25 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Settembre 2021 alle 08:59:00

Cultura News

Pino Settanni, il pittore con la macchina fotografica

foto di Pino Settanni e Mario Monicelli
Pino Settanni e Mario Monicelli

«Pino Settanni è un pezzo della nostra storia»: lo scrisse Lina Wertmuller nell’ormai lontano 2007. L’occasione: la mostra al Castello Aragonese con gli scatti del grande fotografo grottagliese nell’ambito di “Nati a Taranto”, l’iniziativa ideata dalla giornalista Maristella Bagiolini per chiamare a raccolta i tarantini che avevano fatto successo, ahinoi, fuori dalle mura cittadine. Tra questi, appunto, il fotografo che decise di lasciare Taranto – dove aveva lavorato all’Italsider – per emigrare a Roma. Lì incontrò il meritato successo, diventando amico dei grandi del cinema e autore di ritratti dalla sorprendente originalità: Mastroianni, Monica Vitti, Fellini, Sergio Leone, Omar Sharif, tra i tanti.

Alla memoria di Pino Settanni ci ha ricondotti il Corriere della Sera: per ricordare Mario Monicelli, a dieci anni dalla scomparsa del grande regista di “Amici miei”, ha utilizzato l’iconico ritratto che gli scattò proprio Settanni. Avvolto da un manto rosso, su sfondo nero, il regista fulmina l’osservatore con sorriso e sguardo enigmatici. «Mario Monicelli si atteggia a profeta, convincentemente», scriverà di quel ritratto Vittorio Sgarbi. In quel ritratto c’è la grandezza di Pino Settanni, un artista che a Taranto e dintorni purtroppo è ancora mortificato da scarsa conoscenza e gratitudine.

Basti pensare proprio alle difficoltà incontrate per “Nati a Taranto”, come ricorda la stessa promotrice dell’evento: «L’allora amministrazione comunale (sindaco era Ippazio Stefàno, assessore alla cultura Antonietta Mignogna, ndr) mostrò non poca ritrosia. Il sindaco si negò alla visita istituzionale, ci chiusero le porte della Sala degli Specchi perché non era ancora arrivato il bonifico di poche centinaia di euro». Ai tarantini avere in un colpo solo Settanni e Monicelli non suscitò particolari emozioni: «Alla mostra al Castello arrivarono da tutto il Sud, i tarantini si mostrarono distratti». Settanni forse ci era abituato, Monicelli di quella trascuratezza istituzionale non si portò grande peso. Volle essere accompagnato davanti al siderurgico e nei vicoli della Città Vecchia.

Disse: «Dopo aver ammirato la galleria infinita di ritratti realizzati da Pino Settanni tra via Ripetta e Kabul, mi è venuta voglia di fare un nuovo vbiaggio nelle facce della gente… magari per un nuovo film». Ecco, Settanni poteva persino ispirare un grande della macchina da presa come appunto Monicelli. «Tutti quelli che ha fotografato – scrisse ancora la Wertmuller sul catalogo di “Nati Taranto” – sono suoi amici. Li conosce, ne conosce le opere, le storie, il carattere. Ama avvicinarsi con l’obiettivo a quello specchio dell’anima che sono gli occhi, a quelle rughe che raccontano le esperienze della vita e della mente. (…) Pino è nato davanti al bel mare di Taranto, profumato di Magna Grecia (…) e per quanto possa sembrare un’esagerazione, io in questo mare di volti mi tuffo con piacere». Per l’intensità cromatica dei suoi ritratti Settanni si era guadagnato la fama di “pittore con la macchina fotografica”.

Eppure di tanta grandezza Taranto sembra aver smarrito la memoria o forse non aver mai avuto consapevolezza.Diversamente da ciò che accade altrove. A Matera c’è un intero museo dedicato a Pino Settanni, al Palazzo Viceconte. Ci sono soprattutto le opere della produzione più recente di Settanni, quelle nelle quali alla fotografia interpolava le sue manipolazioni digitali. Pino Settanni meriterebbe di essere ricordato degnamente nella sua terra. Sono trascorsi dieci anni dalla sua scomparsa. Pino venne a mancare due mesi prima del suo grande amico Mario. Ricordarlo sarebbe un dovuto atto di conoscenza e riconoscenza.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche