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Eva Degl’Innocenti: «L’Atleta sarà il nostro testimonial»

La direttrice del MarTa: il Museo, la Città, i Giovani, i Progetti


È qui da quasi un anno. Ha suscitato entusiasmi e generato aspettative, tante, in quanti vedono nel MarTa il perno culturale intorno al quale sviluppare la rinascita della città.

Eva Degl’Innocenti, toscana di nascita, ormai tarantina d’adozione, prova a tracciare un primo bilancio di questa sua esperienza tra i Due Mari. «È stato un anno senz’altro positivo. Al Museo ho trovato personale molto collaborativo. con uno spirito importante per la mia proposta di lavoro di squadra. In città sono stata accolta molto bene. Ho preso la residenza a Taranto, dopo otto anni di residenza in Francia».

Perché questa scelta?
Mi sembrava doveroso condividere le problematiche di una città complessa come Taranto e voglio farlo da cittadina, non da semplice abitante. Voglio essere parte di una comunità, non una dirigente pendolare.

Come ha trovato Taranto?
È una città molto interessante, con un patrimonio culturale immenso e una storia pluristratificata. Ci sono aspetti naturalistici notevoli, i due mari sono una autentica eccellenza. Taranto oggi vive una svolta epocale. Questa è una città-opportunità che ha la possibilità di creare una grande progettazione, di diventare un laboratorio progettuale di livello internazionale. A patto, però, che ci sia una progettualità seria, fondata sulla partecipazione. Bisogna avere un approccio di sistema, altrimenti avremo solo soluzioni parziali. Deve essere una progettualità condivisa, che superi L’elemento fazioso che talvolta ha caratterizzato Taranto.

Quanto conosceva della città?
Da piccola venivo qui a trascorrere le vacanze. La costa è tra le più belle al mondo. Il museo l’ho conosciuto da bambina.

Lei è arrivata a Taranto nel pieno della crisi Ilva. Come ha ritrovato la città?
Vedo una diversa attitudine alla collaborazione, anche se Taranto ha perso i suoi legami identitari: è una città sul mare e non di mare eppure il mare è un elemento culturale importante, identitario appunto. E poi in questo territorio, al di là di una certa tendenza al negativismo, ci sono eccellenze economiche. Però…

Però?
È obbligatorio il marketing territoriale. I tarantini devono saper essere ambasciatori della loro terra. Questo non significa negare i problemi, che indubbiamente ci sono, ma andare oltre.

Accade invece che, con una buona dose di masochismo, si finisce per esportare l’immagine peggiore della città.
Ci sono gruppi di stranieri che arrivano qui con una certa ritrosia e poi ripartono esterrefatti per le bellezze che hanno potuto ammirare. La città non deve chiudersi in se stessa, ma sviluppare la promozione territoriale in una logica regionale. Taranto deve superare il localismo e l’isolamento.

Al suo arrivo lei auspicò una partecipazione della grande industria nella promozione della cultura. Oggi lo direbbe ancora? Crede possibile far convivere grande industria, cultura e turismo?
Per il momento io mi concentrerei sullo sviluppo culturale, sul terzo settore, sull’industria creativa, sull’innovazione delle piccole e medie imprese.

Parliamo del Museo e dei problemi di organico.
Sì, siamo sotto organico, ma ci sono i bandi di mobilità e già entro fine anno avremo nuovo personale. Quindi le prospettive per far crescere il MarTa sono davvero buone.

MarTa, Città Vecchia, Castello: possono essere i punti di forza di un itinerario turistico-culturale?
Io aggiungerei il quartiere umbertino: la sua architettura lo rende una destinazione molto interessante. Al Borgo ci sono anche tracce di architettura fascista, c’è l’Arsenale… persino i palazzoni degli anni ’60-’70 hanno un loro perché. Ecco, legare e valorizzare queste presenze è importante per costruire un percorso da offrire ai visitatori.

La Città Vecchia resta una ferita aperta.
Ormai quello che è stato è stato, le problematiche che si sono accumulate nel corso degli anni non hanno certo facilitato una riflessione progettuale. Oggi però abbiamo l’opportunità di sviluppare un progetto, mi auguro sistemico. Dobbiamo interrogarci sulle funzioni, non solo sugli aspetti architettonici. La Città Vecchia è uno dei centri storici più belli e importanti d’Italia, ha una stratigrafia storica non comune che conserva testimonianze che vanno dal neolitico ad oggi. Ci sono i pescatori, i maestri d’ascia, c’è l’importante museo etnografico. Sulla Città Vecchia ho continui apprezzamenti da parte dei turisti.

Però ci sono sacche di disagio sociale molto profonde.
Le fasce di disagio sono da integrare. Si può intervenire con il microcredito, con la finanza etica. Abbiamo esempi significativi in Brasile e in contesti socioeconomici peggiori.

Lei dimostra di avere una visione di città. Ha pensato di fare il candidato sindaco? Si sussurra che qualcuno glielo abbia già proposto…
Mi piace il mio lavoro, non ho ambizioni politiche.

Torniamo a parlare del Museo. C’è chi storce il naso per la presenza di alcune riproduzioni, come la testa di Eracle o la stessa Persefone.
Le riproduzioni non sono elementi di arredo, ma hanno una funzione didattica. La testa di Eracle ha una ragione scientifico-filologica ed è ben spiegato. Per quanto riguarda la Persefone, l’originale ormai non ci appartiene più e questa riproduzione è unica, realizzata attraverso una operazione molto interessante sia per le tecnologie innovative impiegate sia perché finanziata dall’Autorità Portuale, un bell’ esempio di partecipazione del territorio. L’importante è che le riproduzioni siano accompagnate, come nel nostro caso, da un progetto scientifico.

Gli Ori o l’Atleta: qual è il testimonial migliore per il nostro Museo?
L’Atleta, senza dubbio. È un esempio agonistico ed educativo che fa comprendere il valore che aveva questa città. Sarebbe bello se i campioni di oggi, d’intesa con il Coni, venissero a rendere omaggio a questo straordinario atleta dell’antichità. Intanto, si sta lavorando alla ricostruzione del volto dell’Atleta, grazie ad un progetto di ricerca delle Università di Bari e di Pisa.

Cosa pensa di questa rifioritura neospartana?
L’attivismo associativo è comunque interessante se resta chiaro che ognuno deve fare il suo mestiere e se contribuisce a una progettazione comune su valori culturali condivisi. Magari sarebbe interessante valorizzare, sotto l’aspetto scientifico, i rapporti tra Taranto e Sparta. Ricordiamo che qui conserviamo forse la più importante collezione laconica d’Italia. Lo stesso vale per le associazioni culturali che promuovono gli ipogei: l’importante è non improvvisare e rispettare i limiti delle proprie competenze.

Ha un messaggio per le nuove generazioni tarantine?
Avverto nei giovani un grande desiderio di cambiamento. I giovani devono essere ambiziosi, ma non velleitari. Anzi, faccio un appello alla lucidità della progettazione, che deve essere sostenibile nel tempo. La sostenibilità economica è requisito essenziale di una progettazione credibile e utile al territorio.

Per concludere, il Museo che ruolo può svolgere in un percorso di rinascita della città?
La città sta riscoprendo il suo Museo. Il MarTa può rappresentare un forte valore identitario per i tarantini e noi cerchiamo di promuoverlo soprattutto nelle famiglie, grazie anche ai laboratori per i bambini. Un modo, questo, per coinvolgere anche le famiglie disagiate.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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