18 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Gennaio 2021 alle 06:47:33

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«Vogliamo le fonti di quei dati»

Linfomi e pesticidi: Confagricoltura risponde a Mazza. Perplessi anche gli ambientalisti


TARANTO – «Chiederemo al dottor Mazza quali sono le fonti dei suoi dati. Quando si fanno certe affermazioni è necessario fare chiarezza. A me sembrano dati piuttosto lontani dalla realtà».
Luca Lazzaro, presidente di Confagricoltura, è molto preoccupato dopo le dichiarazioni rilasciate dall’ematologo Patrizio Mazza – difrettore di ematologia al Moscati –  il quale in un incontro a Martina Franca sulle problematiche ematologiche avrebbe detto che a Taranto si registra un eccesso del 30% delle malattie del sangue a causa dell’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi in agricoltura. Quanto basta per spazzare in un colpo solo l’economia agricola della provincia.
«A Taranto – spiega Lazzaro – si utilizzano fitofarmaci (e non pesticidi) con le stesse percentuali delle altre regioni; peraltro, per gli agricoltori, meno si usano questi prodotti e meglio è perché sono costosi. Se vogliamo fare ricorso alle statistiche, allora dobbiamo dire che l’Istat ha registrato un notevole decremento dell’uso dei fitofarmaci in agricolatura. Gli agricoltori sono sottoposti a normative severissime, quindi escluso che ci possa essere un uso spregiudicato di questi prodotti. Piuttosto, presterei attenzione ai prodotti importati, come il grano che arriva dal Canada e dagli Stati Uniti. Ripeto: abbiamo necessità di capire a quali fonti il dottor Mazza abbia fatto riferimento. Glielo chiederemo ufficialmente».
Le dichiarazioni dell’ematologo hanno dettao peroplessità persino fra gli stessi ambientalisti: «Abbiamo fatto una ricerca per verificare la fondatezza di questa notizia – scrive Peacelink –  e non abbiamo trovato alcuno studio epidemiologico che la confermi.La letteratura scientifica ha documentato da tempo una relazione fra pesticidi e tumori. Ma non ci risulta alcuna ricerca che attesti a Taranto un anomalo incremento di linfomi correlabile con i pesticidi». Il problema dell’agricoltura, a detta di Peacelink è invece un altro: quello della «contaminazione della falda», in pèarticolare «sotto l’Ilva». Proprio nei giorni scorsi Peacelink aveva mostrato un filmato che documenta «l’affioramento di materiale nerastro simile al catrame, a poca distanza da terreni agricoli», nei pressi della discarica Mater Gratiae.
E sulla questione Ilva tornano a fare pressione i Verdi puntando il dito contro il ministro Galletti, «il quale ha assistito alle ultime notizie sull’Ilva di Taranto senza proferire parola e senza chiedere alcun provvedimento ai Commissari, che sono tutelati dall’immunità penale e amministrativa, ma che rimangono i gestori degli impianti».
«Di fronte al silenzio del Ministro Galletti, qualora non ottemperi alle sue funzioni, siamo pronti a portare il caso Taranto dinanzi al tribunale dei diritti dell’uomo», incalza Simona Internò, co-portavoce Federazione dei Verdi Taranto, che invoca l’immediata chiusura dell’area a caldo e rilancia il piano di riconversione ecologca proposto dall’ex consigliere comunale Angelo Bonelli.
La consigliera Lina Ambrogi Melle, subentrata proprio a Bonelli, il ricorso collettivo presentato alla Corte di Strasburgo contro le cosiddette leggi “Salva Ilva”. «Entro il prossimo 12 dicembre 2016 – spiega la Melle – il Governo italiano dovrà presentare alla Corte le sue difese, anche se ha già chiesto ed ottenuto 2 proroghe, evidenziando così le sue difficoltà. Ma, come i nostri avvocati hanno preventivato, entro il 2017 arriveremo a sentenza. Per questo sollecito ancora una volta i nostri rappresentanti Istituzionali, come il nostro Sindaco ed il Presidente della Regione Puglia , a seguire l’esempio dei loro colleghi genovesi nel 2002 che , per ragioni sanitarie, hanno portato alla chiusura dell’area a caldo dell’Ilva di Genova, salvando la salute ed il lavoro».

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