24 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 24 Novembre 2020 alle 10:03:37

L'Ilva di Taranto
L'ex Ilva di Taranto ora Arcelor Mittal

Una giornata di mobilitazione nazionale, con due ore di sciopero, dei lavoratori di ArcelorMittal Italia è stata indetta dalle segreterie nazionali di Fiom, Fim e Uilm, per chiedere certezze non solo per il futuro dello stabilimento ma anche per la sicurezza degli impianti. La decisione è stata assunta a conclusione del coordinamento nazionale, tenutosi in videoconferenza, di Fim Fiom Uilm del Gruppo Arcelor Mittal Italia ex Ilva alla presenza dei Segretari Generali di Fim Fiom Uilm.

La gestione degli impianti di Arcelor Mittal, dalla firma dell’accordo del 6 Settembre 2018, “è andata via via peggiorando fino a diventare insostenibile”. Denuncia il coordinamento che chiede “l’improcrastinabile necessità di un serio piano di manutenzioni ordinarie e straordinarie degli impianti di tutti i siti per esigere la garanzia della sicurezza, dei lavoratori e la messa a norma degli impianti e l’efficienza degli stessi; il ripristino immediato di corrette relazioni industriali oramai inesistenti e che spesso – si legge in una nota – vedono atteggiamenti vessatori nei confronti dei lavoratori, la necessità di un utilizzo appropriato degli ammortizzatori sociali”.

Le segreterie nazionali di Fim Fiom e Uilm tornano a chiedere garanzie sul futuro degli stabilimenti, all’azienda e al Governo, alla luce dell’annunciato ingresso dello Stato, tramite Invitalia nel capitale sociale di AM InvestCo. Nello specifico, le richiste riguardano “la presentazione del piano ambientale, sui tempi di realizzazione delle opere, di messa a norma degli impianti, certezza e sorveglianza degli investimenti programmati; la presentazione del piano industriale, stabilendo in maniera definitiva quale sarà il destino del gruppo, quale il modello produttivo, tempi certi sul rilancio degli impianti fermi da anni, la definizione di un percorso certo di reintegro in AMI dei lavoratori in Amministrazione Straordinaria, loro eventuale impiego, per il tempo di permanenza in A.S., nelle opere di bonifica e garanzie stabili, da subito, sul loro futuro”.

I sindacati dei metalmeccanici chiedono anche “chiarezza sulla gestione del mondo degli appalti”. Poichè “la Cabina di Regia ha dato risposte parziali ad alcune imprese, per le restanti, non c’è stato altro che il versamento di acconti ed il governo deve essere garante della tenuta sociale anche attraverso il corretto utilizzo delle imprese d’appalto e dei rispettivi Ccnl applicati, dando priorità all’impiego di lavoratori dei vari territori interessati del gruppo”. I sindacati, in una nota, lamentano una situazione “diventata insostenibile per la sua incertezza estrema“ anche sul piano occupazione. Per questo chiedono l’utilizzo delle risorse, “1 miliardo di euro del piano Taranto promosso dal Governo, che potrebbe fornire nuove garanzie occupazionali, rivisitazione degli attuali ammortizzatori sociali. E’ necessario – scrivono – rifinanziare la cassa integrazione che coinvolge i lavoratori di Ilva in as e garantire uno strumento di miglior sostegno per coloro che attualmente sono posti in cassa integrazione da Arcelor Mittal perché sia garantita equità nei trattamenti”.

Un altro aspetto della vertenza Ilva non convince le organizzazioni di categoria: “Le continue dichiarazioni di politica, istituzioni e partiti territoriali, in particolare di quelli pugliesi sul superamento dell’area a caldo, sono discordanti da quelle del Governo e va quindi chiarito in maniera definitiva la necessità, per uno stabilimento come quello di Taranto, del mantenimento dell’area a caldo resa ecocompatibile con l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili. Il governo chiarisca con dichiarazioni univoche ed esca fuori dall’ambiguità sul futuro del più grande gruppo siderurgico italiano. Per Fim Fiom Uilm, l’Ilva non è tutta la siderurgia ma è l’asset strategico della siderurgia italiana”.

Inoltre, i sindacati sono in attesa di un aggiornamento dell’incontro del 13 Novembre scorso con i ministri Patuanelli, Gaultieri e Catalfo. “La nuova convocazione non è arrivata – come scrivono in una nota – e per questo i segretari tornano a chiedere la convocazione di un nuovo incontro, come già anticipato dagli stessi ministri e quanto prima si apra un confronto ‘vero e serio’ con i sindacati per una discussione complessiva sul futuro dell’ex Ilva confermando la strategicità del gruppo ArcelorMittal e del settore siderurgico nel Paese ma garantendo un percorso di produzione ecosostenibile e di salvaguardia di tutta l’occupazione”. In attesa di una nuova convocazione e, soprattutto, per dare più forza alle rivendicazioni e alle proposte, Fim Fiom Uilm, proclamano per mercoledì 25 novembre una giornata di mobilitazione nazionale dei gruppo AM, con sciopero di 2 ore, presidi, iniziative e collegamenti dagli stabilimenti con conferenza stampa in rete dei Segretari Generali. Inoltre, i Segretari Generali FimCisl Roberto Benaglia, Fiom-Cgil Francesca Re David e U i l m – Uil Rocco Palombella hanno inoltrato una richiesta di audizione urgente alle Commissioni Parlamentari competenti di Camera e Senato e di incontro alle segreterie nazionali dei partiti.

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