19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57

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Tradizioni, pettole e ricordi


Pettole

E la tradizione continua a piangere e a soffrire! Si è perso ormai il conto delle processioni cancellate in questo 2020 che, solo per aver fatto guai, e soltanto guai, è già passato tristemente alla storia. Forse mai come oggi non si aspetta altro che quest’anno, segnato dalla pandemia del Covid-19, possa andare via nella speranza che il 2021 sia meno pesante di quello che stiamo per metterci alle spalle. La seconda considerazione è che il mese di novembre è quello che, meglio di ogni altro, riesce a mettere insieme le espressioni musicali della tradizione tarantina.

Così, se per le festività dei Defunti, e per l’Ottava degli stessi ascoltiamo con piacere, ma anche con attenzione e devoto raccoglimento le nostre care e tradizionali marce funebri, dal 22 novembre si cambiano gli spartiti e quelli delle marce funebri fanno posto alle più dolci pastorali tarantine. Poi si continua il 25 novembre con Santa Caterina per chiudere il mese con l’inizio della Novena in onore dell’Immacolata che nel passato si faceva anche nei vicoletti e nei larghi della nostra Città Antica con pochi bandisti ma così bravi che ci prendevano anche il cuore. E veniamo a noi. Cosa dire di questa Santa Cecilia targata 2020 al tempo del Coronavirus? Si potrebbero dire tante cose non necessariamente scontate eppure è bene ripetercelo, rinvangarlo nella nostra memoria e proporre la festa, anche se in tono minore.

Credetemi, fa bene lo stesso alla mente e al cuore. E non è poca cosa! Mi vien da pensare che la storia a noi nati dal ’45 ha riportato alla mente gli orrori e le tragedie della guerra. Dovremmo farcele raccontare dai nonni e dai nostri genitori, che forse non ci sono più, le nostre paure e i loro pianti. Eppure non soltanto al calendario si festeggia Santa Cecilia. Venivano sempre, anche durante gli anni della guerra, gli zampognari per farci ascoltare con le zampogne e le ciaramelle le dolci nenie e le pastorali. C’erano le nostre nonne che mettevano da parte le paure nel dolore per farci ascoltare le dolcissime nenie della tradizione davanti al caldo fuoco del braciere acceso.

C’erano le nostre mamme che impastavano con la poca farina a disposizione le squisite e calde pettole della nostra tradizione. Non c’era ancora la processione con la statua della santa, patrona della musica, dei musicisti e dei musicanti, ma alla stessa santa si rivolgevano sempre una preghiera e un pensiero. C’era la guerra, c’era la miseria e c’era la paura. Oggi non c’è la guerra, il suo posto è stato preso dal coronavirus. Oggi, come ai tempi della guerra, è tornata a spron battuto la tanto temuta miseria, ed è aumentato a dismisura il numero dei poveri. Oggi, come ieri, è presente la paura di finire contagiati nonostante il continuo uso di disinfettanti, delle mascherine e dei guanti protettivi. Il “maledetto” è sempre in agguato e non guarda in faccia nessuno, colpisce neonati, bambini, ragazzi, adulti e anziani.

E’ sempre pronto a sferrare il suo maledetto attacco alla nostra vita. Proprio come ieri quando si andava in guerra e spesso si lasciava la vita sul campo di battaglia e non sempre i parenti potevano seppellire e piangere il proprio caro caduto in battaglia. Quante analogie con i nostri eroi di ieri; anche oggi il coronavirus colpisce i meno fortunati. Perdono la vita in un letto di ospedale senza il conforto di un parente in un corridoio in mancanza di un letto in corsia.

Ieri molti nostri caduti in guerra non ebbero una sepoltura, oggi le vittime del coronavirus hanno una sepoltura ma non hanno nemmeno un funerale come se lo sarebbero aspettato quando si pensava diversamente alla morte. Il calendario ci dice che domani, 22 novembre, torna Santa Cecilia, purtroppo senza le pastorali proposte dalle due bande cittadine, “Santa Cecilia” diretta dal maestro Giuseppe Gregucci e “Paisiello” diretta dal maestro Vincenzo Simonetti. Ma le nostre buone e fragranti pettole nelle nostre case non ce le può togliere nessuno, come da tradizione, perché domani è domenica e i panifici saranno chiusi. Di fronte a questo scenario la tradizione continua, non interrompe il suo plurisecolare cammino, non si dà per vinta. Allora, solo in questo modo avrà un significato, sia pure diverso rispetto a quello degli altri anni, apprezzare ancora di più e assaporare le pettole della tradizione. E deve essere così perché ce ne staremo chiusi nelle nostre case perché alle 22 c’è il coprifuoco come ai tempi della guerra. Ma per noi è Santa Cecilia, anche se senza pastorali e poche pettole rispetto a quanto accadeva ieri. Ma guardiamoci in faccia e ci ritroveremo felici come ieri. E’ Santa Cecilia, la ricorrenza che apre le festività natalizie, allora facciamoci un augurio vero. Questo sì che per tutti i tempi sempre vale.

Antonio Fornaro
Operatore culturale

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