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«Siamo all’ultima spiaggia per una svolta importante sul fronte dell’ambiente e del lavoro»

Lo ha sottolineato l'arcivescovo mons. Filippo Santoro nel corso dell'omelia in occasione della Festa di Sant'Anna


Ecco il testo integrale dell'omelia di Mons. Filippo Santoro, arcivescovo Metropolita di Taranto, tenuta ieri sera in occasione della festa di Sant’Anna e San Gioacchino nella Chiesa di San Domenico, nella Città Vecchia.

«Care Sorelle, Cari fratelli,
è per me una grande gioia celebrare insieme la festa dei Santi Anna e Gioacchino genitori della Vergine Maria, non solo per la bellezza liturgica e di devozione di questa ricorrenza, abbiamo una chiesa dedicata nonna del Signore, nel cuore di Taranto vecchia. Tutto ciò ancora una volta ha il sapore del legame con la nostra terra antica. È in sintonia con l’azione pastorale e sociale del vescovo che vuole riportare le attenzioni migliori per un recupero umano ed urbano il nostro centro storico.

Occorre ritornare qui per ritrovare unità e rappacificarci con le nostre radici. L’arcidiocesi da anni cerca in tutti i modi, in collaborazione con gli enti competenti di recuperare l’immenso patrimonio artistico delle chiese che insistono sulla nostra isola, e desidero continuare questo lavoro di riapertura e di riconsegna al culto e alla città di chiese, edicole e cappelle. Taranto vecchia è stata attraversata da una storia gloriosa di religiosi e di clero secolare che hanno dato linfa alle comunità parrocchiali che per gemmazione sono nate dalla grande chiesa madre, il duomo, cattedra di San Cataldo. Ora è necessario che nell’azione di recupero della nostra città tutti ci ritroviamo qui e da qui ripartiamo ascoltando gli abitanti, rivitalizzando questi luoghi stupendi che per molto sono stati abbandonati al degrado morale ed urbano.

La chiesetta di sant’Anna che con riservatezza accoglie coloro che dal ponte di pietra desiderano salire il pendio, per arrivare alla parte alta dell’isola, è una testimonianza dei piccoli e grandi tesori di fede che punteggiano questi angoli di Taranto.

Tornando alla liturgia odierna, sappiamo che i vangeli canonici non ci parlano dei genitori di Maria, eppure nelle chiese di oriente e di occidente il culto a Sant’Anna si può dire sia stato sempre presente fin dei primi secoli dell’era cristiana. Non c’è diocesi infatti in cui non ci sia una chiesa a lei dedicata, specie nei centri più antichi, come il nostro, Sant’Anna è invocata principalmente come patrona delle partorienti. Le fonti apocrife vogliono che Anna, nome che significa “grazia”, moglie del sacerdote Gioacchino, fosse segnata, come tante donne della Bibbia, da una storia di sterilità. Dio dona a questi coniugi una figlia che chiameranno Maria, che è Madre di Dio e della Chiesa. E come tanti figli ottenuti per grazia di Dio, a lui Maria viene restituita tramite il servizio nel tempio.

È importante prendere consapevolezza che la fede venga trasmessa “di generazione e in generazione”, non dobbiamo dimenticare che l’ambito familiare è il luogo dove germoglia la fede e si conserva. E nella famiglia hanno un ruolo importantissimo i nonni. Proprio papa Francesco, più volte nei suoi interventi, ha citato la sua nonna, con i suoi insegnamenti semplici e popolari che hanno costituito una bussola per lui. Credo sia così per la maggior parte di noi, in questa giornata ciascuno faccia ricordo dei propri nonni, vivi o defunti e ringrazi il Signore per loro. Così come dobbiamo ricordare oggi gli anziani, specie i più soli e ammalati. A questi ultimi voglio ricordare le parole del papa emerito, Benedetto, in una delle sue ultime visite in una casa di riposo:

«Vengo tra di voi come Vescovo di Roma, ma anche come anziano in visita ai suoi coetanei. Superfluo dire che conosco bene le difficoltà, i problemi e i limiti di questa età, e so che queste difficoltà, per molti, sono aggravate dalla crisi economica. Talvolta, a una certa età, capita di volgersi al passato, rimpiangendo quando si era giovani, si godeva di energie fresche, si facevano progetti per il futuro. Così lo sguardo, a volte, si vela di tristezza, considerando questa fase della vita come il tempo del tramonto. Questa mattina, rivolgendomi idealmente a tutti gli anziani, pur nella consapevolezza delle difficoltà che la nostra età comporta, vorrei dirvi con profonda convinzione: è bello essere anziani! In ogni età bisogna saper scoprire la presenza e la benedizione del Signore e le ricchezze che essa contiene. Non bisogna mai farsi imprigionare dalla tristezza! Abbiamo ricevuto il dono di una vita lunga. Vivere è bello anche alla nostra età, nonostante qualche “acciacco” e qualche limitazione. Nel nostro volto ci sia sempre la gioia di sentirci amati da Dio, e non la tristezza».

Oggi un ricordo e una benedizione speciale vanno alle donne gestanti, primo patrocinio di Sant’Anna. Chiediamo alla nonna del Signore di custodire sempre in noi il dono della vita, di imparare a difenderla. L’intercessione di Sant’Anna renda ascoltata la preghiera delle donne che non possono avere figli, aiuti le mamme in attesa per una gravidanza serena. A sant’Anna affido anche tutte quelle persone che aiutano le mamme in difficoltà. Conosco a Taranto esperienze di volontariato che aiutano le mamme a non abortire garantendo il sostegno necessario per completare la gravidanza e il sostentamento per i primi anni di vita del bambino. Sant’Anna custodisca tutti voi.

E da questa storica chiesa del centro storico ancora una volta benedico la città di Taranto con i suoi problemi e i suoi conflitti incoraggiando tutti al bene comune e all’unità. Lodo ancora una volta la grande generosità dei tarantini e particolarmente delle associazioni cattoliche e laiche, pubbliche e private che si prodigano nell’accoglienza dei migranti. È ora che l’Europa si senta responsabile di questa migrazione di popoli di grandezza biblica. Che allo sforzo generoso dei cittadini e all’impegno delle istituzioni italiane si unisca il serio contributo delle autorità europee. Basta con questo manto di ipocrisia di questa detestabile indifferenza.
Seguo anche con particolare attenzione gli sviluppi legati al mondo del lavoro e soprattutto, come potete immaginare, il complesso caso Ilva, con il suo percorso necessario di ambientalizzazione e le attese e indispensabili garanzie per la salvaguardia della salute, primo fra tutti l’attuazione piena del piano ambientale..

Ci sono spiragli che ci lasciano sperare in una conciliazione, ma credo in tutta franchezza, che siamo dinanzi all’ultima spiaggia, che stia passando l’ “ultimo treno” per una svolta importante sul fronte dell’ambiente e del lavoro, per questo invoco da parte di tutti coloro che hanno responsabilità uno sforzo per il bene comune e per il nostro futuro. Sant’Anna e San Gioacchino pregate per noi, per il nostro popolo e per la nostra terra!».

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