01 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Agosto 2021 alle 18:52:00

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Università

I l Mezzogiorno Federato (da realizzare per via pattizia ed a Costituzione invariata tra le Regioni dell’Italia meridionale) deve avere tra i suoi obiettivi il potenziamento del sistema universitario e di produzione di ricerca, soprattutto di ricerca applicata per sostenere il mondo delle imprese, che ha grande necessità di innovazione di processo e di prodotto. Poiché il Mezzogiorno Federato nutre l’ambizione di intessere un rapporto privilegiato con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, il settore della Università e della ricerca è decisivo per favorire la realizzazione di poli industriali, una intensa attività di scambi commerciali e per la formazione nei nostri Atenei delle classi dirigenti di quei Paesi; ciò può rappresentare un formidabile moltiplicatore di occasioni di collaborazione, con una notevole ricaduta positiva in termini di produzione di ricchezza e di occupazione per le giovani generazioni.

Partendo dagli Atenei e ragionando con un’ottica di sistema, è necessario riconoscere che il mondo Universitario, meridionale in particolare, ha urgente necessità di una maggiore attenzione, mettendo a sua disposizione ulteriori risorse e, soprattutto, avviando un processo riformatore, che elimini quei difetti di selezione degli accademici e di efficienza che determinano un risultato non brillante per le Università Italiane nella classifica degli atenei migliori al mondo. La riforma deve, a mio modesto avviso, eliminare tutto ciò che rischia di produrre familismo parentale ed accademico, che non consente un corretto funzionamento dell’ascensore sociale. Inoltre, i ricercatori ed i titolari di un dottorato, che sono retribuiti con stipendi di fame per lunghi anni, soprattutto quelli che credono nelle proprie capacità, migrano all’estero per ambire ad una maggiore gratificazione economica, trovando un ambiente che li accoglie con migliori prospettive di crescita professionale e che mette a loro disposizione una eccellente organizzazione e moderne attrezzature.

La riforma, pertanto, dovrebbe mettere le Università nella condizione di favorire il ritorno in patria di tanti cervelli italiani di successo, assicurando loro una organizzazione ed un trattamento uguale a quelli di cui godono all’estero. L’auspicata riforma deve intervenire modificando il principio del numero chiuso per le nuove iscrizioni, in particolare per alcune facoltà (medicina); ed inoltre, a seguito di un rigoroso consuntivo, la riforma dovrebbe intervenire sulle lauree brevi, agendo di conseguenza una volta verificato il livello della loro utilità, ponendosi, infine, la problematica dei docenti imprenditori che da più parti viene vista come una anomalia.

Passando alla ricerca, bisogna sottolineare che in Italia si investe in innovazione ed in ricerca molto meno di quanto fanno tanti Paesi Europei ed extra europei e, naturalmente, tantissimo meno di Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, Francia e Gran Bretagna. Questo quadro è ancora più allarmante nel Mezzogiorno, nonostante esso goda per la ricerca dei fondi Europei POR e PON, oltre naturalmente a fondi ordinari statali e regionali. Dunque, se da un lato, l’obiettivo è quello di aumentare le risorse disponibili, dall’altro rappresenta una vera emergenza la constatazione che spesso i fondi sono spesi male o addirittura non sono spesi.

A questa micidiale carenza di capacità operativa e realizzatrice bisogna porre rimedio con urgenza. Il predetto fallimento chiama in causa la responsabilità delle Regioni ed, insieme ad esse, la responsabilità delle Università e del mondo produttivo. Mentre la ricerca di base va incoraggiata sostenendo chi è in grado di realizzarla, la produzione di ricerca applicata deve seguire la domanda di essa. Per la ricerca di base si pone il problema della proprietà dei brevetti in presenza di fondi pubblici assegnati senza gare; questione di attualità per i vaccini anticovid. I fondi relativi alla ricerca applicata, invece, dovrebbero essere utilizzati in attuazione di una programmazione rigorosa, che tenga conto dei settori che si ritengono strategici e della domanda di ricerca che viene dal sistema delle imprese. Pertanto, è necessario, innanzitutto, individuare i settori economici strategici su cui concentrare le risorse ed, in questi settori, puntare alla realizzazione di distretti tecnologici, alla produzione di brevetti ed alla formazione di ricercatori, di manager e di dirigenti. Nel Mezzogiorno non v’è dubbio che strategici sono agricoltura ed agroalimentare, la logistica, in ragione della nostra posizione geografica ed i beni culturali, di cui le regioni del Sud sono ricche, a voler tacere dei comparti dell’ICT e dell’aereospaziale. In questi settori la realizzazione di Distretti Tecnologici e Poli di innovazione è importantissima.

Inoltre, per avere più brevetti si potrebbe utilizzare, ad esempio, la procedura dei waucher tecnologici: un sistema di bandi per finanziare progetti di massima, tra cui selezionare quelli che, con un ulteriore sostegno economico, arrivano alla realizzazione del brevetto. Nel settore che mira all’alta formazione di classe dirigente nelle università (ricercatori), nelle imprese e nella pubblica amministrazione si può ricorrere ai tirocini di ricerca e di eccellenza: a seguito di evidenza pubblica, Università, imprese ed enti pubblici ricevono finanziamenti per selezionare giovani che, per un triennio, fanno i tirocinanti,assicurando loro una dignitosa retribuzione. Inoltre, per favorire l’inserimento definitivo dei tirocinanti negli organici, si può riconoscere alle università ed alle imprese, che assumono a tempo indeterminato i tirocinanti dopo il triennio, un punteggio da far valere per ottenere futuri finanziamenti ed al tirocinante nella PA titoli da riconoscere nei pubblici concorsi.

Giova segnalare, infine, che questa politica della ricerca applicata a sostegno delle imprese, affinché possano competere sui mercati nel mondo globalizzato,è stata avversata, almeno in Calabria, da una parte del sistema universitario,che si e’ sempre battuto per veder finanziati i propri laboratoriLe idee espresse in questo scritto non hanno la pretesa di assurgere al ruolo di proposte, ma rappresentano semplicemente spunti, per avviare un utile confronto per la elaborazione del programma del “Mezzogiorno Federato” per il sistema dell’Università e della Ricerca.

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