01 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Agosto 2021 alle 19:51:00

Cronaca News

Il piano di Invitalia, meno polveri e diossine. Sindacati: tante incognite

L'Ilva di Taranto
L'ex Ilva di Taranto ora Arcelor Mittal

La firma dell’accordo tra Invitalia e ArcelorMittal slitta di una decina di giorni, probabilmente il 10 o l’ 11 dicembre. Intanto trapelano le prime indicazioni del piano industriale che dovrebbe prevedere investimenti finalizzati a ridurre le emissioni inquinanti e ad avviare un procedimento di decarbonizzazione degli impianti. La riduzione, a quanto pare del 78%, dovrebbe riguardare le diossine e le polveri di ossido di zolfo. Degli investimenti e dell’implementazione del piano grazie alla presenza dello Stato si è parlato nella videoconferenza fra Fim, Fiom e Uilm, Ugl e Usb, il presidente di Invitalia Domenico Arcuri e i ministri Patuanelli e Catalfo.

“L’implementazione del piano avverrà subito – ha spiegato Arcuri – l’azienda avrà una governance condivisa con un socio pubblico che all’inizio sarà comproprietario per poi diventarne socio di maggioranza”. Previste misure di sostegno con “un portafoglio di strumenti di cui il Governo già dispone, dalle varie norme per il costo dell’energia fino a un contratto di sviluppo”. Ci sarà un “finanziamento di una quota di investimenti green messi in campo”. Riguardo alla produzione, attualmente fra i 3 e i 4 milioni di tonnellate, con lo stabilimento a regime Invitalia prevede di raggiungere 8 milioni di tonnellate. “Noi – ha detto Arcuri – abbiamo chiesto un progressivo innalzamento dei livelli di produzione, da 5 milioni subito per salire a 6-7-8 milioni di tonnellate. Otto milioni sono previsti a regime di piano nel 2025. Abbiamo ottenuto che questo livello di produzione è il livello minimo e se il mercato porterà a una ripresa della domanda, ci sarà una correlazione sul piano occupazionale”.

Su questo aspetto restano ancora dei nodi da sciogliere, intanto Arcuri ha parlato di una cig “al massimo di 3.000 lavoratori del 2021, 2.500 nel 2022, per poi scendere progressivamente a zero”. Riguardo agli impianti, nell’incontro è emerso che con l’ingresso dello Stato sarà implementato il piano di marzo messo in discussione dalla multinazionale e sostituito con uno meno competitivo. Per Arcuri, “Alla base dell’accordo, c’è il ripristino del pia no industriale di marzo che prevede la creazione del più grande impianto di produzione di acciaio verde d’Europa, la progressiva combinazione di fonti e filiere produttive con progressiva decarbonizzazione, la realizzazione di 2 forni elettrici, l’avvio di un impianto esterno per il cosiddetto Dri (direct reduce iron)”. I due altiforni e le batterie più vecchi sono destinati allo spegnimento, mentre si valorizzerà l’altoforno 5 e si utilizzeranno le batterie più competitive. Si punta ad una produzione green non solo a Taranto ma anche nelle altre fabbriche. “E’ nei nostri progetti il primo passo per l’implementazione di una siderurgia moderna su tutto il territorio nazionale”.

Ha assicurato Arcuri. Ieri era l’ultima data utile per la conclusione dell’accordo, dalla ArcelorMittal il Governo attende una lettera di intenti nella quale si dice intenzionata a restare in Italia. Le prime indicazioni sul piano non avrebbero sgombrato il campo da ogni dubbio Roberto Benaglia, segretario generale della Fim Cisl spiega che i sindacati hanno “chiesto al ministro garanzie concrete sul tema dell’occupazione e sui piani d’investimento”.

Ma, allo stesso tempo, ha manifestato la sua preoccupazione per i “numeri pesanti” e le “difficoltà a rilanciare lo stabilimento che ha una produzione al minimo storico”. Sul rinvio della firma, ha detto, “speriamo si tratti di ritardi tecnici”. La Fiom sembra disposta a fare sconti. “Ci sono una serie di incognite per il futuro ambientale, occupazionale e produttivo – spiega Francesco Brigati – il Governo non può far finta che a Taranto non ci sia un problema ambientale e occupazionale e per uscire da questa impasse deve confrontarsi con il territorio”. “Se pensano che noi accompagniamo un processo di questo tipo dopo essere stati tagliati fuori da tutto, sbagliano”. Ha detto Francesca Re David segretaria generale Fiom. “Abbiamo appreso che il nuovo progetto prevede la realizzazione di un grande forno elettrico e due impianti esterni per il DRI, ma non sappiamo – ha sottolineato Rocco Palombella leader della Uilm – come verrà guidata la transizione e come verranno gestiti i lavoratori, anche quelli in Ilva As che secondo l’accordo del 2018 dovevano essere riassorbiti. Da quanto detto da Arcuri ci troveremo da quest’anno fino al 2021 con 3.000 persone in cassa integrazione che si aggiungono ai 1.700 di Ilva as. Non firmeremo mai un accordo che preveda migliaia di esuberi. Presumibilmente dalla prossima settimana inizieremo una trattativa, ci auguriamo libera da condizionamenti, per arrivare a un’intesa che dia un futuro occupazionale a tutti i lavoratori di ArcelorMittal, di Ilva As e appalto, e che avvii il piano di risanamento ambientale tanto atteso”.

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