14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Aprile 2021 alle 06:52:44

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Il coronavirus

L’intervento incisivo di qualche giorno fa del dottor Nicola Baldi medico – umanista ha richiamato, debitamente, l’attenzione pubblica sulla responsabilità dello scienziato sui problemi piu stringenti del nostro tempo, connessi in particolare con la pandemia, e l’obbligo morale di una comunicazione seria ed equilibrata. Mario Guadagnolo ha espresso la sua voce di consenso alla posizione di Baldi e ha svolto una serie di riflessioni dettate da vigile senso critico e una puntuale analisi della situazione, soffermandosi sulla necessità di fare buona comunicazione da parte degli scienziati-medici che, in questo periodo, stanno dilagando sui media e, spesso, con le loro tesi disorientano la pubblica opinione.

Mi sono ricordato che sul Corriere della sera di qualche mese fa (maggio 2020) Guido Tonelli, illustre fisico pisano, di caratura internazionale, ricercatore affermato e accreditato al CERN di Ginevra per gli studi sulle particelle elementari (vedasi il bosone di Higgs), ha affrontato queste problematiche con lucidità di pensiero e chiarezza di proposte operative. Mi piace richiamare i punti essenziali del suo intervento: 1) è necessario che il lavoro degli scienziati e dei ricercatori torni al centro del pubblico interesse e che, passata la fase della pandemia, non lo si faccia ricadere di nuovo nel silenzio e nell’indifferenza (sappiamo tutti quanto la ricerca sia tenuta in considerazione nel nostro Paese!); 2) sentire da parte degli scienziati il peso della responsabilità, in un momento in cui l’opinione pubblica non perde una parola di quello che dicono virologi, epidemiologi, medici, etc.

A loro ci si aggrappa per capire, sopportare le difficoltà del momento e coltivare la speranza di venire fuori dal tunnel; 3) ci vuole un’attenzione speciale nell’uso delle parole e un grande rigore scientifico nel separare le cose che sappiamo su questo virus da quello che ancora non è certo e il tanto che ci è ancora totalmente sconosciuto. Si farebbe un pessimo servizio alla scienza se, nel frullatore mediatico che accompagna questa fase, non si riuscisse a distinguere uomini e donne che fanno ricerca, e parlano con prudenza dei loro risultati, da parolai e tuttologi che ricercano notorietà e consenso con affermazioni ad effetto. Insomma, il prof. Tonelli sostiene che gli scienziati, tutti, devono esercitare una maggiore autodisciplina e mettere al bando comportamenti che sarebbero incresciosi anche in tempi normali, ma producono effetti devastanti nel mezzo di una pandemia. In sostanza, virologi ed epidemiologi dovranno imparare a mettere da parte il loro ego, e abbandonare conflitti personali e dispute senili giocate a colpi di insulti ed attacchi incontrollati. In queste settimane abbiamo visto che persino qualche premio Nobel ha ceduto alla smania di protagonismo.

Stamani leggo che da parte del dott. Bassetti è partito uno strale contro Ilaria Capua : “ La Capua è una veterinaria e non si intende di vaccini…” Giudicate voi. Uno spettacolo poco edificante. Anche gli scienziati sono esseri umani, e fra loro ci sono narcisismi, invidie e gelosie. Ma quando la posta in gioco è così alta questi comportamenti devono essere isolati e banditi con la massima severità. Bisognerebbe inoltre fare un’operazione di verità. L’ OMS dovrebbe chiedere scusa al mondo per i molti errori commessi, in quanto non ha capito fin dall’inizio la pericolosità di questo virus, la gravità delle patologie che sviluppa, l’ estrema facilità con cui può sfuggire a misure blande di contenimento a causa dell’alta percentuale di infettati asintomatici. I molti morti e la pandemia nascono da qui. Capire come questo sia potuto accadere, analizzare gli errori commessi, e soprattutto modificare il modo di funzionare dell’organizzazione è fondamentale per evitare che questo possa succedere.

A parere del prof. Bonelli occorre modificare in profondità l’OMS e farla diventare presto una struttura che interagisce con il lavoro di prima linea dei ricercatori, del tutto indipendente dai governi, governata dai migliori scienziati nei vari campi e capace di verificare con propri mezzi i rischi di nuovi agenti patogeni. Infine, occorre affrontare di petto la questione dell’ organizzazione mondiale della ricerca in campo farmacologico. Tutti oggi ci rendiamo conto “della devastazione prodotta da visioni neoliberiste della sanità, che hanno messo il mercato al centro di tutte le attività umane, riducendo la salute a un bene commerciale qualunque, dal quale estrarre il massimo profitto. Questa pandemia fa toccare con mano, a tutti, la follia di questo approccio.” Di qui la necessità di creare una diversa organizzazione internazionale della ricerca medica e farmacologica, finanziata con mezzi pubblici e sottratta agli interessi delle grandi case farmaceutiche. Insomma, mobilitare i migliori cervelli del pianeta e organizzarli su tre o quattro piattaforme continentali, ciascuna di dimensioni simili al CERN. Decine di migliaia di ricercatori che l’umanità manda in avanscoperta per collaborare / competere nella comprensione delle patologie più gravi e nello sviluppo di nuove terapie o nuovi vaccini. Un’utopia forse, ma i cui benefici, in termini di efficienza e di tempi, sarebbero indubitabili.

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