19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57

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Il pensiero che ci insegna a osservare la realtà

foto di La scuola di Atene
La scuola di Atene

“E’ proprio del filosofo essere pieno di meraviglia, né altro cominciamento ha il filosofare che questo essere pieno di meraviglia” scrive Platone nel Teeteto. Ecco da dove nasce la filosofia, dalla meraviglia, il sentimento che muove l’uomo comune e lo trasforma in filosofo. Lo stupirsi di fronte alle cose del mondo è la condizione necessaria per cominciare a riflettere sulla loro natura e sulle loro cause. Un tale stupore – ci avverte Aristotele – non deve mai essere abbandonato, poiché solo colui che si interroga sulle cose e non ritiene di possedere già la verità, si pone nell’atteggiamento più corretto per avviare un cammino di ricerca, senza accontentarsi di quanto già conosce. La meraviglia, dunque, è all’origine del pensiero filosofico, inteso inizialmente come esame delle soluzioni ai problemi concreti posti dalla vita, in un secondo momento come indagine sui fenomeni naturali e sulla coscienza e in ultimo, come ricerca libera e disinteressata del sapere e della sua razionalità.

Nel cammino della ragione, l’amore per la sapienza è spiegato dall’etimo stesso della parola (philein=amare, sophia= sapienza ) ed è stato accompagnato dalla socratica consapevolezza di non sapere. Il filosofo, per dirla ancora con Platone, non è un sapiente, è piuttosto colui che ha intrapreso una navigazione verso la conoscenza, mosso dal desiderio continuo di raggiungerla senza mai possederla completamente. Egli la intravede e tenta di afferrarla elaborando teorie in grado di descrivere il mondo, pur sapendo di non poter approdare a cognizioni ultime e definitive. Tuttavia non rinuncia alla ricerca, a quel continuo interrogare che si nutre di domande incessanti sul senso dell’esistenza, sull’essere, sulla nostra mente e sui concetti che essa è in grado di formulare. Noi tutti passiamo la vita a farci delle domande, a porci interrogativi che sorgono dal nostro vivere quotidiano e che muovono dalla necessità umana di affrontare ad occhi aperti il proprio destino.

Qual è il significato della nostra vita? Esiste Dio? Chi sono io e quali relazioni stabilisco con gli altri? Che cos’è il bene? Che cos’è il male? Che cos’è la libertà? E la giustizia, la verità che cosa sono? E la felicità, che sarà mai?è uno stato di benessere raggiungibile per l’uomo e la donna contemporanei o una mera illusione? E’ questa necessità di vivere una vita consapevole, di essere animali razionali e quindi di non poter fare a meno di pensare che ci fa amare la filosofia. E ce ne fa apprezzare anche la sua capacità di riflettere sul mondo, di fornircene una visione complessiva che ci dia una spiegazione sensata della realtà.

Perché a pensarci bene, se è vero che non c’è problema che non sgorghi dalla vita, è anche vero che tutti i nostri interrogativi possono convergere nelle tre domande di fondo poste da Kant, il filosofo che ha problematizzato l’intera impalcatura del sapere occidentale: che cosa posso conoscere? come mi devo comportare? in che cosa posso sperare? Tutti sappiamo che le risposte a queste domande radicali dipendono dalla cultura e dalla forma di civiltà in cui viviamo. Ed è proprio qui che entra di nuovo in gioco la filosofia come atteggiamento complessivo di fronte alla realtà.

“Ogni uomo vive in una cultura, in una certa forma di civiltà e partecipa agli usi, ai costumi e alle credenze che la costituiscono. E usi, costumi e credenze delineano nel loro insieme una visione complessiva del mondo stesso” – ci ricorda Nicola Abbagnano. La filosofia è dunque parte integrante della vita e del sapere ma è anche una concezione costitutiva del mondo stesso, con ricadute pratiche inevitabili nella società in cui viviamo. Le nostre opinioni, la libertà e l’uguaglianza, i principi fondativi della nostra civiltà, le moderne ideologie politiche, le idee e i problemi della scienza hanno le loro matrici teoriche nel pensiero dei filosofi. Molte persone distolgono lo sguardo dai fenomeni sociali, preferiscono eludere le domande esistenziali e tacitare la loro coscienza. Le menti filosofiche invece prendono parte al farsi della storia del mondo, anticipando talvolta idee e modi di vita che si sono affermati decenni o secoli dopo. E mantenendo viva la disposizione ad abbandonare i dogmi e a guardare criticamente la realtà. A questo dovrebbe servire ancor oggi la filosofia, a tenere salda la tensione del pensiero in un continuo movimento che impone di dire le cose che non tutti vogliono ascoltare, secondo il modello tracciato da Platone.

Il grande filosofo greco, infatti, nella Repubblica, ha prospettato l’uso del sapere a vantaggio dell’essere umano, sostenendo che il compito del filosofo non si esaurisce nell’attività teorica, ma implica un impegno nella trasformazione del mondo e quindi un proficuo mettere a disposizione della comunità il risultato delle proprie riflessioni. Il compito della filosofia, dunque, è ancor oggi quello socratico – platonico: portare il pensiero critico all’interno del dibattito pubblico. Per sottolineare l’importanza di questa disciplina e favorire proprio lo sviluppo del pensiero critico, l’Unesco già dal 2002 ha indetto la Giornata Mondiale della Filosofia, che ricorre ogni anno il terzo giovedì di novembre.

Quest’anno la sezione di Taranto della Società Filosofica Italiana (SFI) ha deciso di celebrare la ricorrenza con una videoconferenza aperta al pubblico. La SFI è un’associazione nazionale che ha un duplice carattere: professionale, poiché riunisce docenti di filosofia dei licei e dell’università, e culturale, poiché ha l’intento di promuovere la diffusione del pensiero filosofico. Quale occasione migliore di una giornata mondiale destinata alla filosofia per proporre un momento di riflessione autentica? L’incontro si svolgerà venerdì 20 novembre sulla piattaforma Zoom, e sarà dedicato alla presentazione di un volume di storia della filosofia antica che presenta gli autori classici con un’ottica nuova, la prospettiva multifocale.

I Greci, come affermava Hannah Arendt, scoprirono che il mondo è normalmente osservato da un infinito numero di angoli di osservazione a cui corrispondono più punti di vista. La loro ottica multifocale può essere oggi nuovamente adottata con un paradigma interpretativo che invita il lettore a inforcare un paio di occhiali con lenti multifocali, per provare ad osservare la realtà da varie distanze. Il mondo reale ci apparirà così uni-molteplice, formato da un insieme di relazioni che devono essere indagate da diversi punti di vista, nessuno dei quali può rivendicare una presunta superiorità sugli altri. Gli autori del volume, Maurizio Migliori, eminente studioso di Platone e Arianna Fermani, studiosa marchigiana innamorata della nostra città, illustreranno rilevanti questioni concettuali del passato di sicuro fascino anche per gli uomini e le donne d’oggi. Ascoltando ancora una volta la parola degli antichi pensatori, scopriremo che la tradizione non è solo suggestiva, ma serve ad illuminare le domande forti e stringenti del presente.

Ida Russo
Presidente sezione di Taranto della Società Filosofica Italiana

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