24 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 24 Novembre 2020 alle 10:03:37

foto di Ignazio Silone
Ignazio Silone

Nel 1926 le “leggi speciali” fasciste sciolsero tutti i partiti e soppressero la stampa d’opposizione. Ignazio Silone, che era uno degli otto membri dell’ufficio politico del P.C.I.,fu costretto a lasciare nel 1929 l’Italia per evitare l’arresto, essendo stato denunciato al “ Tribunale speciale”. Si recò dapprima in Francia e poi in Svizzera a Locarno, a Davos e a Zurigo, dove restò fino alla fine del 1944. Intanto, però, erano maturati eventi che segnarono la vita di Silone.

E’ il momento in cui il fascismo in Italia e in Europa intensifica le persecuzioni contro gli oppositori, e all’estero è necessario creare un fronte compatto di lotta antifascista, dove non può essere accettata un’adesione tiepida alla linea del partito. Per questo motivo tra il ’29 e ’31 furono espulsi dal P.C.I. quattro membri dell’ufficio politico (Tasca, Tresso, Leonetti, Ravazzoli) e poiché Silone era stato in contatto con essi, il partito gli chiese una sua incondizionata adesione. Silone fece ciò con ritardo ed esitazione e con una lettera del 28 maggio 1931, riportata da Paolo Spriano (Storia del partito comunista italiano, vol II, Gli anni di clandestinità, Torino 1976 , p. 323) affermava: “la mia permanenza nel movimento comunista non potrà essere di più breve durata della mia permanenza tra gli uomini, perché al di fuori della lotta per il comunismo non vedrei più altra giustificazione per continuare a vivere.” Ciò nonostante dovette presentarsi davanti alla commissione giudicante che lo interrogò e lo espulse. Non abbiamo molte notizie sugli anni che Silone trascorse in Svizzera fino al 1944.

La vita dei fuorusciti, non solo italiani, ma anche tedeschi per sfuggire alle persecuzioni naziste -si pensi a E.Toller, Ernst Bloch, Bernard von Brentano, Erika Mann, Klaus Mann, per citarne solo alcuni- fu tutt’altro che facile. Varie organizzazioni si preoccuparono di aiutare gli esuli e non pochi, mossi da spirito umanitario, aprirono le loro case. Silone fu molto impegnato.Tenne conferenze, scrisse vari articoli sulla rivista ‘Information’ (che furono pubblicati in italiano nel 1994 a cura di M.A. Morettini Bura, Guerra Ed. Perugia) e diede alle stampe nel 1933 ‘Fontamara’ ( scritto nel ‘30) in lingua tedesca nella traduzione di Netti Sutro presso la Casa Ed. Oprecht und Helbing di Zurigo.

Dalla stessa Casa Editrice furono pubblicati nel 1934 cinque racconti col titolo ‘Die Reise nach Paris’ (Il viaggio a Parigi),tradotto da Nettie Sutro,che vi accluse una postfazione. Ciascun racconto era preceduto da una incisione di Clément Moreau. I racconti sono: Die Reise nach Paris, Simplicio, Der Fuchs (La volpe), Letizia, Don Aristotile. Silone non li fece pubblicare in italiano e il testo italiano non ci è pervenuto. Nel volgere di due anni la raccolta fu tradotta in parte o in toto in danese (1934), spagnolo (1935), in inglese (negli Stati Uniti nel 1935 e in Gran Bretagna nel 1936), successivamente in giapponese (1946) e anche in arabo (2005). La prima edizione italiana è del 1993 a cura del centro Studi Siloniani di Pescina con introduzione di Vittoriano Esposito e traduzione dal tedesco di S. Carusi e K. Wiedermeyer.

In quattro racconti la scena si svolge in Italia, in Abruzzo a Pescina.Troviamo in nuce spunti autobiografici, personaggi popolari ancora vivi nella memoria dello scrittore e uno sfondo politico-religioso, che nei romanzi a partire da Fontamara , avranno un altro spessore e altri approfondimenti. Con La volpe siamo in Svizzera, nel Ticino, dove Silone visse per qualche tempo dopo essere fuggito dall’Italia. Questo racconto merita un discorso più ampio, perché fu ripreso e ampliato nel ’58 e pubblicato con lo stesso titolo sul settimanale Il Mondo nel 1959. Non fu mai dato alle stampe in volume in Italia, ma fu pubblicato in Germania col titolo Der Fuchs in un’edizione bilingue dalla Casa Ed. Langewiesche – Brandt bei München nel 1959.

Il racconto, ulteriormente elaborato e sviluppato, apparve nel maggio del 1960 presso l’editore Mondadori col titolo La volpe e le camelie. Si passò così dalle 37 pagine del primo racconto contenuto in Die Reise nach Paris alle 63 del racconto del 1959 e alle 158 del romanzo. Silone negli ultimi due lavori ha rivisto capillarmente il primo racconto. Scene e battute che nel primo racconto erano attribuite a un personaggio, successivamente vengono dette da altri. Compaiono anche altri personaggi, mentre altri scompaiono dalla scena o cambiano nome. E potremmo ancora continuare collazionando i tre testi. Silone scrisse a proposito dell’edizione inglese di Fontamara nel 1958, parlando delle diverse stesure del romanzo, che era solito ridipingere “il quadro da cima a fondo utilizzando la vecchia tela e cornice “ e questo perché mutavano le sue idee e molte esperienze erano vissute in luce diversa. Confrontando il racconto del ’34 col romanzo si possono scorgere più chiaramente quei mutamenti avvenuti in Silone dopo la sua espulsione dal PCI. I due lavori, il racconto del ’34 e il romanzo del ’60, hanno la stessa “tela e cornice”, nonostante l’ampiezza del secondo, la lievitazione di scene e il maggior numero di personaggi, ma il quadro ridipinto cambia nella sua impostazione ideologica.

Riducendo al massimo, il contenuto può essere così riassunto. Protagonista di tutti e tre i lavori è Daniele, un ticinese, che svolge attività antifascista nella Svizzera degli anni Trenta, aiuta i i fuorusciti, conserva un elenco di operai stagionali, ha anche un deposito con libri e opuscoli. Nella sua casa, mentre lui è assente, trova soccorso e asilo un giovane ingegnere italiano ferito in uno scontro d’auto. E’ un agente fascista, che precedentemente aveva cercato di avere informazioni sui fuorusciti italiani da Caterina, una sarta che vive lì da molti anni. Trascorre la convalescenza nella casa di Daniele, assistito da Silvia, la figlia maggiore del protagonista. E quando Daniele e l’amico Agostino scoprono, insospettiti dalle parole di Caterina, la vera identità del ferito e vogliono prenderlo, l’uomo fugge, dopo aver rovistato tra le carte di Daniele e preso i nominativi di italiani, molti dei quali, il giorno dopo, vengono arrestati. Daniele è disperato.

Fin qui le vicende nei racconti e nel romanzo si sono svolte quasi parallelamente. Nel romanzo, però, l’autore aggiunge un altro episodio. Daniele torna a casa, non vuole più vedere la figlia che si è fatta ingannare dal fascista. Ben presto si diffonderà la notizia che è stato trovato nel lago il corpo di un giovane suicida. E’ l’agente fascista che, preso dal rimorso, ha compiuto il fatale gesto. La sua tragica morte – secondo l’intenzione di Silone – sembra riscattare l’uomo. La figura della spia fascista nel romanzo non appare con contorni netti, ben definiti, ma opachi, quasi a voler attutire l’antipatia che può nascere nel lettore contro di lui. Silone attribuisce, ora nel romanzo (1960), sentimenti umani a chi ha basato la propria vita sull’inganno e sulla violenza.

Nel racconto del ’34, invece, i due mondi, quello fascista e quello antifascista sembrano nettamente divisi, non c’è possibilità di contatto. Il fascista appare in veste ripugnante, ruba le carte a Daniele, non rispetta l’ospitalità ricevuta dalle donne, inganna la fanciulla che – ignara – lo ha aiutato. E l’episodio finale in cui Daniele decide di uccidere la volpe caduta nella trappola, allude alla sua determinazione di abbattere la dittatura fascista. Nel romanzo, al contrario, l’uccisione della volpe, che non conclude il romanzo, perde ogni connotazione politica, diventa solo un motivo di intimo sfogo. E’ lo stesso itinerario ideologico che caratterizza l’evoluzione dello scrittore da Der Fascismus (scritto nel 1934 e tradotto in italiano nel 1992 da SugarCo Edizioni, Varese), che accoglie molti saggi pubblicati su ‘Information’, a Die Schule der Diktatoren (1938), pubblicato nel 1962 in Italia da Mondatori col titolo ‘La scuola dei dittatori’, dove Silone amplia il fenomeno fascista, ma nello stesso tempo lo sfuma ne stempera i contorni, non parla più di fascismo e nazismo, ma di ‘totalitarismo’, raggruppando sotto questa etichetta fenomeni politici diversi, che nel Fascismus aveva tenuto separati.

In tal senso è sintomatico il fatto che Silone, rivedendo il testo del ’38, abbia operato dei tagli che ci aiutano a capire la sua ‘evoluzione’. Nella prima edizione di Die Schule der Diktatoren dopo ogni conversazione Tommaso il Cinico consegnava a due studiosi americani che volevano capire come nasce e come crolla una dittatura, una raccolta di pensieri di Goebbels. Nelle altre edizioni, invece, ha eliminato questa documentazione che avrebbe dato una connotazione storica, temporale, precisa. Così, però, anche l’antifascismo perde spessore, si affievolisce, mentre si accentua l’elemento religioso. E si può notare questo anche nei suoi romanzi, ma questo sarà oggetto – forse – di un’altra ‘divagazione’.

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