02 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

Cronaca News

Il questore Bellassai: «Taranto può diventare riferimento per il Sud»

foto di Il questore Giuseppe Bellassai
Il questore Giuseppe Bellassai

– «I tarantini sono molto coscienziosi, stanno dimostrando senso di responsabilità». Il questore Giuseppe Bellassai apprezza dunque l’attenzione dei cittadini al rispetto delle norme restrittive per evitare la diffusione dei contagi da Covid. Ma questo è solo l’approccio per una chiacchierata a più largo raggio per fare un primo bilancio dell’attività svolta ad un anno e mezzo dal suo insediamento a Taranto. «Siamo avviati – spiega il questore a Taranto Buonasera – sulla strada che pensavo di percorrere fin dall’inizio e cioè compiere un ulteriore passo di avvicinamento della Polizia di Stato verso i cittadini e verso la comunità tarantina nel suo complesso. Un percorso per realizzare quell’ “esserci sempre” che è il nostro motto».

In cosa si traduce questo “esserci sempre”?
La Polizia che sa stare in ascolto, che sa cogliere le esigenze del cittadino e porsi come suo importante riferimento.

Ci sono progetti specifici che aiutano a rendere effettivo questo vostro ruolo?
“Comunità Sicure” è il progetto che ci porta settimanalmente nei diversi comuni della provincia e questa nostra presenza risponde a necessità che emergono sulla base di precisi indicatori. Con questa nostra azione vogliamo anche essere più vicini alle amministrazioni comunali, ai sindaci e alle polizie locali. Con la Polizia Locale di Taranto operiamo quotidianamente per ripristinare la legalità nelle aree e nei settori dove se ne avverte maggiormente la necessità e dove c’è bisogno della nostra presenza.

Con le altre istituzioni avete avviato azioni importanti per educare alla legalità.
Sì, c’è un impegno comune molto intenso su temi importanti come ad esempio il bullismo e il cyber bullismo. Ci siamo rivolti agli studenti e abbiamo anche sottoscritto un protocollo di intesa con il Comune di Taranto, la Provincia, l’Università, il Provveditorato agli Studi e l’Associazione Nazionale Magistrati, un protocollo finalizzato proprio a raggiungere gli studenti su questo tema e più in generale per diffondere tra i ragazzi la cultura della legalità. Abbiamo la convinzione che solo operando insieme e per gli stessi obiettivi si possano raggiungere risultati importanti. Abbiamo cercato di compattare le forze.

A Taranto una delle piaghe da sconfiggere è quella della microcriminalità. Quali azioni state portando avanti su questo fronte?
Abbiamo rafforzato il controllo del territorio, anche per combattere fenomeni di illegalità, forse considerati di minor peso che però finiscono per condizionare la vita dei tarantini.

A cosa si riferisce in particolare?
Ad esempio ai parcheggiatori abusivi o al commercio abusivo di mitili che però è solo la punta di un iceberg molto più grande e più grave. La nostra azione è mirata non solo a liberare il cittadino da questi fenomeni ma anche per presentare al meglio la città a chi proviene da fuori, per presentarla nel migliore dei modi proprio ora che Taranto si prepara a vivere le grandi trasformazioni a cui sembra avviata.

Ecco, abbiamo toccato un punto nodale. Come sa questa è una città afflitta da gravi problemi economici e sociali. Basti pensare che siamo stati colpiti prima dal dissesto del Comune e poi dall’esplosione della vertenza Ilva. Vicende che hanno segnato profondamente la vita dei tarantini. È fiducioso sulla possibilità di ripresa?
Certamente. Taranto ha grandissime potenzialità e merita un futuro radioso che si può realizzare anche attraverso grandi eventi come, ad esempio, i Giochi del Mediterraneo. Vedo intorno a Taranto molta attenzione positiva, percepisco un interesse comune a cambiare in meglio. Questo fa ben sperare, ma serve l’impegno di tutti, ad ogni livello. Ogni tarantino deve fare la sua parte senza demandare ad altri il proprio destino.

E di base è importante, come dicevamo, diffondere la cultura della legalità.
Senz’altro. Questo è un lavoro che richiede comunione di intenti e di vedute. Bisogna lavorare tutti insieme, ci vorrà tempo, pazienza e costanza, ma i risultati arriveranno. Voglio però sottolineare che i fenomeni di illegalità diffusa non riguardano solo Taranto, questo è un problema più generale.

Cosa più le dispiace di certi comportamenti che vede in città?
Provo dispiacere nel verificare che i comportamenti di alcuni possano finire per mettere in cattiva luce l’intera città che, invece, nel suo complesso, non merita certi giudizi negativi.

Taranto negli anni passati ha vissuto momenti di profonda angoscia per la presenza di organizzazioni criminali che hanno seminato terrore. Oggi quel passato è definitivamente alle spalle?
Bisogna dire che negli anni ’80-’90 c’è stato un lavoro incredibile da parte delle forze dell’ordine e della magistratura, che sono riuscite a disarticolare forze estremamente pericolose. Una azione notevole che ha evitato il perpetuarsi di situazioni di grave criticità. Taranto era condizionata da una cappa di violenza e intimidazioni di gruppi feroci che seminavano morte quasi quotidianamente. Questa situazione oggi non c’è più e questo lo dobbiamo al lavoro svolto in quegli anni e grazie al quale ci è stata consegnata una realtà completamente diversa.

Oggi che ruolo ha la criminalità organizzata a Taranto?
Si è creata una situazione nuova, che non può dirsi di tranquillità assoluta ma che è attentamente monitorata. Le organizzazioni criminali continuano ad essere vitali, si sono rimodulate, operano diversamente rispetto al passato e puntano su altri settori: la droga su tutti. Taranto è una piazza tra le più importanti nella regione, crocevia di traffici rilevanti che producono guadagni notevolissimi. Poi ci sono altri settori come le estorsioni e l’usura, molto presente anche se le denunce che arrivano sono poche. Quindi esistono gruppi e attività pericolose che però monitoriamo con estrema attenzione insieme alla Procura della Repubblica di Taranto e alla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. In ogni caso possiamo dire che c’è una tenuta dell’ordine pubblico a livello complessivo.

In provincia che situazione abbiamo?
Si affacciano forme di criminalità straniera che vanno attenzionate per evitare che il problema diventa pesante per la vita economica e sociale delle comunità.

Queste forme di criminalità straniera che rapporto hanno con la criminalità locale?
Ci sono connessioni nel traffico di droga. Diciamo che c’è anche un rapporto di mutuo soccorso.

A Manduria sembra esserci una situazione piuttosto complessa, anche sotto il profilo della criminalità organizzata. Si tratta di un caso che vi preoccupa particolarmente?
Manduria è storicamente un territorio difficile. C’è una criminalità che si diversifica da quella del capoluogo e della zona occidentale e questo per la sua particolare vicinanza territoriale a zone dove è molto forte la presenza della Sacra Corona Unita. Questi aspetti attribuiscono a Manduria dei connotati particolari, ma siamo molto attenti e seguiamo le evoluzioni sempre a stretto contatto con la Dda di Lecce.

Per finire, a suo avviso che prospettive possono aprirsi per Taranto?
La città attraversa un momento difficile dal punto di vista economico ma, come detto, vedo molta voglia di uscire dalle secche della crisi. C’è il desiderio di puntare ad obiettivi importanti che possono fare di Taranto un riferimento importante per tutto il Mezzogiorno.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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