23 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Settembre 2021 alle 21:06:00

Cronaca News

Acciaio, nel 2019 Taranto maglia nera in Italia per gli utili

L'ex Ilva ora Arcelor Mittal
L'ex Ilva ora Arcelor Mittal

Un crollo macroscopico degli utili. Nessuna provincia lo ha registrato, solo Taranto col suo stabilimento, il più grande del vecchio continente. Secondo i dati diffusi da Siderweb, nel 2019 ha visto ridursi drasticamente gli utili, di ben 865.822.825 euro. La cifra è riferita alla provincia ionica dove l’acciaio è rappresentato dal Siderurgico.

Le sorti dello stabilimento tarantino, trascinano, verso il basso, anche gli utili su scala regionale il cui calo è di 868.167.211 euro. “Bilanci d’acciaio 2020 – L’acciaio per regioni” evidenzia un peggioramento della redditività dell’acciaio nel 2019. Tutti gli indici hanno toccato i valori più bassi dell’ultimo. La siderurgia ha risentito, come molti altri settori, del rallentamento registrato negli ultimi mesi dello scorso anno; si è insomma fermato quel consolidamento che aveva caratterizzato il 2018. Nonostante questo, il 2019 ha visto un modesto miglioramento della solidità del comparto e una stabilità degli indicatori di liquidità. Lo studio “Bilanci d’Acciaio 2020”, ideato dall’Ufficio Studi Siderweb, è realizzato in collaborazione con i professori Claudio Teodori e Cristian Carini dell’Università degli Studi di Brescia e sponsorizzato da UBI Banca, Coface e Regesta.

L’analisi ha valutato la situazione reddituale, finanziaria e patrimoniale delle imprese siderurgiche nazionali attraverso la lettura e l’interpretazione dei dati dei bilanci di esercizio 2019. I bilanci complessivamente analizzati sono oltre 5mila e coprono l’intera filiera siderurgica: produzione di acciaio e prima trasformazione, centri servizio, distribuzione, commercio di rottame e ferroleghe, taglio e lavorazione della lamiera, utilizzatori di acciaio. Il 2019 è stato un anno di regresso: dopo una prima parte relativamente positiva, la seconda ha visto l’emergere di chiari segnali di rallentamento, che la successiva pandemia del 2020 ha sensibilmente accelerato. Il fatturato totale delle imprese della parte alta della filiera siderurgica (utilizzatori esclusi) nel 2019 è stato di 58,265 miliardi di euro (-0,6% rispetto al 2018). La contrazione più forte è stata della distribuzione e del commercio di rottame e ferroleghe.

L’Ebitda (Earnings Before Interests Taxes Depreciation and Amortization) indicatore utilizzato nell’ambito della valutazione d’azienda e dei titoli azionari, è stato di 3,253 miliardi di euro (-27,4%). Per quanto riguarda Taranto, anche questa voce registra un segno negativo: – 791.977.945 di euro. Mentre il fatturato è pari a 2.503.875.133 di euro. Tornando al quadro complessivo fornito dalla ricerca, l’utile si è fermato a 409 milioni di euro (-75,3%*). L’incidenza sul fatturato del valore aggiunto (8,3 miliardi di euro) è intorno al 15%, quota invariata rispetto al 2018.

«È un risultato contenuto ma importante – ha spiegato Claudio Teodori, professore ordinario di Economia aziendale dell’Università degli Studi di Brescia -, poiché è fondamentale accrescere o mantenere il valore per assicurare l’ottenimento di una situazione economica adeguata». «Fare dipendere gli indici di redditività esclusivamente dall’andamento della domanda, che si sta riducendo, significa poggiare il futuro su basi poco solide. È necessario agire sul livello qualitativo – ha sottolineato Teodori -, puntando all’ottenimento di prodotti caratterizzati da originalità e specificità». Stabili gli indicatori di liquidità, con un equilibrio nell’intero settore tra attività e passività a breve. La solidità del comparto è leggermente migliorata: le imprese hanno ridotto il rapporto di indebitamento e aumentato l’equilibrio in termini di coerenza temporale tra durata degli investimenti e dei finanziamenti.

In dettaglio, il comparto che raggiunge sempre la posizione relativa migliore per redditività e solidità nell’ultimo triennio è il taglio e lavorazione della lamiera. La produzione presenta una buona solidità, con risultati reddituali minori. La riduzione del consumo di acciaio da parte dei settori utilizzatori e la compressione degli spread fra prezzi di vendita dei prodotti e costi degli input, accelerate dalle dinamiche di mercato innescate dalla pandemia di Covid-19, avranno un impatto negativo rilevante sul fatturato, sui margini e sulla redditività delle imprese della filiera siderurgica nel 2020, proseguendo e aggravando il trend già iniziato nella seconda parte del 2019. «Il comparto più penalizzato – è stata la previsione di Gianfranco Tosini dell’Ufficio Studi siderweb – sarà quello della produzione di laminati piani con ciclo integrale. Per due motivi: la maggiore concentrazione di settori utilizzatori con la peggiore performance produttiva e la diminuzione del differenziale fra prezzi di vendita dei prodotti e costo della principale materia prima, cioè il minerale di ferro». Nelle scorse settimane, l’Ufficio Studi siderweb ha somministrato a un campione rappresentativo della filiera nazionale dell’acciaio un questionario che indagasse l’andamento del 2020 e le prospettive per il 2021.

Nel 2020, l’87% delle imprese si aspetta una riduzione del fatturato, anche per valori consistenti. Solo il 4% stima un incremento rispetto al 2019, mentre il 9% una situazione di stabilità. Il 13% prevede di ottenere un utile superiore al 2019, mentre il 15% stima di chiudere in perdita. Per le altre imprese è atteso un calo, più o meno ampio rispetto al 2019. Il 65% ha fatto richiesta di risorse finanziarie per finanziare il circolante (41%) e per gli investimenti (47%).

La fonte principale di finanziamento utilizzata è quella bancaria. Il 55% ha beneficiato o chiesto il finanziamento nell’ambito dei decreti che hanno introdotto forme di garanzia statale. Quanto agli investimenti, il 39% delle imprese ha rinviato i progetti a budget; il 6%, a causa dell’incertezza, li ha bloccati. Il 74% delle imprese ipotizza nel 2021 un fatturato in crescita; il 16% pensa a un’ulteriore riduzione e il 10% a stabilità. Quanto alle operazioni significative previste nel 2021, il 25% identifica come prioritario lo sviluppo di accordi di collaborazione strategici con imprese della filiera; il 14% l’acquisizione di società che vi fanno parte; il 18% la riorganizzazione degli stabilimenti; il 13% la diversificazione dell’attività; l’8% progetti di internazionalizzazione. L’1,4% pensa alla cessione o alla liquidazione dell’attività. A causa dello scoppio della pandemia, il 2020 sarà ricordato a lungo come un periodo in cui le regole e le consuetudini sono completamente saltate. Un anno che ha segnato un “prima” e un “dopo”.

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