreo busto dell’Eroe dei due mondi; di fronte era quello bronzeo di Cavour, sparito insieme al portante basamento. Conquiste di Taranto!

Quel mio amico mi ha detto che spesso, per sua funzione professionale, attraversa quelle vie, ma non sa chi siano stati quegli illustri personaggi ai quali la nostra città ha voluto onorare del loro nome talune vie del Centro. All’amico ho benevolmente risposto ma gli ho consigliato di, se gli sarà possibile, consultare un dizionario di illustri tarantini, a cura, se non erro, di Giovanni Acquaviva e che potrà trovare presso la biblioteca Acclavio della città.

Al tempo stesso, quasi un lampo nella memoria, ricordo che una eguale domanda, mi fu rivolta da un altro mio amico in un centro della provincia ionica. Mi chiese chi erano stato Tito Speri, un certo Poerio, i fratelli Cairoli ai quali quel Municipio aveva dedicato importanti vie del centro urbano. Allora mi sono chiesto fra me e me il perché di tale non conoscenza da parte anche di ottimi cittadini. Noi esaltiamo fino alla terrestre divinità, calciatori milionari, attori, uomini di teatro e un tempo anche un politico fu soprannominato “divo”, e poi nulla sappiamo di quegli italiani che, nel loro quotidiano “sizio”, vissero e lottarono e morirono per una Italia libera ed indipendente. Abbiamo dimenticato la vera epoca italiana: il Risorgimento.

Il Novecento, caro direttore, ha portato all’umanità grandi progressi di scienza e di tecnica, ma, purtroppo, le magnifiche leopardiane “sorti e progressive” hanno recato, fra le nuove generazioni, la dimenticanza della sacre memorie: conosciamo il futuro e dimentichiamo il passato e se perdiamo la memoria del passato non abbiamo più avvenire. Per tanta parte siamo ancora lo “Stivale” del la famosa lirica di Giuseppe Giusti: un calzare a più colori che ha bisogno di un ottimo “Calzolaio”. Volevamo tornare un tempo alla romanità di Cesare e di Augusto e, come è noto, fu un fallimento perché siamo ancora alle forze comunali dei guelfi e dei ghibellini o dei Montecchi e Capuleti. E allora non ci si meravigli che molti di noi passano per vie senza sapere chi sono stati quegli uomini che, nel loro umano e sofferto procedere, hanno sacrificato la vita per la libertà di una futura patria, che fu loro ed è nostra. Si abbia il coraggio di affermare che l’Italia si formò con il Risorgimento e solo, allora, nacque l’identità italiana.

E accanto ad una civiltà moderna fatta di narratori passeggeri, di saltimbanchi della cultura, di modesti politici sarà veramente utile e provvidenziale che ai giovani, soprattutto a loro, si ritorni alle pagine di quel Risorgimento del quale non pochi tarantini, in umiltà e fermezza, vollero contribuire con la loro passione ideologica di libertà a volere veramente un’Italia unita e non più quello Stivale che Giuseppe Giusti scrisse nelle sue opere di pensiero e di concetto.

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