19 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 22:47:00

Cultura News

L’arte della cautela che manca agli scienziati

foto di Alberto Zangrillo
Alberto Zangrillo

L’intervento del dott. Nicola Baldi, già primario di Cardiologia al SS Annunziata di Taranto, ma soprattutto intellettuale colto che ama coniugare scienza e cultura, mi ha stimolato ad intervenire perché pone un problema di grande attualità per tutta intera la comunità nazionale bombardata continuamente da notizie scientifiche discordanti e quindi totalmente disorientata e confusa. Baldi in sostanza, parlando da tecnico e da uomo di scienza, pone il tema della responsabilità dello scienziato in una società di massa globalizzata come la nostra. Dice Baldi: tutti in uno stato democratico hanno il diritto di esprimere opinioni diverse e in dissenso gli uni con gli altri, politici, artisti, sportivi, giornalisti, perfino religiosi. Gli scienziati no, questo diritto non ce l’hanno, soprattutto in particolari momenti di emergenza come quello che stiamo vivendo nei quali le attese, le speranze, i comportamenti, la stessa vita delle persone dipendono da quello che la scienza e quindi gli scienziati comunicano e come lo comunicano.

Quando dalle parole di uno scienziato e dallo stesso suo modo di comunicare dipende molto spesso la vita o la morte di migliaia e migliaia di persone perchè alle sue parole si uniformerà il comportamento di una intera comunità nazionale allora quello scienziato ha il dovere di stare molto attento a quello che dice e a come lo dice. Il politico può essere attento al consenso e dire le cose che deve dire finalizzandole al consenso, il giornalista può dire quello che gli pare avendo di miro lo share, lo scienziato no perché non è né un politico né una star televisiva. Nella comunicazione cioè lo scienziato ha una responsabilità in più rispetto a qualsiasi altro soggetto perché come nel caso del covid i governi si adeguano (e meno male che lo fanno!) a quello che lo scienziato dice, il popolo si adegua a quello che lo scienziato dice, l’economia si adegua a quello che lo scienziato dice, le borse salgono o scendono a seconda di quello che lo scienziato dice.

Questo perché la scienza è l’unica branca del sapere umano nella quale vale l’ipse dixit. La stessa responsabilità e lo stesso dovere di sobrietà e cautela in una materia così delicata come la pandemia deve avere la stampa. Quindi sobrietà e responsabilità. Invece in questo periodo sta accadendo esattamente il contrario. Assistiamo allo spettacolo indecoroso di scienziati di altissimo lignaggio che, in estenuanti quanto stucchevoli maratone televisive dicono tutto e il contrario di tutto, si azzuffano, si dividono per colore politico tanto che un politico di alto rango, si fa per dire, ha fatto al governo la proposta di costituire la milionesima commissione di scienziati nella quale pariteticamente ogni partito indichi degli scienziati di suo gradimento come se possa esistere una scienza di destra o di sinistra, leghista o democratica.

Definire ridicola e pura follia una castroneria del genere è solo un eufemismo. In nome dello sport italico, quello di dividersi sempre in guelfi e ghibellini, in Cerchi e Donati, juventini e interisti, sostenitori di Bartali o di Coppi e secondo la buna norma, sempre italica, che periodicamente gli italiani diventano allenatori di calcio, politici e grandi chef, in questa occasione sono diventati tutti virologi. Ma vi pare una cosa seria che da Milano uno scienziato dica che la pandemia è una cosa gravissima e che occorre chiudersi in casa per evitare di morire come mosche e dall’altro gli faccia eco un altro scienziato dello stesso rango da Genova che in televisione dica che questo virus è come una normale influenza e vi pare sensato che sulla fabbricazione del vaccino in Inghilterra uno scienziato gridi all’eureka poiché ci permetterà di salvare l’umanità e un altro che invece sostenga che si tratta di acqua fresca?

Baldi con un eufemismo e una parola raffinata definisce questa divergenza di opinioni tra scienziati “cacofonia”, io, in maniera più terra terra e forse un tantino rozza, la definisco pagliacciata. Ma lo vogliono capire o no questi illustri virologi che devono imparare l’arte della cautela, che le divergenze, come sostiene Baldi, devono raccontarsele tra di loro, che devono confrontarsi, giungere ad una sintesi certa e poi proporla agli italiani con parole chiare, definite se non possono essere definitive, che non diano adito a fraintendimenti, con argomentazioni che facciano possibilmente a meno dei se e dei ma e dei forse e che dicano in maniera perentoria e chiara “Allo stato delle evidenze dell’oggi le cose stanno così e così, questo si può fare e questo non si può fare, vaccinarsi è obbligatorio perché di covid si muore oppure è facoltativo perché il covid è un raffreddore.

E invece l’altra mattina ho ascoltato su una rete nazionale un virologo di rango, il prof. Galli, (che io ritengo una delle poche persone serie in giro) sostenere la non obbligatorietà del vaccino. Io, da profano, se lo avessi avuto di fronte gli avrei chiesto “Mi scusi professore, se il covid si diffonde in maniera così facile e veloce, se, come è evidente e come la comunità scientifica sostiene, è così pericoloso tanto da causare migliaia e migliaia di morti, come è possibile dare la facoltà ad un mio vicino di non vaccinarsi e mettere in pericolo la mia vita in nome della sua libertà e diritto a non vaccinarsi? La libertà di non vaccinarsi uno la può esercitare a buon diritto se vive da solo in un’isola deserta dove non infetta nessuno e la sua scelta non danneggia nessuno ma in una comunità complessa come la nostra io non ho il diritto di non vaccinarmi poiché questo mio diritto ad esercitare la mia libertà di non vaccinarmi lede il diritto del mio vicino a non essere infettato e a non morire. Ora se quello che afferma lo scienziato lo dice un profano come Guadagnolo ci può stare, se lo dice un grande virologo come Galli onestamente mi sconcerta. E il danno che una simile affermazione provoca è devastante perché in un quidam de populo che sente uno che ha l’autorevolezza scientifica di Galli sostenere questa che personalmente considero una sciocchezza, si consolida la convinzione che alla fine dei conti è giusto che uno possa anche non vaccinarsi perché “lo ha detto Galli”, cioè l’ipse dixit.

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