02 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

News Provincia

Manduria, non solo Giannuzzi: in campo Santa Rita e ospedale militare

foto di L’ospedale Giannuzzi di Manduria
L’ospedale Giannuzzi di Manduria

MANDURIA – Si è svolto presso la sala consiliare del Comune di Manduria, un nuovo incontro tra una rappresentanza dell’Asl Taranto e i sindaci del versante orientale della provincia per fare il punto sulla riconversione dell’ospedale “Marianna Giannuzzi” di Manduria in presidio Covid. Erano presenti in rappresentanza dell’Asl , Stefano Rossi, direttore generale, la Rosa Moscogiuri, direttore del Servizio di Farmacia Ospedaliera, Gloria Saracino, direttore del Distretto Sociosanitario n. 7 di Manduria, Irene Pandiani, direttore Medico del P.O. Orientale di Manduria, Giovanni Battista Buccoliero, direttore della Struttura di Malattie Infettive, Francesco Turco, direttore del Pronto Soccorso di Manduria, Pio Lattarulo, responsabile del Servizio Infermieristico del “Giannuzzi”.

I sindaci presenti erano Gregorio Pecoraro (Manduria), accompagnato dall’assessore all’Urbanistica, Ketty Perrone, e dall’assessore alle Politiche Sociali, Fabiana Rossetti; Dario Iaia (Sava); Antonio Minò (Avetrana); Alfredo Longo (Maruggio); Michele Schifone (Torricella); Antonietta D’Oria (Lizzano); Giuseppe Fischetti (Fragagnano); Giuseppe Tarantino (San Marzano di San Giuseppe). Ha introdotto i lavori il sindaco Gregorio Pecoraro, che ha ricordato come l’azione congiunta dei sindaci sia stata orientata, anzitutto, a chiedere garanzie circa il futuro dell’ospedale di Manduria, auspicando che le modifiche strutturali che stanno interessando il “Giannuzzi” possano diventare l’occasione per una “promozione” dell’ospedale di Manduria in ospedale di Primo Livello.

In secondo luogo hanno chiesto rassicurazioni sulle misure adottate per la tutela degli operatori sanitari e dei degenti. “Noi sindaci – ha affermato Pecoraro – siamo destinatari di ogni tipo di sollecitazione da parte delle comunità che rappresentiamo, e in questo periodo lo siamo anche su tutte le problematiche che riguardano le misure necessarie per la gestione della pandemia. È per questo che abbiamo ritenuto nostro dovere chiedere chiarimenti all’Asl sui dettagli della riconversione del “Giannuzzi”: il nostro scopo è rassicurare le nostre comunità che, come istituzioni, siamo all’altezza della gestione dell’emergenza sanitaria. Come sindaci, inoltre, abbiamo chiesto al Presidente della Regione di consentire l’utilizzo di presidi diversi dagli ospedali pubblici per la gestione dei pazienti Covid, per esempio le strutture militari e le cliniche private”.

Il direttore generale dell’ASL, Stefano Rossi, ha ricordato come l’emergenza Covid stia interessando tutti i presidi ospedalieri della provincia di Taranto, non solo quello di Manduria: in questa fase ciascun territorio è chiamato a fare la propria parte. La riconversione del “Giannuzzi” «sta dando grandissimi risultati: oggi sono stati dimessi i primi due pazienti Covid». Rossi ha ricordato che l’Asl Taranto ha finora sempre saputo gestire in autonomia l’emergenza Covid, senza necessità di trasferire pazienti fuori provincia, ma anzi ospitando, a volte, pazienti provenienti da territori più in difficoltà. “Siamo riusciti a convertire i posti letto in posti Covid man mano che il fabbisogno è cresciuto – ha detto il direttore generale – senza mai andare in affanno”.

Per quanto riguarda l’istanza dei sindaci sull’ospitalità di pazienti Covid da parte di strutture diverse dagli ospedali pubblici, il direttore generale ha annunciato che, nelle ultime ore, la Casa di Cura “Santa Rita” di Taranto ha offerto 50 posti letto per acuti, e già ieri sono stati trasferiti i primi pazienti dal “Moscati”; inoltre, probabilmente già da lunedì 23 novembre saranno disponibili ulteriori 20 posti presso l’Ospedale Militare di Taranto. Le problematiche che si sono presentate nelle prime fasi della riconversione del nosocomio di Manduria, lamentate dai sindaci, sono dovute al fatto che «la riconversione la stiamo facendo progressivamente». I partecipanti alla riunione hanno esaminato alcuni dettagli tecnici della riconversione, soffermandosi, in particolare, sulle modalità con cui è stata operata la separazione tra percorso sporco e percorso pulito (è stato rappresentato come l’ospedale di Manduria sia tra i più sicuri da questo punto di vista), sulle forniture di dispositivi di protezione individuale e sulla carenza e la formazione del personale: per quanto riguarda l’ospedale di Manduria, hanno chiarito i rappresentanti dell’Asl, sono già arrivati cinque infermieri (tre già in servizio, due in attesa dell’esito del tampone) e cinque operatori socio sanitari (tutti già in servizio), e dovrebbero arrivare a giorni tre o quattro medici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche