24 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 24 Novembre 2020 alle 10:03:37

Cronaca News

Covid-19, la situazione sembra sfuggita di mano


Il Covid Hospital Moscati di Taranto

Dieci mesi. Dieci mesi ormai che la lotta al covid segna la quotidianità di tutto il mondo. Sembrava, dalla fine del primo lockdown, un’emergenza che poteva trovare spazio solo sulle pagine dei manuali di storia. L’illusione che il virus avesse perso la sua virulenza e la sua contagiosità, issando bandiera bianca era già un’idea concreta nella mente di tutti. Il treno era ripartito, più veloce che mai. Eppure sembra che il tempo si sia fermato al primo annuncio dato verso la fine di gennaio. Il coronavirus ritorna, per nulla stanco, per nulla più debole, protagonista nelle vite di ogni cittadino. Un sogno durato poco più di tre mesi quello di lasciarsi il grigiore dei giorni primaverili al passato, una speranza nella Provvidenza che è risultata vana e fallimentare. L’Italia e tanti paesi insieme a lei sono al punto di partenza. Non ci sono vincitori, né vinti, ma di vittime continuano a salire i numeri.

“Chi in questa tragedia alimenta complottismi è un irresponsabile! Non c’è stata alcuna base scientifica che potesse affermare quanto è stato professato nei mesi precedenti circa la perdita di potenza e pericolosità del virus.” Afferma lo scienziato Roberto Burioni in un’intervista a “Che Tempo Che Fa” diretto da Fabio Fazio. I contagi aumentano, ma le strade non si sfollano, la vita non si ferma e il caos impera. Un Paese al collasso, ma che non perde il tricolore, anche se questa volta sono il giallo, l’arancione ed il rosso a dipingere l’Italia. Dpcm, decreti regionali, iniziative e restrizioni diverse di giorno in giorno che più che urlare un messaggio di necessaria solidarietà sembrano portare avanti il: “Si salvi chi può!”. La prima ondata ha costretto in ginocchio il mondo intero, perché da quel primo appello di Wuhan nessuno avrebbe mai potuto immaginare l’Apocalisse che poi è stata.

Medici, infermieri, il mondo sanitario tutto è stato colto alla sprovvista; ma questa volta cosa è sfuggito al controllo di un virus silenzioso e letale? Dov’è stato l’errore? Come possono considerarsi possibili i rinnovati numeri dell’inverno 2020? A dare la propria testimonianza è il dottor Giancarlo Donnola, medico segretario dell’Anaao Assomed (sindacato che offre tutti i servizi per medici e dirigenti sanitari) di Taranto: “Il virus corre più veloce dell’Asl. Per mesi l’attività della Direzione Strategica è stata caratterizzata da un’inedia impressionante e, ripetutamente, segnalata. E così, dopo aver tentennato e trattato su quali ospedali coinvolgere nell’emergenza Covid, ci si trova a dover rincorrere, chiudendo e accorpando reparti per fare spazio ai contagiati”. È la voce di Taranto, ma è ciò che accade oggi anche in Campania. Strutture private si vedono costrette a mettere a disposizione reparti che vengono smantellati e trasformati in terapie Covid.

Donnola continua così: “Con poco personale in corsia e con un sistema di tracciamento andato in tilt da settimane. La strategia di attivare posti letto soltanto quando ce n’è necessità ha, soprattutto, dimostrato come il virus sia più veloce di una Direzione Strategica che non sembra essere tale. Nonostante siamo al mese di novembre soltanto da poco è stato presentato il nuovo piano che prevede, entro il 30 novembre, la trasformazione dell’Ospedale di Manduria e di Grottaglie in Ospedale Covid, quello di Castellaneta e Martina Franca in promiscui, lasciando il “SS. Annunziata” a reggere il peso di tutte le patologie non Covid. Scusate. Qui scatta quella che sembra una ben nota disinformazione. Prima arrivano i pazienti, dopo i lavori di adeguamento. I respiratori? Un Sindaco ha chiesto. Nessuna risposta. Il personale? Niente ordini di servizio. Vogliamo solo volontari. Promesse di sedute aggiuntive per ora solo verbali. L’ospedale di Manduria? Verrà premiato e diventerà di I° Livello. Sulla carta? O verrà definitivamente chiuso? La verità? Si parla di utilizzo della Casa di Cura “Santa Rita” con 50 posti letto Covid. Chi dovrebbe gestirli?

Si parla di medici neolaureati che ancora devono iscriversi all’Ordine. Ora sembra che, dall’alto della loro competenza, venga chiesto ai pneumologi e agli infettivologi di “attaccare” due pazienti allo stesso punto ossigeno. Sufficiente per uno ma non per due pazienti. Tanto la responsabilità della scelta è delegata al Primario. Convinzione, persuasione o ricatto? Nella Provincia ci sono una serie di strutture dismesse, che sarebbero tornate utilissime, adesso, per i ricoveri Covid. L’ex ospedale di Massafra e quello di Mottola, ristrutturato da poco”.

Il messaggio sembra chiaro. Il sistema sanitario, di prevenzione e tracciamento è nullo, completamente in tilt ed è ormai inutile cercare le molliche di pane per trovare i colpevoli. La pandemia, forse, è riuscita a smascherare gli scheletri rinchiusi negli armadi italiani. Non ci sono operatori sanitari? I neolaureati non ancora iscritti all’ordine risultano poco formati? Dai numeri solo di questo settembre risulta che erano circa 60.000 i volontari che volevano approcciarsi al mondo della sanità, ma, come si sa, non sono queste le statistiche degli iscritti ad ottobre tra le facoltà di medicina e professioni sanitarie. Studenti italiani ormai da anni partono con grandi bagagli pieni di sogni lasciando la loro patria che non ha concesso loro di realizzarsi nel luogo in cui hanno piantato le proprie radici.

Svolgendo un calcolo approssimativo per tutti gli anni in cui test a risposta multipla hanno bloccato l’accesso alle suddette facoltà si arriva a scoprire dove sono gli operatori sanitari necessari in un’emergenza simile. Negli ultimi anni, inoltre, si è assistito ad una privatizzazione della sanità. Investimenti nelle cliniche, non negli ospedali. È venuta meno la manutenzione delle strutture, una corretta organizzazione di una città ospedaliera. Sono mancati i fondi per la ricerca e la prevenzione di malattia nuove e sconosciute. È stata, dunque, mandata avanti la coltivazione del giardino più redditizio. In Campania dichiarano silenzio stampa. “Siamo stanchi. Stiamo tutti male, fisicamente e psicologicamente.”

È la voce di un’infermiera napoletana al limite dello sfinimento. Come già affermato dal Donnola l’unica certezza è la disinformazione. La situazione è chiaramente sfuggita di mano a chiunque, a chi aveva il compito di indossare una mascherina e restare un po’ di più a casa, a chi doveva informare, a chi doveva indagare, chi controllare, chi operare in prima persona. Questione che trova difficoltà a venire a galla è il numero effettivo dei posti letto in Campania che varia di ora in ora. Medici che si attaccano fra di loro. Guerriglie interne che non fanno altro che far perdere di vista il problema principale: salvare la vita di chi sta combattendo.

“Ci avete chiamato terroristi, cassandre, venduti, lamentosi, mangiapane a tradimento con lo stipendio fisso che vogliono far morire di fame tutti gli altri con il lockdown. Eppure vi avevamo avvertito: di preciso che cosa pensavate fosse il collasso del sistema sanitario? Di che cosa vi meravigliate? Come potete pensare che un infermiere e un oss che hanno in carico decine di persone a testa possano accompagnare tutti in bagno, dar da mangiare a tutti e contemporaneamente gestire le urgenze, i codici rossi e gialli, somministrare le terapie, fare prelievi, emogas, radiografie a tutti? Come pensate che un medico che abbia in carico decine e decine di pazienti gravi più quelli che arrivano da fuori ancora da stabilizzare possa arrivare a prestare attenzione rapidamente ai pazienti non immediatamente in fin di vita? Ci facciamo in sedici per poter dare risposte a tutti quelli che non ne hanno avute.

I medici fanno orari assurdi per supportare i colleghi che non riuscirebbero a gestire contemporaneamente tutta quella mole di pazienti gravi: il turno da 6 ore diventa agevolmente da 9, il turno da 8 non va mai sotto le 11 ore, potete immaginare il turno da 12. Tutto questo sempre nei tutoni di plastica, mascherine che sempre più spesso dimentichi di cambiare perché non ti accorgi che sono già passate 4 ore, visiere che tra usura e sanificazioni sono sempre più rovinate e spesso le togli perché non si vede più una mazza, crisi isteriche di gente che è satura al 100% ma pretende di essere vista subito solo perché urla e strepita, familiari al telefono che hanno (giustamente) bisogno di conforto, altri che vogliono solo sfogare su di te la loro frustrazione e ti insultano e ti accusano di aver lasciato il loro caro in attesa per ore.

Ogni telefonata merita tempo, ogni telefonata toglie tempo agli altri. Inevitabilmente, se sono una o parlo al telefono o curo i pazienti. Ma voi vi indignate. Chiedete inchieste, volete colpevoli. Dopo tutto questo fioccheranno ancora centinaia di cause, sempre volte a colpire gli unici che in questa situazione ci hanno messo la faccia ed il cuore. Nessuno fa causa alle istituzioni che ci hanno ridotto così: faranno causa al medico che era in turno e non si è accorto che il signore dal bagno non è mai tornato, mentre lui era colpevolmente impegnato a salvare altre vite. Tanto è colpa nostra no? Siamo cassandre terroriste che non sappiamo fare il nostro mestiere. No ma continuiamo così, facciamoci del male.” Più che appello, questo risulta essere un urlo di disperazione e saturazione di un’infermiera che non ne può più. Alla stanchezza fisica, alla preoccupazione per la propria vita e quella degli altri, si aggiunge la disperazione, la rassegnazione, la rabbia per l’incomprensione altrui. Tensione e paura. Solo questo si riesce a capire ed intravedere nella nube caotica del polverone che si fa sempre più denso.

È come se tutto fosse bloccato, come se ognuno facesse la propria parte, ma nel modo sbagliato. Sono ormai mesi che il Governo ha messo a disposizione dei fondi per sovvenzionare le Usca (unità speciali di continuità assistenziale), che si preoccuperebbero di eseguire i tamponi, eppure alcune regione ancora devono attivarle, lasciando, così, questo peso ai medici di medicina generale, rischiando cosiì di aumentare la curva di contagi. Un tunnel che sembra non finire a causa delle continue, diverse e contraddittorie notizie. Sui balconi si iniziano ad intravedere nuovamente gli striscioni con “#Iorestoacasa”; forse sarà proprio lì l’epilogo di questa tragedia, dietro il vetro di una finestra, con gli sguardi persi ciascuno nella proprio inconsapevolezza: chi ha contratto in maniera grave il virus bloccato in un ospedale senza certezza sul suo domani e se nell’immediato arriverà una bombola per lui; il lavoratore positivo asintomatico, che dovrà vivere nella paura di denunciarsi perché segnerebbe così la sua fine lavorativa; lo studente-computer che chissà quando potrà svolgere correttamente un tirocinio o incontrare i propri compagni di studi; gli anziani che non potranno sentire il freddo dell’inverno sulla pelle a causa del pericolo.

Sarà questa la fine, se si continuerà a portare avanti la bandiera della confusione e della disinformazione: resteremo tutti a casa, dimenticando il mondo che abbiamo lasciato fuori.

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