05 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Agosto 2021 alle 06:19:06

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La parabola della vita e l’efficacia degli esempi

foto di Marco Tullio Cicerone
Marco Tullio Cicerone

Caro direttore,
abbiamo dimenticato i buoni esempi, la loro efficacia e il loro rinnovamento spirituale ed umano. Tutta la nostra esistenza è un perfetto esempio; e noi ricordiamo coloro che furono prima di noi per i loro esempi, di amore, di sacrificio, di serietà di costumi, e, quindi, di vita. E nel loro ricordo più volte ci purifichiamo dalle nostre cattive azioni, dei nostri errati comportamenti. L’efficacia degli esempi, per andare nel tempo, è in un nobile concetto di Cicerone (De Div. 2,4) traduco: qual migliore dono possiamo dare alla “res publica” se non quello di educare con i buoni esempi la gioventù. Si comincia da giovani perché loro saranno l’avvenire di uno Stato, di un governo, di una nazione.

Ma il buon silenzio, spesso silenzioso a parole, ma presente negli atti, nasce nella famiglia, prima patria di un futuro cittadino. Nella famiglia il costante affettuoso esempio di un vivere onesto e giusto è nella visione conduttrice di un padre e di una madre, non nella distruzione di entrambi. Dai comportamenti non belli dei propri genitori viene fuori una perniciosa condotta di vita che nel tempo minimo o massimo porterà, tranne personali eccezioni, allo sconvolgimento della vita familiare e dei figli. Con la famiglia la Scuola: anche sugli educatori pesa la grande responsabilità di quel che saranno un domani i loro allievi. Che ricorderanno il loro insegnante o come un secondo “pater familiae” o lo vedranno quale docente dalle scarse qualità culturali ed educative.

Tuttavia, caro direttore, l’esempio buono, nella sua efficacia, non lo si ricorda o riceve nell’atto in cui l’azione fluisce intera primamente in se stessa (un giusto rimprovero, un consiglio onesto, un valido comportamento morale di un genitore o di un educatore) ma tempo dopo, in un momento di smarrimento morale o fisiologico del giovane quando si percepisce la consapevolezza che si sta per cadere nel vuoto. Allora vengono a mente quegli esempi di morale bellezza o di forza d’animo, operati anche in umiltà, ma sempre necessari nell’umano procedere. E l’esempio del giusto, del vero, del bello ritorna presente nell’animo del giovane e può sorreggerlo, confortarlo, aiutarlo, ad uscire della rete iniqua nella quale è caduto.

Se ora, direttore, spostiamo la lancetta verso il discorso politico degli Stati, dei governi, che sono patria e nazione, gli esempi educativi se vengono o meno, esempi di onestà di pensiero e di costume, di decisioni fondamentali mai personalizzate o articolate da compromessi e da altre vili opportunità personali o collettive, allora quello Stato, quel governo verrà lentamente ed inesorabilmente a decadere in forme o anarchiche, o oligarchiche o dittatoriali. E nasce quel detto dell’antico grande commediografo latino, Terenzio, che dice: “Se lo ha fatto il corpo, perché non dovrei farlo anch’io?” (Ego homuncio hoc non facerem?) E nel tempo breve, o meno breve, crollano Stati, imperi, democrazie. Così avvenne nella Roma imperiale. (Svetonio, Vita dei Cesari).

Ed ad una civiltà se oppone un’altra, anche da altra parte del mondo. Oggi dobbiamo, se non vogliamo andare giù più di quanto già lo siamo, tornare alla necessità dei buoni e forti esempi, alla loro efficacia. Enrico De Nicola pagava sempre il biglietto al San Carlo di Napoli, quarta fila, lui per primo; e gli altri lo seguirono. Un esempio! Semplice ma grandioso! Appena usciremo da codesta biblica epidemia, caro direttore o rinnoviamo uomini e strutture alla luce di una forza morale nuova ed efficace soprattutto con gli esempi, oppure un’ombra oscurerà il cielo della nazione. Una realtà di decadenza morale, politica è purtroppo anche religiosa. E con la stessa democrazia.

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