16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 15:43:58

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Pellegrino Sessanta, in ricordo del libro di Cesare Brandi

foto di Pellegrino di Puglia
Pellegrino di Puglia

Ricorre nel 2020 il sessantesimo della pregevole opera dell’illustre critico e storico dell’arte Cesare Brandi (1906- 1988) che fece conoscere in tutt’Italia e oltre i confini nazionali le sue inimitabili valenze artistiche. La mostra si sarebbe dovuta aprire il 2 dicembre; purtroppo, per i motivi legati al Covid-19, sarà portata, si spera, all’ultima settimana di febbraio o alla prima settimana di marzo. Per organizzare, in ricordo, la presente iniziativa, è nato il Comitato Pellegrino 60, composto dall’Associazione culturale “Gruppo Taranto”, presieduta da Aldo Perrone; dalla professoressa Lucinia Speciale (Università del Salento), dal Gruppo “Umanesimo della Pietra” – Martina Franca, con l’operatore culturale Domenico Blasi, Enza Aurisicchio e Francesco Semeraro – dal “Centro Ricerche Arte Contemporanea” di Taranto, presieduto da Giulio De Mitri, e dal referente dell’Associazione i “Presìdi del Libro” di Martina Franca, Carlo Dilonardo. Il Comitato ringrazia per la disponibilità Vittorio Brandi-Rubiu, critico e storico dell’arte contemporanea, e Giuseppe Appella, critico e storico dell’arte e studioso dell’opera di Brandi.

Il “Comitato Pellegrino 60” ringrazia altresì il Comune di Martina Franca, che co-organizza l’iniziativa. Una Mostra, che sarà aperta nei saloni di Palazzo Ducale, con documenti, lettere, libri, oggetti, fotografie, disegni, opere d’arte, e varie attività artistiche relative al libro “Pellegrino di Puglia”, del 1960, presenterà la vita e l’opera di Brandi, in particolare con riferimento al suo libro “pugliese”. La Mostra si estenderà al libro successivo “Martina Franca”, del 1968, ed alla figura non solo di studioso ma anche di difensore dei beni culturali, artistici, paesistici, dell’autore del “Pellegrino di Puglia”. Il libro: Il “Pellegrino di Puglia”, edito dalla casa editrice Laterza di Bari, in formato 22,5 x 18 centimetri, con 78 fotografie di Angelo Ambrosini. Cesare Brandi, di Siena, scrittore, critico e teorico dell’arte, fra i maggiori intellettuali italiani del secolo scorso, innamoratosi del Sud d’Italia sin da bambino, fu un viaggiatore instancabile: «“Quando mi sveglio ho sempre curiosità per qualche cosa, il taedium vitae io non lo conosco”. Viaggiava solo dove sapeva di poter trovare opere d’arte. La natura non era spinta sufficiente.

Ma anche se la meta privilegiata erano sempre le opere d’arte, il suo approccio cercava di restituirle per così dire nell’ambiente e nel costume della gente, evitando le specificità dello storico d’arte che si occupa e parla solo del suo oggetto di studio, ed evitando anche il gergo per gli addetti ai lavori. Nascono così libri come Pellegrino di Puglia e Verde Nilo», dice Vittorio Brandi- Rubiu. Non sono soltanto le bellezze artistiche, architettoniche che Brandi sa leggere, ma in maniera superlativa anche il territorio, l’ambiente, le caratteristiche economico sociali, umane, tradizioni e comportamenti, filtrati da una cultura ed una sensibilità di visione sorprendenti.

Un moderno umanista che non vezzeggia quello che vede ma lo spiega facendo risaltare i valori che di volta in volta incontra. “C’è un luogo in Puglia non così famoso quanto Alberobello, ma in quei paraggi, e forse più esotico, la campagna che si stende fra Locorotondo e Martina Franca. Ancora intatta, gremita, quasi un albero piegato di frutti, sfoggia le insegne di una maternità inesauribile, come il simulacro di Diana d’Efeso, o il ventre di una cagna che allatta. È il selvaggio scoppio, da un sotterraneo sangue grumoso, quasi di foruncoli di crescenza, ma come gemme di alberi che stanno per diventare foglie e rami: e qui è la terra che fa tutto da sé, miracolosamente androgina e materna, emette gemme, poppe, latte e sangue. Di sangue sembrano intrise le zolle quasi paonazze, come in Provenza, e latte denso, bianchissimo, accecante, s’accaglia sulle cime delle cupolette puntute dei trulli; mentre il verde più acidulo e accanito delle viti, e quello denso, da tagliarsi a fette, come un sanguinaccio nero, dei carrubi, o la giada opaca dei fichi, sbucano ovunque, a rinzaffo, a contrasto, quasi a sterminio dei trulli.” Sono parole di Brandi, in Pellegrino di Puglia, mentre parla di Martina Franca.

Vittorio Brandi-Rubiu, che parla dei viaggi di Brandi nelle terre del nostro Mezzogiorno: “Tra queste ultime fu la Puglia che Brandi attraversò, da pellegrino appunto, amandola da subito per i suoi rallentati ritmi umanamente cadenzati, una viabilità non di primissimo livello che obbligava alla lentezza e lasciava il tempo di guardare, e quindi di conoscere. L’amò, si potrebbe dire valutando con la mentalità di oggi, per i suoi difetti, che evidentemente tanto difetti non erano. Perché per il resto, verso i difetti veri fu intransigente nella denuncia e ruvido nella condanna. Cosicché oggi il “Pellegrino” è da considerare documento storico dei più importanti, che dà piena contezza di quanto e in cosa siamo cambiati in così breve tempo noi, il nostro patrimonio culturale e il territorio. Un raffronto che ci permette di non dilapidare conoscenze importanti di noi stessi.“

Le parole di Brandi, tratte dallo stesso libro: “Forse voi saprete che la Firenze del Barocco – come la chiamò il Gregorovius – è una città gentile, d’affabile parlata, patria di un barocchetto che la fa simile a una città spagnola. E forse non sapete altro. Né immaginate che Lecce vale San Gimignano o Pienza …”. Leone Piccioni, grande scrittore e acuto indagatore di Brandi. (…) Ed intanto, Brandi non è solo un critico e uno storico dell’arte, uno dei primi, si può ben dire, ad aver raccolto l’esigenza, già espressa da Longhi, di “riconsegnare la critica, e perciò la storia dell’arte, non dico nel grembo della poe-sia, ma certamente nel cuore di un’attività letteraria”. (…) Brandi è anche l’autore di numerosi libri teorici: prima in forma di Dialoghi (lo “scrittore”, ancora), poi in forma sempre più dichiaratamente sistematica, vere e proprie trattazioni teoriche corredate di note e di rinvii bibliografici.” con molti altri sarà presente nella mostra e nel catalogo. Il link del filmato all’indirizzo https://youtu.be/dcnuU6Z72rM Fotografie di Angelo Ambrosini, Enzo Crea, Ciro De Vincentis, Sandro Basile, Mario Mauro, Pasquale Reo. L’opera in visione nella conclusione del filmato è dell’artista Giulio De Mitri ed è intitolata: Pellegrino 60.

 

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