24 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Luglio 2021 alle 20:40:00

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I Sillabari di Goffredo Parise

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I Sillabari di Goffredo Parise

“Sillabari” è una raccolta di racconti brevi di Goffredo Parise. I racconti sono disposti in ordine alfabetico, poiché l’intento è quello, forse, di scrivere una sorta di dizionario dei sentimenti, delle piccole cose, dell’essenzialità. Il primo racconto è “Amore”. Non poteva esser altrimenti.

«Un giorno un uomo conobbe una giovane signora in casa di amici ma non la guardò bene, vide che aveva lunghi capelli rossastri, un volto dalle ossa robuste con zigomi sporgenti da contadina slava e mani tozze con unghie molto corte. Gli parve timida e quasi impaurita di parlare e di esprimersi. Il marito, un uomo tarchiato con occhi sottili e diffidenti in un volto rinchiuso pareva respirare con il collo gonfio e gli ricordò i ranocchi cantanti. Aveva però caviglie fragili e senili e le due cose, collo e caviglie, davano al tempo stesso una idea di forza e di debolezza».

Abbiamo un uomo, una signora e il marito della signora. Immaginiamo già come la storia si dipanerà. Siamo nella famiglia degli amori dispari, già è nell’aria questa trama eterna. Dopo un po’ di tempo l’uomo rivide lei in un ristorante. Il caso sa confezionare belle sorprese. L’uomo è attratto da lei, «per una fulminea coincidenza di ragioni tanto misteriose quanto casuali, era bellissima». Il bello dell’amore è che restituisce bellezza e ingenuità. «L’uomo che la guardava da un tavolo non vicino sentì aumentare comicamente le pulsazioni del suo cuore perché capì di avere capito tutto di lei. Anche lei capì tutto di lui (anche che lui capiva) perché in quello stesso istante si girò, lo riconobbe e lo salutò con un sorriso esultante che subito (e ingenuamente) cercò di contenere entro i limiti di una buona educazione da adulti». Fuori adulti, composti e calcolatori, attenti all’etichetta, ma dentro mai cresciuti, con una grana voglia di riacciuffare la semplicità e lo stupore, ormai smarriti col tempo. Si fa così, si fa colà. Il cuore batte forte comicamente.

Lo scrittore che definisce comica l’emozione che un cuore prova per un assaggio di amore è il senso del racconto. Lo scrittore giudica il protagonista? È il protagonista che definisce comico il battere del suo cuore? Perché? Perché è comico un cuore che batte per amore? Andiamo avanti. «L’uomo si sentì improvvisamente debole e riconobbe i segni di una emozione che da quando era bambino e vedeva sua madre salire da un giorno di limpido gelo, il collo sporgente dai renards con le puntine bianche, la bocca rossa e lucida, il neo sulla cipria, erano sempre gli stessi segni». L’emozione dell’amore è l’emozione dei bambini. Sarà una forma di regressione l’amore? Benedette emozioni quando arrivano. Bloccano il tempo, spillano lampi di gioia al grigiore del vivere. Il tempo passa e i nostri potenziali amanti ogni tanto si perdono di vista per poi casualmente rincontrarsi.

«Eccoli a un’altra festa si guardarono per pochi istanti, anzi si guardarono abbassando lo sguardo. Dopo i primi momenti di timidezza si parlarono. Lei disse che aveva studiato molti anni danza classica ma che aveva abbandonato la danza quando si era sposata, dati gli impegni della famiglia. Ora, ogni tanto, provava una grande malinconia». Ci si confida. Si spera che la malinconia dell’uno mischiata a quella dell’altro possa diventare una miscela di dolcezza, così da consolare il tempo passato e promettere giorni più luminosi. «Non capisco perché ogni tanto ho una grande malinconia. Eppure sono felice, amo molto mio marito e i miei figli, la nostra famiglia è perfetta ed è, per me, la cosa più importante di tutte. È strano. Mio marito dice che è un po’ di esaurimento nervoso».

No, non è esaurimento nervoso, è tristezza. È il prezzo pagato per aver scambiato la felicità con la serenità. Seguono altri incontri occasionali. Altre descrizioni. Quella dei “Sillabari” è una scrittura precisa e sospesa, un po’ come la vita. Parise cerca l’essenziale. Sembra che la sua scrittura sia frutto di un passaggio al setaccio di tutto ciò che gli frulla nel cervello, ma che va selezionato con discernimento, garbo, gusto. Il resto via. Tutto l’inutile via. Resta l’indispensabile, il seme che darà frutti. Racconti brevi, come sono brevi le emozioni che proviamo, istantanee di vita. Poesia in prosa carica di impressioni enigmatiche, descrizioni intime e universali, trame ambigue, ma con un linguaggio semplice e lineare. Un diario senza date. Sogni interrotti. Pagine che sono rotte per intercettare il destino. Torniamo alla nostra storia. Torniamo alle cose che succedono e non si sa perché. Andiamo al finale del primo racconto che fa da apripista dei “Sillabari”. Sillabe, particelle che stanno insieme. Non per sempre, non sempre. «L’uomo tornò sempre più di rado in quella città. Non vide più la coppia degli sposi, pensò a lei e sempre gli parve che fosse passato molto tempo. Invece erano passati solo pochi mesi ma il sentimento che lui e la giovane signora avevano provato (e qui descritto) era tale che essi, senza volerlo e senza saperlo, avevano vissuto e disperso nell’aria in così poco tempo alcuni anni della loro vita». La triste parabola degli amori che non succedono.

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