Attualità

«Chiedo a chi ci governerà giorni normali per Taranto»

Il discorso dell’arcivescovo alla processione dei Misteri


TARANTO – «Ti adoriamo Cristo e ti Benediciamo perché con la tua santa croce hai redento il mondo». Questo l’incipit scelto dall’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, per il tradizionale discorso pronunciato ieri durante l’uscita della processione dei Misteri (nella foto dello studio Renato Ingenito).
«Attenti a non essere come i tanti personaggi della passione – ha detto l’arcivescovo – che pur non avendo colpe dirette sulla condanna di Gesù peccano di indifferenza, sono osservatori curiosi ed estranei, aspettano cinici colpi di scena alle sollecitazioni blasfeme dei detrattori del Re dei Giudei. Dobbiamo lasciarci commuovere e muovere, non solo emozionare. Dobbiamo far sì che il cuore che incontra la Passione del Signore, si muova. Vedete il Cristo che soffre? Egli è in ogni uomo che soffre! Assistiamo in questi giorni ed eventi di efferata violenza che possiamo combattere non solo indignandoci (serve a ben poco in realtà), ma praticando l’accoglienza. Non possiamo fare i perbenisti versando qualche lacrima per le vittime asfissiate delle bombe chimiche, moltiplicando le condivisioni, l’orrore sul web, e poi essere razzisti e xenofobi con chi è qui perché è scappato da quella stessa guerra! Il Signore Gesù piegato sotto il peso dei peccati, caduto e sfigurato, ci renda un cuore di carne al posto di quello di pietra che scopriamo di avere proprio quando un fratello bussa alla nostra porta. Continuiamoci invece a distinguere per generosità e accoglienza e il Signore ne terrà conto!».
«Chiedo al Cristo crocifisso, per questa città – ha sottolineato mons. Santoro – una quotidianità serena e duratura. In questi mesi abbiamo sentito di tante aspettative, progetti e in questi giorni programmi che indicano il riscatto di Taranto in grandi opere. Ben vengano se ci saranno, ma io oggi chiedo al Signore e a coloro che saranno chiamati a governare nei prossimi mesi la nostra città di assicurarci dei giorni normali, non cose straordinarie, ma realistiche condizioni di vita, di vivibilità, di sostenibilità. Avverto un disincanto rassegnato che dobbiamo sgominare, non con promesse futuristiche, ma cominciando a risanare una rete sociale, avendo cura dei più deboli, dei disagiati, di coloro che vivono senza un reddito. Ormai abbiamo imparato tutti, ad esempio, i potenziali enormi della Città Vecchia, ma non cambierà mai nulla, e questo vale per tutti i quartieri, se non guarderemo in faccia ai problemi, cercando di risolverli. Non spariranno d’incanto la droga e la disoccupazione. Non fiorisce la legalità in Città Vecchia, senza un presidio che la garantistica. Mi dice una signora: “padre, mio figlio purtroppo non mi ascolta più, se lo sono preso i trafficanti nella loro rete del guadagno facile. Ci aiuti”. Bisogna dare alla gente gli strumenti per potersi salvare; a cominciare da una sana educazione. Ogni progetto che prescinde dagli uomini che costituiscono un tessuto identitario di un luogo è destinato a fallire quandanche a non essere dannoso. Chiediamo giorni normali dove sia assicurata la scuola in luoghi degni. Non desideriamo promesse faraoniche ma realistici segni di responsabilità L’ho detto nella processione dell’Addolorata e lo ripeto oggi: “chi si propone per gli incarichi pubblici lo faccia per servire e non per essere servito”».
«La Chiesa – ha assicurato l’arcivescovo – non cesserà mai di essere prossima in questa fase della questione che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro e che in questi giorni conosce una delle fasi più delicate. Certamente ci stanno cuore gli ammalati con tutta la difficile questione del danno sanitario nei confronti delle persone oltre che dell’ambiente e dell’innegabile insufficienza e approssimazione dei mezzi per curarsi. Solo chi vive l’esperienza della malattia può capire il calvario della attese, dei viaggi, dei costi insostenibili per i più».
«Ho avuto modo di manifestare agli operai dell’Ilva la mia paterna vicinanza, per le incerte condizioni di lavoro. Auspico che nell’immediato futuro tante famiglie possano vivere un po’ di serenità».

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