28 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Settembre 2021 alle 23:58:00

News Politica

Il Servizio Sanitario dopo la pandemia, la ricostruzione necessaria

foto di Emergenza coronavirus
Emergenza coronavirus

Il nostro Paese, assieme all’Europa e al mondo tutto, sta vivendo un momento storico particolarmente complesso, a causa della crisi pandemica da Covid 19, che ha condotto a conseguenze particolarmente gravi sotto il profilo sanitario ed economico. Infatti, la crisi sanitaria ed economica ha mostrato drammaticamente la vulnerabilità della vita umana, dei sistemi economici occidentali e del sistema Paese di cui la Ue e gli Stati Uniti (con le dovute differenze tra gli uni e gli altri) si erano era dotati.

Siamo consapevoli che non vi sia una soluzione semplice e univoca per superare una situazione così grave, tuttavia, per la UIL, si deve trarre esperienza dall’emergenza, rafforzando e rinnovando il SSN italiano, attraverso tutte le risorse economiche possibili. La diffusione del Covid 19 ha sottolineato l’importanza di un solido Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale, poiché obiettivo della Repubblica è tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, ai sensi di quanto disposto dall’art. 32 della nostra Carta Costituzionale. Tuttavia, per attribuire solidità al SSN e superare le criticità presenti, è indispensabile rafforzare e riprogettare su nuove basi la sanità pubblica, per prevenire possibili pandemie future che minacciano la salute pubblica, intervenire sulle patologie ed eliminare qualsiasi fonte di pericolo per i cittadini, per le persone, con l’obiettivo di tutelare concretamente la salute umana e preservare il benessere di tutti.

Per attuare ciò, l’Italia non può prescindere dalle risorse economiche messe in campo dalla Ue per la situazione emergenziale che stiamo vivendo e, a parere della UIL, il Recovery fund costituisce una soluzione importante, ma non immediata per intervenire sul rafforzamento del nostro sistema Sanitario. Pertanto, è essenziale utilizzare la linea di credito speciale, creata all’interno del Mes, il Pandemic Crisis Support, poiché i 37 miliardi del Mes, che rappresentano esattamente i tagli effettuati nella sanità negli ultimi dieci anni, costituiscono un’occasione tempestiva e irripetibile per ammodernare il Sistema Sanitario italiano e i Sistemi Sanitari europei. Primariamente, per ciò che concerne la situazione italiana, ci preme sottolineare l’importanza di ricreare un nuovo equilibrio tra il ruolo dello Stato e il ruolo delle Regioni in materia sanitaria, alla luce delle divergenze Stato-Regioni dovute alla difficile gestione della crisi pandemica da COVID 19.

Ciò perché è indispensabile trovare una sintesi efficace sul tema ed eliminare tutte le diseguaglianze territoriali presenti tra Nord e Sud, così da tutelare realmente il diritto alla salute, in quanto diritto fondamentale dell’individuo, senza attuare discriminazione alcuna. Come noto, attualmente, la condizione della sanità meridionale è piuttosto complessa e presenta non poche difficoltà. Naturalmente, è opportuno chiarire che, per ciò che concerne la sanità del meridione, difficoltà e criticità erano presenti già molto prima dell’arrivo della pandemia, poiché da anni persiste il divario nella quantità e qualità dei Servizi forniti dalle singole Regioni, con una conseguente non uniformità sul territorio dei livelli essenziali di assistenza, i LEA, oltre che una disomogeneità in materia di spesa sanitaria pro capite.

In assenza di una regia centrale comune, ad alcune regioni è mancata la capacità di riorientare i servizi, nel senso che non sono stati rafforzati i servizi socio-sanitari territoriali, non sono state allocate risorse in modo adeguato ed efficiente, né si è investito nelle nuove tecnologie. Per superare i divari territoriali presenti, affinché tutte le Regioni abbiano la capacità di fornire il livello standard di prestazioni che deve essere garantito su tutto il territorio nazionale, si devono affrontare e risolvere taluni limiti presenti in alcune aree del Paese: la capacità di programmazione gestionali e organizzative, il superamento del gap territoriale nella dotazione di infrastrutture, orientare in modo razionale la spesa per gli investimenti ed in ultimo, ma non meno importante, resistere alle pressioni della criminalità organizzata. Pertanto, l’esperienza di questi mesi ci insegna che, fermo restando il Titolo V della Costituzione, si deve procedere nella direzione del superamento dei divari territoriali, per rendere efficace l’azione del Servizio Sanitario Nazionale.

Sulla base di questa premessa, come UIL, proponiamo un piano mirato di dieci punti, per far ripartire la sanità italiana, alla luce dell’emergenza epidemiologica che l’Italia e il mondo intero stanno vivendo. 1) – Rafforzamento dell’offerta sociosanitaria a livello territoriale con al centro la persona; 2) – Sviluppo della medicina territoriale: dipartimenti di prevenzione e distretti; 3) – Investimenti per le strutture intermedie di cura, di prossimità e le residenze sanitarie assistenziali (RSA) e di Long Term Care; 4) – Programmazione delle attività diagnostiche, ambulatoriali e chirurgiche a livello territoriale con promozione della campagna di vaccinazione antinfluenzale; 5) – Più risorse umane nel sistema sanitario e finanziamento dei corsi di specializzazione in medicina; 6) – Legalità del SSN; 7) – Ammodernamento dell’edilizia sanitaria e rinnovo delle tecnologie sanitarie; 8) – Investimenti nella ricerca scientifica e sanitaria con l’obiettivo di creare una comunità resiliente; 9) – Nuove attività di audit in ambito sanitario/ clinico; 10) – Prevenzione, sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro. Il punto di partenza è quello di riportare l’attenzione sull’assistenza territoriale, attraverso la partecipazione tra Governo, Regioni, enti locali, professionisti e mondo scientifico, stanziando risorse per rafforzare l’efficacia, l’accessibilità la sostenibilità e la resilienza del nostro sistema sanitario. Si deve lavorare per creare un sistema sociosanitario integrato, che promuova attività di prevenzione e promozione della salute, mediante l’implementazione di medici infermieri e altre figure professionali quali operatori domiciliari, assistenti sociali, gli psicologi.

Poi, per quanto concerne la gestione della crisi pandemica, è necessario completare e rendere strutturali le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale nate per la gestione della pandemia da Covid19) su tutto il territorio nazionale, per fronteggiare meglio la diffusione del COVID 19 e per non farsi cogliere impreparati da pandemie future, qualora dovessero esserci. Sulla scia di questi ragionamenti, è tristemente noto che il COVID 19 abbia avuto particolare crudeltà nei confronti delle categorie più deboli, degli anziani, tanto che nelle RSA il virus ha causato vere e proprie stragi, mostrando i limiti di un sistema organizzativo che deve essere rinnovato. Infatti, le RSA devono essere parte attiva delle comunità locali, rispondendo ai bisogni reali del territorio, differenziando l’offerta di supporto, con attività collaterali di diversa tipologia e entità, dall’assistenza medica domiciliare, al sostegno ai caregiver, ai percorsi per l’invecchiamento attivo.

Oltre a ciò per tutelare le fasce più deboli della popolazione, la UIL propone da tempo una Legge quadro sulla non autosufficienza e di procedere al riconoscimento contrattuale e normato del caregiver (assistente alla cura) familiare. Naturalmente, non esiste tutela della salute, con particolare riguardo ai più fragili, senza prevenzione. La prevenzione è il metodo più efficace di lotta alle patologie, che comporta un risparmio in termini di minore diffusione delle malattie nella popolazione e di minori richieste ai servizi sanitari e sociali, motivo per il quale vanno significative alla prevenzione. Nell’opera di rinnovamento del SSN, che metta al centro la persona e le risorse umane, occorre potenziare la dotazione di personale che permetta di eseguire con successo le prestazioni, per questa ragione occorre investire in formazione per sviluppare le competenze professionali e mediche.

Pertanto, si deve avviare prioritariamente, d’intesa con le Regioni, un piano di assunzioni straordinarie di medici ed infermieri e della pluralità di professionisti sanitari e sociosanitari, come del personale amministrativo, fortemente carente a seguito dei blocchi decennali delle assunzioni. Oltre a ciò altro punto chiave per il rinnovamento e il rafforzamento del SSN è la legalità. Nella gestione del SSN di questi decenni si sono registrate criticità e casi di corruzione che hanno pesantemente penalizzato e danneggiato questo bene comune. La legge n. 190 del 2012 è stato un primo risultato importante per contrastare questi fenomeni, perché ha introdotto e delineato una rete di vigilanza anticorruzione nel settore sanitario, attraverso una struttura organizzativa che va dal livello nazionale a quello locale e aziendale. Riteniamo necessario continuare su questa strada, attraverso un’azione volta ad aumentare la legalità, rendere più trasparente l’utilizzo delle risorse pubbliche, aumentando l’efficienza e intensificando i controlli sull’attività di tutto il personale sanitario e sulla catena del farmaco, promuovendo comportamenti etici, intensificando i controlli sull’esecuzione degli appalti in sanità e definendo i rapporti tra sanità e politica, sistema pubblico e sanità privata. Elemento di supporto della legalità è l’attività di audit clinico, ovvero una metodologia di analisi strutturata e sistematica per migliorare la qualità dei servizi sanitari, applicata dai professionisti medici, attraverso il confronto con criteri espliciti dell’assistenza prestata, per identificare scostamenti rispetto a standard conosciuti o di buone pratiche.

Per questa ragione, la UIL ritiene importante implementare l’attività di audit clinico, per migliorare la qualità dei servizi sanitari, investigare su tutte le patologie e incidere più approfonditamente sul tema Covid 19. Sulla scia di questi ragionamenti, è bene sottolineare che il nostro sistema sanitario, negli ultimi dieci anni, è stato caratterizzato da un mancato finanziamento per quanto riguarda l’ammodernamento strutturale e tecnologico (da 3,6 mld del 2012 a 1,2 mld di euro del 2017). Situazione che è stata aggravata dalla mancata capacità di spesa delle regioni e dalla lentezza nella realizzazione delle opere. Pertanto, occorre destinare risorse per ammodernare tutte le infrastrutture, investire nelle tecnologie, riqualificare e potenziare tutte le strutture di edilizia sanitaria del Paese, rendendo gli ambienti ospedalieri e di cura sempre più sicuri, fruibili e a tutela del benessere della comunità.

Ulteriore criticità del Sistema Sanitario italiano sono i pochi investimenti nella ricerca, poiché l’Italia investe nella ricerca, circa l’1,2% del PIL, a fronte di un 2% della media europea La ricerca scientifica è un fattore determinante per lo sviluppo di un Paese, perché è fondamentale per il progresso della medicina, ed è essenziale per individuare soluzioni mediche, tecnologiche e terapie più adatte a ciascuna società. Investire nella ricerca scientifica e medica significa migliorare la qualità e la sicurezza dei servizi e delle prestazioni sanitarie, aumentare qualitativamente gli standard nel campo della prevenzione, della medicina diagnostica, curativa e della riabilitazione. Per completare questi importanti ragionamenti, ci preme sottolineare che non si possa differenziare la salute dalla sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, che necessitano di operare in un ambiente di lavoro sicuro, in situazioni emergenziali e nella quotidianità. Per tutelare i lavoratori della sanità è importante un coordinamento nazionale e territoriale, attraverso l’attivazione di Comitati regionali e il confronto preventivo con le rappresentanze sindacali presenti nei luoghi di lavoro.

Un coordinamento che doterebbe di maggiore reattività il sistema in caso di eventuali nuove situazioni di crisi. In questo quadro, assumere personale nuovo e competente è fondamentale per garantire un’equa divisione del carico di lavoro con turni di servizio e riposo che rispettino la persona, fornendo sempre, e non solo nei periodi emergenziali, ai lavoratori adeguati strumenti Dispositivi di Protezione Individuale per ridurre esposizioni al rischio. La progettazione di un rinnovato Servizio Sanitario Nazionale è un obiettivo che deve riguardare ed associare tutto il Paese. Su questo obiettivo e su quello più generale di ricostruzione del tessuto socio-produttivo e civile del Paese non ci devono essere divisioni.

Domenico Proietti
Segretario Conf. Uil

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche