16 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 16:59:00

Cronaca News

Legambiente propone un piano strategico del verde

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Legambiente propone un piano strategico del verde

«È ben nota la storica carenza di verde urbano di Taranto, città che si classifica agli ultimi posti in Italia per tale parametro, con solo 9,27 alberi in aree di proprietà pubblica ogni 100 abitanti e 13,87 metri quadrati di verde per abitante nell’ultimo Rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente.

Sono quindi sempre da considerare favorevolmente gli interventi che agiscano su questo aspetto, i cui effetti positivi possono manifestarsi su molteplici ambiti cittadini». In questo senso Legambiente valuta con favore «i progetti portati avanti dalla amministrazione comunale di Taranto, volti alla creazione di una “green belt”, una cintura verde che circondi la città, e l’attività svolta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, senatore Mario Turco, per arrivare in tempi brevi ad un Piano Verde che, di fatto, s’inserisce nel solco della proposta lanciata a fine maggio da Legambiente di mettere a dimora 200mila alberi per la Taranto del 2025».

«Occorre anche, però, definire una chiara idea di successiva gestione per evitare il rischio di un futuro progressivo degrado, la formazione di una sorta di periferia verde lasciata all’abbandono. Si tratta di ottenere un paesaggio funzionale, cioè un paesaggio che, come tutti i grandi paesaggi italiani, sia un paesaggio “culturale”,in cui natura e usi umani possano non solo convivere, ma trovare un equilibrio, una stabilità, come un organismo capace di autoregolarsi. Trovare una sapiente mescolanza di usi naturalistici, agricoli, ricreativi, è la questione più importante: occorre pensare non solo a qualcosa di bello, ma anche a una sorta di macchina che con la realizzazione del progetto venga messa in moto, ed abbia poi le capacità di continuare da sola. L’altro grande fronte aperto è quello del nuovo piano urbanistico per Taranto, che rappresenta il momento in cui una comunità si interroga sulla propria idea di futuro; questi due fronti non possono che essere considerati insieme, nel quadro di una serie di azioni capaci di generare una incisiva trasformazione degli assetti cittadini».

Con l’intento di fornire un contributo di idee in questa direzione Legambiente Taranto ha trasmesso nei giorni scorsi al Sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed al sindaco di Taranto un ampio documento contenente le proposte dell’associazione utili a definire una strategia verde complessiva per la Città di Taranto. Il documento, firmato per l’associazione da Valentino Traversa, dottore forestale e consulente dell’Osservatorio Europeo del Paesaggio, oltre che socio di Legambiente, è suddiviso in due parti: nella prima si considerano le scelte relative al verde urbano diffuso, costituito dagli spazi verdi, pubblici e privati, dell’ambito urbano, mentre nella seconda parte si prendono in esame proposte per un programma di forestazione urbana, che tenga conto dei progetti strategici regionali e delle peculiarità paesaggistico-ambientali di Taranto.

«All’interno della prima parte – spiega Legambiente – vengono individuate le seguenti proposte operative: redazione di un piano strategico (da inserire nel nuovo Pug) per la creazione di una rete di spazi verdi cittadini, con interdistanza massima pari a 2km; uso di Nbs – Natural Based Solution – per creare strutture di verde diffuso, anche a partire dai tetti verdi su edifici privati, con funzione di regimazione degli eventi piovosi eccezionali e di mitigazione degli estremi termici; redazione di uno schema operativo-gestionale per massimizzare la resilienza delle alberature cittadine, a partire dall’aumentare la variabilità specifica e dall’adozione di metodiche innovative d’impianto, nonché di coesistenza tra infrastrutture a rete sotterranee ed apparati radicali».

Nella seconda parte si presentano le seguenti proposte operative: identificazione delle aree vocate alla creazione di sistemi agroforestali periferici a forte multifunzionalità, inseriti nei progetti strategici del Pptr; proposta di strutturzione delle aree in parco lineare; proposta di gestione concertata pubblico-privata della aree agro-forestal; indicazioni sulle metodiche naturaliformi d’impianto dei nuclei di forestazione». «Le proposte localizzative presentate – osservano dall’associazione – considerano come Taranto presenti, oltre ai suoi numerosi waterfront marini, anche un tipo di waterfront ben più peculiare, che sarebbe correttamente definibile come verde-blu, costituito dal sistema di aree umide che nativamente delimita il centro urbano verso sud-est, comprendente le aree residue della Salina Grande, Salinella, Pianura Erbarca, che confluiscono infine nel Mar Piccolo-Palude la Vela. È essenziale identificare correttamente questo , perché da esso, dalla consapevolezza della sua presenza, si può ripartire nel ritrovare una concreta interfaccia tra territorio costruito ed ambito territoriale più vasto.

I territori che compongono questo waterfront costituiscono elementi nodali in un sistema che chiede di essere ecologicamente “rammendato”, il cui valore in servizi ecosistemici appare elevatissimo ed indispensabile al presente ed al futuro equilibrio funzionale del centro urbano. Queste aree, di fatto, costituiscono importanti bacini di laminazione ed assorbimento delle precipitazioni, pronti ad esplicare la loro indispensabile funzione ad ogni evento piovoso eccezionale, proteggendo in tal modo l’edificato urbano e riequilibrando l’effetto negativo opposto da questi prodotto (impermeabilizzazione e scorrimento delle acque di pioggia)».

«Appare opportuno inoltre ricordare come le aree umide abbiano una capacità di fissazione della CO2 atmosferica ben maggiore di qualsiasi altro habitat naturale (foreste comprese), in virtù della più elevata capacità produttiva in biomassa, oltre alla capacità di fitodepurazione degli inquinanti presenti nelle acque di scorrimento ed alla contestuale ricarica della falda freatica, effetti che contribuiscono a generare il peculiare ed unico equilibrio dei seni del Mar Piccolo. Le considerazioni e le proposte dettagliate concernenti le aree umide che delimitano il centro urbano verso sud-est possono applicarsi in modo analogo all’area del Galeso, che rappresenta un punto di ricucitura ecologica ideale tra il sistema delle Gravine a nord-ovest di Taranto e l’ambiente costiero del Mar Piccolo, e che versa in condizioni di grave degrado (più volte denunciato da Legambiente), nonostante sia da tempo oggetto di proposte di valorizzazione a parco oltre che di acquisizione pubblica di consistenti quote di territorio compreso nell’area stessa».

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