26 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Gennaio 2021 alle 15:19:23

Cronaca News

Trattativa ancora top secret, l’Ugl “bussa” al Governo

Arcelor Mittal
Arcelor Mittal

Il 30 novembre si avvicina e le critiche al Governo di sindacati, istituzioni e forze politiche non si placano. La gestione top secret della trattativa e dell’accordo raggiunto e quindi pronto da firmare lunedì non è piaciuta Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil. “Non è rispettoso che ci convochino a cose fatte“. Hanno tuonato i segretari Roberto Benaglia, Francesca Re David e Rocco Palombella, sottolineando che “non firmeranno un accordo che contenga esuberi“.

Sulle unità lavorative non sarebbe trapelato nulla, mentre alcune ipotesi riguardano la composizione della società. L’ultima sarebbe quella di una presenza paritaria di Invitalia con ArcelorMittal ma soltanto all’inizio per poi passare ad una quota di maggioranza dello Stato dopo il 2022. Come i leader dei sindacati metalmeccanici confederali anche il segretario nazionale Ugl Metalmeccanici Antonio Spera è molto critico e chiede al Governo l’immediata convocazione “di tutti i sindacati”, spiegando che non firmeranno un accordo al buio.

“Non firmeremo alcun accordo se non discusso preventivamente e condiviso con il sindacato. È in gioco il futuro dei lavoratori e l’Ugl Metalmeccanici non intende tradirli”. Spera ricorda la posizione dell’organizzazione sindacale: “La nostra sigla ha sempre sostenuto e lamentato le scarse relazioni industriali con ArcelorMittal. Per noi resta ancora valido l’accordo del 6 settembre 2018, firmato al Mise da Governo, ArcelorMittal e sindacati, pur disatteso per responsabilità politiche e della multinazionale”. Con il passare del tempo, la situazione è diventata sempre più difficile: “Quella dell’ex Ilva è diventata una vertenza insostenibile: l’intesa del 4 marzo e quella che dovrà essere raggiunta il 30 novembre, senza condivisione con il sindacato e senza un minimo di discussione, ci obbligano a non sentirci impegnati. Restiamo fermi al mese di settembre 2018, quando fu siglato il solo accordo, dopo un doveroso approfondimento sul futuro industriale dell’ex Ilva, che può portare a buon fine la vertenza madre della siderurgia e dell’Italia.

Non accetteremo – prosegue la nota dell’Ugl- accordi discussi in altre sedi e con altri interlocutori, non riterremo accettabili accordi preconfezionati. Non accetteremo neanche di fare gli spettatori ai quali ‘si concede’ la sigla a fatto compiuto solo per accontentare l’azienda. Chiediamo invece al Governo un urgente tavolo operativo per conoscere e discutere il piano industriale e occupazionale, la salvaguardia sia dei dipendenti sia dei 1.700 in Ilva as sia dell’indotto, senza mettere sulla bilancia eventuali esuberi, riduzioni salariali e modifiche del piano industriale e ambientale, intorno al quale si è già perso abbondantemente troppo già dal 2012. L’effetto Covid-19 – dice Spera – è stato solo un alibi per permettere all’azienda di prendere ancora tempo e riprogrammare tutto a suo piacimento”. L’Ugl Metalmeccanici promette “di intraprendere, se sarà necessario, tutte le azioni, pacifiche e democratiche, di protesta consentite”.

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