27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 21:58:00

Cronaca News

Melucci “consulta“ la città. In Commissione lavoro i sindacati: no agli esuberi

foto di Incontro in teleconferenza sul caso ex Ilva
Incontro in teleconferenza sul caso ex Ilva

A distanza di due giorni dalla notizia della conclusione dell’accordo e del rinvio della firma, il sindaco Rinaldo Melucci ha avviato il calendario di incontri per organizzare la preannunciata “resistenza”. Sono state invitate tutte le associazioni ambientaliste della città e alla convocazione hanno risposto Genitori Tarantini, Donne e Futuro per Taranto libera, Taranto Respira, Legambiente Taranto, Movimento 24 agosto – Taranto, Progentes, Giustizia per Taranto, Peacelink, Aps LiberiAmo Taranto, ISDE (associazione medici per l’ambiente) sez. Taranto, Legamjonici, Fridays for Future Taranto, Aps Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. Presenti gli assessori della giunta guidata dal Sindaco Rinaldo Melucci, alcuni consiglieri comunali e il capo di gabinetto della Regione Puglia, Claudio Stefanazzi.

«Sono grato a cittadini e associazioni per il loro contributo odierno – ha dichiarato il Sindaco Melucci al termine del lungo confronto in videoconferenza -, in questo primo incontro del ciclo che stiamo tenendo per riportare la questione Ilva al centro del dibattito politico-istituzionale nazionale e comunitario, oltre che per recuperare l’imprescindibile protagonismo della comunità ionica sulla vicenda. Loro combattono da anni per la giustizia e i diritti dei tarantini, gran parte dei loro messaggi sono oggi coincidenti con le azioni e le volontà degli enti locali, Comune, Provincia e Regione in primis, ed è una novità di non poco conto. A me sembra che generalmente ci sia una assoluta contrarietà al piano che il Governo sta chiudendo in solitaria con ArcelorMittal.

Per questo, continueremo a sondare il sentimento della città e lavoreremo uniti per una strenua resistenza agli intendimenti del Governo». A Taranto come a Roma gli incontri sull’accordo Invitalia-ArcelorMittal che sancisce il ritorno dello Stato nella siderurgia si susseguono quotidianamente. Ieri i massimi esponenti delle segreterie di Fim-Cisl, FiomCgil e Uilm-Uil hanno partecipato all’audizione dell’XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati sulle prospettive industriali, occupazionali e ambientali degli stabilimenti ex-Ilva attualmente gestiti in contratto d’affitto da ArcelorMittal. Il segretario nazionale della Fim Valerio D’Alò ha riferito “la necessità di conoscere a fondo i termini dell’intesa raggiunta dal Governo e da ArcelorMittal sul nuovo assetto societario e in particolare sui dettagli del piano industriale e occupazionale, alla luce di quanto ci è stato presentato dal commissario Arcuri nell’ultimo incontro, alla presenza dei ministri Patuanelli e Catalfo”. D’Alò ha ribadito la richiesta di “chiarezza e certezza sul piano ambientale sia dal punto di vista degli investimenti e delle opere che delle scadenze di realizzazione”. Il nodo principale da sciogliere è quello dei livelli occupazionali e gli eventuali esuberi che i sindacati metalmeccanici non intendono accettare.

Nei giorni scorsi, infatti, hanno spiegato che non firmeranno un accordo che contenga esuberi. “Per noi è necessario capire come, con un nuovo ciclo produttivo che dovrebbe prevedere 2 milioni di tonnellate di acciaio prodotte con elettrico, sarà gestito l’organico presente e come verrà gestita l’occupazione nella fase di investimento, rifacimento e manutenzione del sito di Taranto fino al raggiungimento di 8 milioni di tonnellate di produzione nel 2025. Ribadiamo – ha rimarcato D’Alò – che il nuovo assetto societario non potrà prevedere riduzioni dell’organico nemmeno negli altri siti del gruppo. Va chiarito come saranno gestiti i lavoratori di Ilva in as a cui va garantito il rientro a lavoro. Sarà necessario discutere di adeguati ammortizzatori sociali che possano garantire un salario dignitoso anche ai lavoratori che, nella realizzazione del piano, dovranno attraversare ulteriori periodi di cassa integrazione. Se, come auspichiamo, tra 10 giorni lo Stato sarà presente nella nuova società non si potranno più accettare ritardi nelle manutenzioni che mettono a rischio i lavoratori, né tantomeno esuberi.

Nel contempo dovranno essere migliorate le relazioni industriali compromesse in questi anni”. All’audizione ha preso parte anche Gianni Venturi, segretario nazionale della Fiom, che ha espresso un “giudizio positivo” sulla presenza di Invitalia “immaginando che dietro questo vi sia un profilo strategico”. Però, ha fatto notare, “non sono ancora chiare le ricadute del piano industriale”. Sugli esuberi e sugli ammortizzatori sociali, in Commissione Lavoro, è intervenuto Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm. “Del piano ambientale non sappiamo nulla ,mentre nel precedente c’erano elementi di decarbonizzazione e di economia circolare. Fu approvato a larga maggioranza dai lavoratori con un referendum in fabbrica. Quanto al ricorso agli ammortizzatori sociali – ha detto- per un periodo ancora troppo lungo non ne vediamo ancora il motivo”. “I cinque anni – ha aggiunto – a proposito della conclusione del piano industriale e della cig che si prevede sono per noi un periodo inaccettabile, con un impatto insostenibile per i lavoratori”. Anche Sasha Colautti e Francesco Rizzo, dell’Usb sempre nell’audizione , hanno posto la questione occupazione: “Per noi è un punto cruciale. Bisogna pensare a strumenti di accompagnamento per coloro che volontariamente vorranno uscire nel corso dell’attuazione del piano”. L’accordo non piace per niente allo Slai Cobas di Taranto che ha preannunciato “due giornate di lotta, il 18 e 19 dicembre a livello nazionale, una delle quali dedicata a Vincenzo, il bambino del quartiere Tamburi morto in questi giorni”.

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