19 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Gennaio 2021 alle 18:07:39

Ospedale Moscati
Ospedale Moscati

“Nel periodo ottobre-novembre 2020, su 851 medici in servizio, si sono registrati 17 contagi (circa il 2%). Le strutture in cui si sono registrati più contagi sono l’ospedale “SS.Annunziata” (3 contagi su 302 medici, pari a meno dell’1%) e l’ospedale “Moscati” (3 su 96, ossia poco più del 3%). L’incidenza dei medici contagiati sul totale dei medici in servizio è più alta nel Distretto Socio Sanitario n. 1 di Ginosa (1 su 3, ossia il 33,33%) e nelle strutture centrali (2 su 10, pari al 20%): in entrambi i casi la percentuale risulta alta per il basso numero dei medici in servizio, e non per una larga diffusione del contagio. Ai 17 medici di ASL Taranto contagiati se ne devono aggiungere ulteriori 2 tra quelli convenzionati per il Servizio 118, su un totale di 33 medici convenzionati per il 118”.

A diffondere i dati sui medici contagiati dal nuovo Coronavirus è la stessa Asl di Taranto, per la quale “allo stato attuale, dunque, non si ravvisano motivi di preoccupazione per una possibile carenza di medici nelle strutture sanitarie aziendali. Si rileva che nella fase che stiamo vivendo, a differenza della prima ondata, il numero di contagi è contenuto e presente in più strutture, in nessuna delle quali si è generato un focolaio. Al contrario, nel periodo marzo-aprile, si sono registrati 16 contagi su 893 (meno dell’1,8%), 15 dei quali sono riconducibili al focolaio dell’ospedale “San Pio” di Castellaneta (unico focolaio nell’ambito delle strutture ASL Taranto in entrambe le ondate). Nessuna altra struttura (ad eccezione dell’ospedale “SS.Annunziata” di Taranto, in cui si è registrato un caso), in quella fase, è stata interessata dall’epidemia. In definitiva, tra i medici in servizio presso l’ASL Taranto si sono registrati complessivamente 33 casi di Covid, quasi la metà dei quali attribuibili al focolaio dell’ospedale di Castellaneta della scorsa primavera”.

La stessa Asl Taranto rivolge ai pazienti guariti dal Covid-19 un appello alla donazione. Il plasma iperimmune dei pazienti guariti può curare i malati Covid-19. È possibile donarlo mediante plasmaferesi presso il Centro Trasfusionale (S.I.M.T.) dell’Ospedale “SS. Annunziata” di Taranto. La terapia con il plasma, già utilizzata per Ebola e Sars, è una immunoterapia passiva e rientra nel progetto sperimentale avviato dalla Regione Puglia lo scorso maggio a cui anche la Asl Taranto ha aderito. La prima fase della terapia consiste nel prelievo del plasma da persone guarite dal Covid-19 (“convalescent plasma” o “plasma iperimmune”); la seconda nella somministrazione al paziente con infezione in atto degli anticorpi anti-SARS-Cov-2 sviluppati dai pazienti guariti e, quindi, presenti nel loro plasma. Fino ad oggi, tra i pazienti guariti contattati dalla ASL Taranto che hanno aderito all’iniziativa, dopo le verifiche necessarie per valutare l’idoneità dei pazienti, sono state raccolte cinque unità di plasma (tre nella prima fase e due nella seconda fase).

Grazie al plasma raccolto nella prima fase, sono state curate cinque persone, tra le quali un paziente tarantino. Il plasma donato recentemente, invece, è ora in fase di controllo e lavorazione per poter essere reso utilizzabile per le cure. Ora la Asl Taranto rivolge alle persone guarite dal Covid-19 un appello a partecipare alla donazione e permettere così la cura e la guarigione di altri malati. Per aderire, è necessario comunicare la propria disponibilità contattando il Centro Trasfusionale (S.I.M.T.) dell’Ospedale SS. Annunziata al numero telefonico 099 4585875 dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 13:00. I volontari saranno poi sottoposti a colloquio ed esami per valutare la loro idoneità alla donazione.La sperimentazione è stata avviata lo scorso maggio, quando l’Agenzia italiana del farmaco Aifa e l’Istituto Superiore di Sanità avevano comunicato l’avvio di uno studio comparativo per valutare l’efficacia del plasma di persone guarite dal Covid-19 per il trattamento di pazienti con malattia da moderata a grave.

Lo studio coinvolge varie unità operative degli ospedali pugliesi, Malattie infettive, Pneumologia e Medicina interna, per l’individuazione dei pazienti già guariti candidabili al trattamento, mentre ai Centri trasfusionali regionali è affidata la selezione di pazienti donatori, la valutazione dell’idoneità e la raccolta e conservazione del plasma.

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