30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Novembre 2021 alle 09:56:00

Cronaca News

Taranto Capitale della Cultura, «Investimenti mirati»

foto di Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

Diciamo che, se voleva essere una provocazione, gliene sono riuscite di più efficaci. Vittorio Sgarbi ha voluto commentare con un post sui social le dieci finaliste per la Capitale Italiana della Cultura 2022 ‘buttandola in politica’: «Hanno lottizzato persino la selezione per la designazione della città Capitale italiana della Cultura 2022: le finaliste, tranne L’Aquila, tutte a guida Pd. Un Governo alla frutta. Senza vergogna».

Tra le dieci c’è anche Taranto, insieme ad Ancona, Bari, Cerveteri, Pieve di Soligo, Procida, Trapani, Verbania, Volterra e L’Aquila (il cui sindaco è di Fratelli d’Italia). In un breve video poi Sgarbi recita l’ormai classico cliché, tra pause e voce che si alza all’improvviso; vagamente déjà-vu. Altro stile, quello del Comune di Bitonto, che ha voluto omaggiare le due città pugliesi rimaste in corsa: l’amministrazione comunale bitontina si è congratulata per quello che il sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha definito «un traguardo inimmaginabile per due città pugliesi fino a poco tempo fa». Il vice sindaco di Bitonto e assessore alle Politiche culturali, Rocco Mangini, concorda con il primo cittadino di Bari, che parla di «traguardo inimmaginabile», sottolineando «quanto fosse ancor più inimmaginabile tre anni fa, quando la nostra città, in sordina e come una Cenerentola, riuscì a conquistare la finale per il titolo di Capitale del 2020.

Era inimmaginabile non solo pensarla in finale, ma – e ricordo ancora i tanti scettici e critici – pensare addirittura di candidarla al titolo». «Siamo davvero orgogliosi di consegnare idealmente il testimone di città finalista a Bari e Taranto – commentano il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, e il suo vice, Rocco Mangini – Vinca la città migliore…speriamo pugliese! Sarebbe la ciliegina sulla torta e il completamento di un percorso avviato anni fa con lungimiranza dal presidente Vendola, che ha portato la Puglia ad accrescere significativamente la qualità della sua offerta socio-culturale e turistica». L’Amministrazione comunale di Bitonto, inoltre, plaude all’iniziativa lanciata dall’associazione Cultura Italiae, che ha proposto di organizzare a breve un webinar tra le città finaliste per condividere, al netto di chi conquisterà il titolo di Capitale italiana della Cultura, le migliori progettualità contenute in ogni singolo dossier di candidatura con l’obiettivo di costruire un 2022 di rinascita culturale comune di tutta l’Italia dopo la pandemia.

E rilancia, proponendo di estendere questo invito alla “ricostruzione” culturale italiana anche alle dieci città finaliste per la Capitale italiana della Cultura 2020. «E’ un risultato importante per la città, frutto di un percorso di rilancio e riconversione che stiamo costruendo da mesi seguendo la visione del Cantiere Taranto e attraverso lo strumento del Contratto Istituzionale di Sviluppo per l’area jonica» sono le parole del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica e agli investimenti, Mario Turco che commenta la notizia annunciata dal Ministero per i Beni e le attività culturali e per il Turismo, dell’inserimento di Taranto, insieme alla Grecìa salentina, nell’elenco delle 10 città finaliste e candidate a diventare Capitale italiana della Cultura 2020.

«Senza entrare nel merito della competizione e del progetto che sarà esaminato nel dettaglio da una Giuria – dice il Sottosegretario – da tarantino non posso che esprimere soddisfazione per questo primo traguardo per nulla scontato. La cultura rappresenta per Taranto una leva di sviluppo e di crescita che va accompagnata con investimenti mirati che sappiano generare lavoro e occupazione». «La comunicazione ufficiale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, che contempla il capoluogo jonico fra le finaliste – dichiara il presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro – non era affatto scontata perché il nostro Paese esprime moltissime eccellenze in ambito architettonico, paesaggistico e culturale.

Alla luce di questo aspetto, credo che sia ancor più necessario fare squadra attorno a questa collocazione e remare tutti dalla stessa parte. Non è più il momento delle facili retoriche. Se ieri questo approccio propositivo verso il territorio era necessario, oggi è diventato urgente, e riveste un’importanza che va oltre la semplice constatazione di un importante obiettivo che si fa più vicino. Oggi – aggiunge Marinaro – c’è un territorio che si sta gradualmente affrancando da quei cliché negativi che per troppi anni lo hanno caratterizzato, e credo che questo aspetto, già da solo, sia molto più che sufficiente per farci auspicare un’affermazione possibile. La città si prepari a tifare per se stessa. Noi, come Confindustria, ci saremo». La stessa associazione degli industriali parla di «notizia che accogliamo con grande favore e altrettanto orgoglio, che conferisce ulteriore valore al territorio, alla sua storia ed alla sua cultura, ed allo stesso tempo riconosce il giusto merito all’azione messa in campo dalla nostra amministrazione comunale ed al sindaco Melucci nella non semplice fase di candidatura».

Le dieci città finaliste dovranno presentare i propri dossier alla Giuria in un’audizione pubblica, della durata di massimo un’ora, composta, per metà, dalla presentazione del progetto e, per l’altra metà, da una successiva sessione di domande. Gli incontri si terranno, compatibilmente con le misure di contenimento adottate dal Governo per la situazione epidemiologica in atto, presso il Collegio Romano, sede centrale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, nei giorni 14 e 15 gennaio 2021, secondo il calendario e le modalità che verranno rese note a seguire. Sarà compito della Giuria raccomandare al ministro Franceschini il progetto di candidatura più idoneo alla designazione della città «Capitale italiana della cultura» per l’anno 2022 entro il 18 gennaio 2021, al fine dell’attribuzione del titolo da parte del Consiglio dei ministri.

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