05 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Agosto 2021 alle 05:58:00

Cronaca News

«L’agricoltura raggiungerà + 5,5%»

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Il presidente nazionale della Cia Agricoltori, Dino Scanavino

“Lo shock economico del Covid ha riportato all’attenzione l’importanza strategica dell’agricoltura, garante dell’approvvigionamento alimentare del Paese e ora permette di guardare con fiducia al futuro, con una stima di crescita del 5,5% nel triennio 2021-2023, dopo aver perso il 2,9% nel 2020. La spinta verrà data dagli investimenti guidati dal Recovery Fund (95 miliardi nel 2021-23) e dall’export in crescita malgrado la crisi globale”. Realizzata da Cia-Agricoltori Italiani in collaborazione con la Cgia di Mestre, è questa l’analisi presentata in occasione dell’Assemblea nazionale.

“Nei nove mesi di crisi pandemica, l’agricoltura ha beneficiato della tenuta del commercio alimentare all’ingrosso delle materie prime (-3%) e dei prodotti alimentari (+0,1%) e di quello al dettaglio (+3,1%), registrando, nello specifico, un +3,9% nella Gdo (soprattutto nei discount, +6,6%) e un +3,5% nei piccoli negozi- viene sottolineato in una nota della Cia Agricoltori Italiani- – il macrosettore economico dell’agricoltura ha saputo, dunque, reagire con grande impegno alla crisi da Covid, senza mai interrompere l’attività, garantendo scaffali pieni e cibo fresco sulle tavole degli italiani. Questo sforzo ha trainato anche l’industria alimentare, unico comparto fra i manifatturieri ad aver avuto una limitata contrazione del valore produttivo (-2,3% a ottobre 2020).

Nonostante le enormi difficoltà del commercio internazionale, l’agroalimentare ha mostrato gran dinamismo nella risposta all’emergenza, soprattutto sui mercati esteri, sulla scia del saldo commerciale record dell’Italia (+42,5 miliardi nei 9 mesi del 2020). Le esportazioni di cibo e bevande sono, infatti, aumentate nei primi tre trimestri dell’anno del 3% (oltre 1 miliardo di euro) mentre, al lato opposto, l’import ha subito un calo tale da collocare l’Italia, per la prima volta, nella posizione di esportatore netto nella bilancia commerciale e fa ben sperare per lo sviluppo della vocazione internazionale delle nostre aziende agricole.

L’e-commerce agroalimentare haregistrato una crescita pari a 1,5 milioni di transazioni da gennaio a ottobre 2020, ma rappresenta ancora una nicchia e non compensa la chiusura dell’Horeca. I consumi fuori casa che rappresentano, infatti, un terzo del totale dei consumi alimentari nazionali, continuano a subire un duro contraccolpo dalla crisi pandemica, con perdite stimate per 40 miliardi che riguardano, soprattutto, prodotti di alta gamma e impattano anche sugli imprenditori agricoli che sono fornitori diretti di hotel, ristoranti, bar, mense. Anche negli agriturismi tricolori, la crisi da Covid ha falciato di 650 milioni il fatturato, con una perdita complessiva di 300mila clienti. Questo il quadro del settore nella cornice di un Pil italiano che -secondo la Cgia- perderà quasi 15 punti percentuali rispetto al picco del 2007 e porterà l’economia nazionale indietro di 22 anni (ai livelli del 1998). Guardando all’insieme del 2020, tuttavia, è possibile intravedere alcuni recenti segnali positivi.

Nel terzo trimestre dell’anno, rispetto a quello precedente, il Pil italiano ha segnato un rimbalzo del 16,1%, superiore rispetto all’Area Euro (+12,6%). In termini previsionali- continua la nota- si sconta un’incertezza senza precedenti, ma è verosimile ritenere che solo nel 2023 si potrà recuperare il Pil perso nel 2020, con la componente dei consumi delle famiglie leggermente più in difficoltà. Per il futuro, si prevede una spinta per gli investimenti, guidata da quelli legati al Recovery Plan e al Next Generation EU, che schiudono grandi opportunità per il nostro Paese, in particolare in relazione allo sviluppo sostenibile, dove l’agroalimentare si inserisce pienamente; questo non solo per il suo profondo legame con il territorio, ma soprattutto per quei rapporti di filiera che lo vedono coinvolto nell’intera struttura economica italiana: dal settore primario (agricoltura), al secondario (industria agroalimentare), al commercio e ai servizi (in particolare al turismo). Modernizzare e digitalizzare l’agricoltura italiana per aumentare produttività e sostenibilità del settore continuando a garantire l’approvvigionamento alimentare del Paese; rilanciare le aree rurali, in un’ottica abitativa e turistica, come argine contro lo spopolamento dei territori e il loro impoverimento ambientale e paesaggistico; costruire veri e propri “sistemi imprenditoriali territoriali” interconnessi, dove le attività economiche e le forze sociali possano fare rete per resistere meglio alle crisi.

Questi alcuni dei punti chiave della ricetta di Cia per “riprogettare il futuro” con “Agricoltura-TerritorioSocietà” al centro, come recita lo slogan dell’Assemblea nazionale 2020, costruendo un piano di rilancio post Covid e centrando al tempo stesso gli obiettivi fissati dal Green Deal europeo. “La straordinarietà della contingenza e l’impatto della pandemia a livello sanitario, economico, sociale non consentono un approccio ordinario alla situazione -ha detto il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavinoil Covid ha rimesso in discussione i modelli di crescita e ora la ripartenza dipenderà dalla capacità di interpretare il cambiamento cogliendo tutte le opportunità delle strategie programmate, a partire dai fondi previsti dal Next Generation EU, pacchetto per la ripresa in un’ottica più verde, digitale e resiliente, che destina solo all’Italia oltre 200 miliardi in tre anni”.

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