20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 15:55:41

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Il Museo etnografico, dove la Storia si svela

foto di Il Museo etnografico
Il Museo etnografico

Ecco il Natale “raccontato” dalla collezione di reperti delle nostre tradizione di Alfredo Majorano, esposta nel museo etnografico a lui intitolato a Palazzo Pantaleo, attualmente interdetto alle visite a causa del Dpcm del premier Giuseppe Conte. Discorrendone con il direttore scientifico dell’istituzione museale, il prof. Antonio Basile, tornava alla mente la chiacchierata avuta, a fine anni Ottanta, con la vedova del ricercatore tarantino, Elena Spinelli.

Le stanze della sua casa erano quasi tutte occupate dagli scatoloni da cui ella estraeva con cura, per poi mostrarcele, ceramiche e terrecotte. Donna Elena si lamentava delle difficoltà nel reperire adeguata collocazione per la collezione messa insieme con tanta cura e passione dal suo Alfredo, che nel 2003 trovò spazio nell’attuale sede, in Città vecchia. Per motivi legati ai ricordi della sua infanzia, Alfredo Majorano era affezionato alla statua di Gesù Bambino, alta circa 60 centimetri, racchiusa in una campana di vetro. “In tante case – riferisce il prof. Basile – il Bambinello veniva esposto solennemente per la novena di Natale, per la gioia soprattutto dei bambini, che intervallavano le preghiere con canti tradizionali accompagnati dagli zampognari o da alcuni musicanti”.

Un vestito fatto indossare per l’occasione a Gesù Bambino è esposto negli spazi riservati agli ex voto. Tra i pezzi più pregiati del civico museo etnografico, vanno citati i Re Magi del cartapestaio leccese Salvatore Sacquegna, risalenti probabilmente alla fine del 1800, che si ammirano per i volti particolarmente espressivi e l’accuratezza degli abiti. Desta curiosità anche la statuetta di Anastasia (o Stefania) con in braccio il figlioletto appena nato: ‘Stefano delle pezze’. Racconta il prof. Basile che la raffigurazione si rifà alla fantasiosa vicenda di una giovinetta che voleva a ogni costo vedere Gesù Bambino, ma che non poteva in quanto non ancora mamma.

Così Anastasia simulò la presenza di un neonato nascondendo sorto un ampio scialle dei cenci e alcune fasce. Grande fu la sua sorpresa quando, giunta nella grotta, l’involto cominciò a starnutire e ad animarsi: la maternità le era stata miracolosamente concessa. La Madonna, sorridente, accolse la nuova vita dicendo: “Benvenuto Stefano delle pezze”. “Tradizione vuole – aggiunge – che la statuina che ricorda l’evento venga posta nel presepe il 26 dicembre, identificando erroneamente il neonato con Santo Stefano”. Molto belli sono i “pupi” in terracotta del salentino Sergio Raffaele, cui si devono anche i personaggi che popolano il grande plastico della Città vecchia realizzato da Franco Iaccarino, all’ingresso del museo.

Vanno ammirati anche i minipresepi in terracotta della prima metà del secolo scorso (alcuni del grottagliese Ciro Vincenzo Petraroli) e una folta schiera di personaggi della Natività, opere del tarantino Antonio Faggiano e del figlio Giovanni e dei grottagliesi Oronzo Mastro, Vitantonio Peluso, Angelo Chianura, Giuseppe De Vincentis e altri ancora. Non resta dunque che attendere il diradarsi di questa maledetta pandemia per ritornare a palazzo Pantaleo, davanti a quei reperti che narrano la bellezza e la profondità delle motivazioni storiche delle nostre amate tradizioni, ringraziando di cuore per tutto ciò il caro don Alfredo.

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