01 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Agosto 2021 alle 17:54:00

Cronaca News

Confcommercio boccia il ritorno dello Stato nell’ex Ilva. Scetticismo sulla svolta green

La sede di Taranto di Confcommercio
La sede di Taranto di Confcommercio

La cronaca delle ultime ore sembra un ritorno al passato. Sembra di rivedere un film già visto 25 anni fa. Così Confcommercio Taranto “boccia“ l’operazione Governo-ArcelorMittal. L’accordo che verrà siglato fra meno di dieci giorni, sancisce il ritorno dello Stato nell’industria dell’acciaio. Un capitolo di storia che si era chiuso nel 1995 con la privatizzazione e la vendita dello stabilimento ai Riva. la cui gestione è finita fra il 2012 e il 2013 col sequestro dell’area a caldo e il commissariamento. Fra meno di dieci giorni si torna all’industria pubblica, inizialmente con una quota paritaria di Invitalia che diventerà maggioritaria nel 2022.

“Dopo 25 anni, il nastro della storia si riavvolge e l’Ilva ritorna ad essere industria di stato, 25 anni di tormenti, lotte, passaggi di proprietà, processi, condanne e … morti. Un tempo trascorso inutilmente se ad otto anni dal sequestro degli impianti e dall’arresto dei Riva e dei dirigenti- commenta il presidente provinciale di Confcommercio Taranto, Leonardo Giangrande- siamo ancora qui a non avere contezza della valutazione dell’impatto sanitario dello stabilimento siderurgico. L’indicatore ‘Ambiente’ fa scalare Taranto di ben 24 punti rispetto al 2019, nel report stilato da Italia Oggi e Università la Sapienza, inerente la classifica annuale della qualità della vita delle 107 province italiane, portandola alla 104esima posizione per l’aspetto ambiente”.

La decarbonizzazione e la svolta green preannunciate da Arcuri non convincono Confcommercio: “La nuova intesa Stato-Arcelor annuncia una strategia verde per rendere lo stabilimento più green senza però enunciarne i termini, gli investimenti ed i tempi e soprattutto senza coinvolgere gli attori del territorio. Gli sforzi portati avanti dall’Amministrazione comunale del capoluogo, con il sostegno della Regione e dello stesso Governo, per un nuovo modello di sviluppo che traguardi ad una transizione ecologica definitiva che presuma una bonifica integrale del territorio, rischiano di essere annullati da un modello produttivo purtroppo ancora legato al carbone e che punta -come previsione di produzione annua- su 8 milioni all’anno di tonnellate di acciaio, pur annunciando la costruzione del più grande impianto ‘verde’ d’Europa”.

Le questioni salute e ambiente per Confcommercio non trovano una risposta adeguata: “Siamo ancora una volta dinnanzi ad un Governo che mette un’ipoteca sulla salute di una intera comunità.” Come ieri giungono critiche anche dalle organizzazioni sindacali. “È assolutamente necessario che il Governo parli con la città a partire dalle istituzioni preposte, dal sindaco agli enti locali ai comitati. Se non lo sta facendo, sbaglia. Abbiamo detto al Governo che bisogna dialogare con tutti perché è il momento in cui tutti possano vedere un futuro più concreto, certo e migliore”. Lo dichiara Roberto Benaglia, segretario generale Fim Cisl.

“Abbiamo sentito parlare di forni elettrici e del più grande polo siderurgico green di tutta Europa, ma non bastano gli annunci, bisogna toccare con mano – afferma il segretario generale Fim Cisl -. Siamo preoccupatissimi della situazione di abbandono e della incompatibilità ambientale che da tempo è stata lasciata andare in quello stabilimento”. Sul nodo del rientro dei cassintegrati, Bengaglia sottolinea: “La nostra volontà è di discutere questo nelle prossime settimane. La discussione si deve centrare sul fatto che dobbiamo dare risposte chiare a tutti i lavoratori che certo non cominciano adesso un percorso di ammortizzatori sociali.

Vengono già da lunghissimi percorsi. Credo che lo Stato non possa illudere e illuderli dicendo: tranquilli, nel 2025 tutti lavoreranno. Perché il 2025 è lontanissimo, perché 5 anni di ammortizzatori sono un sacrificio e perché non bastano le promesse”. Anche l’Usb esprime perplessità sull’accordo: “Un metodo che non condividiamo quello utilizzato per portare avanti la trattativa da un Governo che non ha tenuto minimamente in considerazione né le organizzazioni sindacali, né gli enti locali, generando decisioni che verranno calate sulla testa di una comunità lasciata fuori dal confronto. Non ci convince la produzione che, partendo da 5 milioni di tonnellate subito con 5000 lavoratori impiegati, aumenterebbe di 1 milione di tonnellate e 1000 lavoratori all’anno per arrivare a 8 milioni di tonnellate di acciaio entro il 2025, ed il totale assorbimento della forza lavoro. esterni alla fabbrica, che verranno costruiti e poi Il tutto con una riduzione delle emissioni inquinanti: del 93% di ossido di zolfo, 90% di diossine, 78% di polveri e CO2. La produzione green comporterebbe, secondo il piano a noi sconosciuto, lo spegnimento dei due altoforni più datati ed il rilancio dei due più recenti: Afo 4 e Afo5”.

Secondo l’Usb, “si tratta di un piano ricco di contraddizioni e difficilmente realizzabile” che non tiene nella dovuta considerazione “la tutela dell’ambiente e della salute”. Unico riscontro positivo, evidenzia il sindacato, è la “garanzia di una convocazione sulle questioni avanzate da Usb: riconoscimento amianto e lavoro usurante, incentivi all’esodo e Lpu e l’ok del Governo “alla richiesta di Usb di finanziare anche per il 2021 l’integrazione salariale per i lavoratori di Ilva in as”.

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