19 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Gennaio 2021 alle 18:07:39

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Il Mezzogiorno d'Italia

La parola magica per i prossimi anni sarà: “competizione per la sopravvivenza”. Sarà questa la parola d’ordine intorno alla quale si formuleranno i programmi, si confronteranno interessi, si comporranno gruppi dirigenti, si realizzeranno alleanze; in tutto il mondo, ma soprattutto nelle regioni collocate alla frontiera dei grandi sistemi economicopolitici, e quindi anche nel Mediterraneo. Cosa vuol dire e perché è un concetto strategico così importante? Negli ultimi anni si è accompagnato il processo di realizzazione della Europa Comunitaria con un attento studio delle grandi aree regionali che, anche in conseguenza delle modificazioni dei mercati, entravano in conflitto di interessi reciproco ed elaboravano politiche di sviluppo che necessariamente venivano ad essere competitive con altre realtà territoriali.

Ma questa competitività territoriale, interna al mercato europeo, si sviluppava anche nello sforzo di attrarre investimenti esterni all’Europa, su regioni che si ponevano esplicitamente in concorrenza con altre realtà dello stesso sistema economico. Le diverse condizioni di globalizzazione dei mercati Internazionali, anche in conseguenza degli effetti economici della pandemia, accentuano la diffusione di questa tendenza verso politiche territoriali di sviluppo, conflittuali con altre, rendendo questa competitività uno dei fattori portanti nella evoluzione delle relazioni economiche internazionali. L’importanza di queste considerazioni su uno stato di cose in atto, ma non portato a livello di piena consapevolezza, è nella possibilità di ricondurre conflitti di interessi “primari” che coinvolgono grandi regioni, in una razionale cultura della concorrenza, nella quale la competizione territoriale diventa un valore qualificante delle strategie politiche e di governo del territorio, e nella formazione dei gruppi dirigenti di queste regioni.

Il primo effetto di questa presa di coscienza, è la necessità di basare ogni politica di sviluppo del proprio territorio su una analisi strategica della sua posizione e competitività, comparata con le altre aree. Il secondo effetto è di considerare il rapporto con il sistema-Paese, non come assoluto ma in relazione agli impulsi economici che possono derivare dall’esterno anche in conseguenza delle azioni congiunte per attrarre investimenti, che per essere efficaci devono reggere la concorrenza. Il terzo effetto è di costringere ad una lettura integrata del territorio e delle sue risorse, perché la competitività nella offerta sul mercato globale è data anche dalla piena utilizzazione delle sinergie che le comunità organizzate a sistema possono fornire alla domanda degli operatori economici. Riportiamo questo insieme di considerazioni nella nostra dimensione storica e geografica: il Mezzogiorno Federato.

“Lo spazio è la frontiera definitiva” scrive Paul Krugman premio Nobel per l’economia. Infatti le collocazioni geografiche stanno assumendo una crescente importanza nella riorganizzazione della economia mondiale, modificando gerarchie e creando nuove opportunità. Il Mediterraneo ritrova la sua importanza strategica è vitalità economica in conseguenza di avvenimenti lontani che finiscono per riguardarlo direttamente. La pressione demografica e quindi culturale e politica dei Paesi delle sponde extraeuropee, impone risposte non episodiche al grande problema di trasformazione del bacino mediterraneo in mare interno. Il Mezzogiorno Federato è regione di frontiera dell’Europa nel Mediterraneo, ma nel suo nuovo significato, complesso e ricco di opportunità e contraddizioni.

Le sue risorse sono esaltate da questa condizione geopolitica, perché trovano una finalizzazione immediata, visibile e razionale. Tutto quanto riguarda Le risorse fisiche ha già una naturale predisposizione ad essere organizzata a sistema. La rete di comunicazione deve essere completata, ma una parte importante e già presente nei programmi comunitari e nazionali. Gli insediamenti urbani sono anch’essi facilmente organizzabili in sistemi urbani capaci di equilibrare spazi abitati e spazi produttivi, in una dimensione umana e socialmente valida dell’habitat. Vi sarebbero importanti effetti sulla qualità della vita e quindi anche sul turismo, da una politica urbana di conservazione degli ambienti storici, della cultura e della civiltà del Mezzogiorno Federato. Le risorse umane sono nella fase immediatamente precedente o al decollo in una spirale di crescita o ad una crisi di rigetto e disgregazione. Il livello di acculturazione delle nuove generazioni (ed è ironia amara parlare di giovani fino a 30 anni) è inutilizzato; Può essere una risorsa sulla quale fondare una diversa politica dello sviluppo, o una bomba sociale inesplosa che può trasformarsi in un pericoloso ed imprevedibile fattore di rottura. Una cosa è certa: non si può affrontare questo problema con strumenti culturali tradizionali, perché inadeguati e controproducenti. Essere protagonisti di una storia minore, richiede ugualmente consapevolezza della propria identità e coscienza forte ed alta degli obiettivi che si vogliono perseguire. Il popolo del Mezzogiorno Federato questa coscienza dovrà farla maturare nelle esperienze quotidiane, nella verifica che non vi sono altre vie per costruire un avvenire certo e stabile per la comunità.

Ma per una classe dirigente questa consapevolezza di identità, questa coscienza degli obiettivi deve essere fonte della sua formazione, del suo buon diritto a governare e dirigere. Gli anni che verranno saranno pieni di incognite e tensioni, di conflitti e contrapposizioni. Non è possibile, nell’età della sopravvivenza, della nuova globalizzazione, della trasformazione dei grandi sistemi economici, che lo sviluppo sia neutrale. Se prendo qualcosa, lo tolgo ad un altro; devo quindi prepararmi a lottare per poter crescere e fornire alla mia squadra gli strumenti culturali, politici, economici, per essere competitiva. Il Mezzogiorno Federato ha bisogno di una classe dirigente che faccia sua la parola d’ordine della “competizione territoriale“; che sia pronta a lottare sia nel sistema Paese che nell’Europa e nei mercati mondiali, per conquistare spazi economici, attirare investimenti stringere alleanze. Per essere forte in questa competizione, deve saper organizzare il Mezzogiorno Federato come un sistema integrato di risorse e di forze attive, senza disperdere nulla del suo potenziale.

La pluralità e la dialettica delle posizioni politiche e degli interessi locali e fattore ineliminabile della vitalità di una comunità. Ma le basi di questa dialettica devono essere ancorati saldamente agli interessi ed alle componenti fondamentali che giustificano l’esistenza stessa di questa comunità e riguardano tutti. Se si vuole essere competitivi rispetto agli altri, si deve costruire un programma d’azione che, a diversi livelli e con diverse responsabilità, finisca per rendere protagoniste tutte le energie attive e vitali del Mezzogiorno Federato. Hic Rhodus, hic salta.

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