14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Aprile 2021 alle 08:30:25

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I sindacati: restiamo vigili

Confronto aperto con Am Investco


TARANTO – Caso Ilva: il 20 luglio alle ore 10 è previsto il primo incontro ufficiale al Mise con il gruppo Marcegaglia-Mittal. L’Usb proclama un’intera giornata di sciopero con il presidio sotto il Ministero. “Il loro piano non ci convince – dichiara Franco Rizzo, coordinatore provinciale Usb Taranto -. Vogliamo garanzie su quattro punti fondamentali, da cui non prescindiamo”. Innanzitutto ambiente e salute. In secondo luogo nessun esubero e nessun licenziamento. L’Usb chiede che tutti restino nella stessa società. “O tutti o nessuno. No alla bad company”. Il terzo punto riguarda gli stipendi: “Non un euro in meno a nessuno”, dichiara ancora Rizzo. Infine si chiedono garanzie concrete sull’appalto Ilva. “E’ necessario reagire all’atteggiamento del Governo che sulla questione Ilva è stato poco democratico e poco trasparente – va avanti Rizzo -. Questa questione non si concluderà come crede il Governo. I cittadini e i lavoratori di Taranto non pagheranno gli errori degli altri, non finiremo come Piombino e Alitalia. Noi dell’Usb non lo permetteremo”.
“Ribadiamo come organizzazioni sindacali che la cessione non può prescindere da quelli che per noi, per la città, per i lavoratori, sono i punti fondamentali perché questa si realizzi” dicono invece Fim, Fiom e Uilm.
“Ribadiamo con forza che non si potrà prescindere da un piano ambientale che renda lo stabilimento eco compatibile nel pieno rispetto dell’Aia, perché si possa così rendere minimo l’impatto sanitario rispetto agli anni passati e che le opere previste nel piano siano realizzate nei tempi più brevi possibile perché si possa dare alla città di Taranto ed ai lavoratori dello stabilimento la giusta dignità che meritano.
A questo è strettamente collegato il piano occupazionale.
Una città che ha già duramente pagato la presenza della fabbrica negli anni, non può ora subire un ulteriore beffa perdendo occupazione e su questo, non accetteremo nessun licenziamento chiedendo la modifica del piano industriale così per come ci è stato presentato. Perché questo avvenga saranno necessarie opere di ammodernamento impiantistico che garantiscano la ripartenza ed il rilancio delle linee di produzione, tubifici inclusi. Ci auguriamo che tutte le istituzioni (non solo politiche) si sentano coinvolte nella difficile vertenza che riguarda l’intero territorio, richiamando una coalizione sociale che non lasci escluso nessuno come i tanti lavoratori della provincia Ionica colpiti da questi anni di crisi, ad esempio i lavoratori dell’indotto e dell’appalto Ilva e gli ex dipendenti Marcegaglia”.
Le Rsu di Fim, Fiom e Uilm si riuniranno in consiglio di fabbrica lunedi 10 luglio per stabilire, come comunicato durante le assemblee, le iniziative da mettere in campo a ridosso dell’avvio della vertenza. “Approvata in Consiglio regionale anche la mozione “Taranto-Ilva” presentata nel mese di febbraio dal consigliere regionale Renato Perrini, con la quale si chiedeva la convocazione di un consiglio regionale monotematico all’interno del quale far confluire tutte le questioni emergenziali, ambiente e lavoro, legate allo stabilimento di Taranto.
Chi ha comprato deve rispettare il territorio, ed è questo l’indirizzo che è mia intenzione far prevalere nella seduta monotematica. Purtroppo nessuna delle problematiche è stata risolta, inquinamento, livelli occupazionali, rispetto dei creditori, futuro della città legata alla fabbrica. La mozione è stata accolta con favore dal presidente della Giunta Michele Emiliano. Il Presidente del Consiglio, Mario Loizzo, ha dichiarato dal canto suo, la disponibilità a convocare la seduta entro il mese di luglio”.
è quanto si legge in una nota dello stesso Perrini.

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