29 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2020 alle 16:10:37

Attualità

«I ritardi sull’Aia? Colpa dell’Arpa»

Mancarelli accusa gli Enti locali


Se il sindaco Melucci scrive al ministro Galletti lamentando le insoddisfacenti misure per il risanamento dello stabilimento siderurgico e rilancia l’idea della decarbonizzazione tanto cara a Emiliano, d’altro lato Giampiero Mancarelli (esponente del Pd e membro del Gruppo istruttore Aia Ilva 2012), richiama proprio le responsabilità della Regione e dell’Arpa sui ritardi accumulati finora nell’applicazione dell’Aia.

Mancarelli fa riferimento al trasferimento dell’Ilva ad Am Investco Italy srl: «Una procedura di trasferimento complessa e difficile volta a garantire la salvaguardia ambientale e quella occupazionale, mediante un sistema che prevede da un canto, per la certezza degli standard ambientali, il limite di produzione a 6 milioni di tonnellate annue sino al completamento degli interi interventi previsti nell’Aia; dall’altro canto, affinchè sia efficace il trasferimento al nuovo aggiudicatario, la pregiudiziale sottoscrizione dell’accordo sindacale sui livelli occupazionali. È, quindi, interesse primario e indifferibile dell’acquirente attivare ogni azione tesa all’avvio di tutte le prescrizioni Aia. Infatti, eventuali ritardi comporterebbero un contenimento della produzione a 6 milioni annui, tale da mettere a rischio la tenuta economica dello stesso stabilimento con 10,400 lavoratori in forza a seguito degli impegni sottoscritti in sede sindacale. Mittal, quindi, deve fare in fretta e bene per evitare che il proprio investimento diventi un pericoloso errore. Solo al compimento di tutte le prescrizioni Aia, infatti, si potrà avere una produzione superiore che potrà raggiungere gli 8 milioni». Questa la premessa che Mancarelli utilizza per entrare nel dibattito sulle osservazioni all’Aia, condito da «semplici dichiarazioni da fiera delle ovvietà. Una su tutte: “Allungare i tempi dell’Aia non va bene”».
«Una dichiarazione ovvia», dice Mancarelli, il quale però sottolinea la necessità di mettere Mittal nelle condizioni di adempiere alle prescrizioni. E qui l’esponente del Pd scocca la sua freccia contro certi colpevoli ritardi istituzionali. «Oggi, infatti, – afferma – si stanno vivendo tanti paradossi intorno a questa procedura. Il primo è divenuto la materiale impossibilità di cantierizzare qualsiasi intervento a causa della mancanza dei protocolli necessari. Farò qualche esempio: la copertura dei parchi primari. Dopo ben due anni la gestione commissariale Ilva è riuscita ad ottenere il certificato abilitativo dagli enti locali; cioè per avere l’autorizzazione affinché si chiudano i parchi che tutti noi richiediamo come prioritaria si è atteso ben 2 anni. Oggi tutto sembrerebbe filare liscio ed invece servono nuovi carotaggi, essendo area Sin, affinché possa partire questo cantiere. Peccato, però, che ad oggi manchi il protocollo che Arpa deve definire. Un altro esempio lampante è la nota del 18 agosto scorso della Provincia di Taranto che impedisce il trasferimento transfrontaliero di ingenti quantitativi di fanghi (migliaia di tonnellate di rifiuti speciali allocati nei parchi primari) e che sarebbero una delle cause dello spolverio nei giorni ventosi (motivo di doglianza anche del fronte ambientalista), perché, secondo l’Ente provinciale mancherebbe un protocollo per la caratterizzazione degli stessi. Protocollo che l’Arpa Puglia dovrebbe definire e che oggi ancora manca. In soldoni, per la prima volta un ingente quantitativo di rifiuti speciali va via da Taranto via mare direzione Spagna per un accordo commerciale sottoscritto da Ilva, ma gli enti competenti negano questa soluzione con il combinato disposto che i rifiuti rimangono lì ad inquinare e si collezioni una nuova inottemperanza all’Aia».
Altro paradosso per il «sistema di captazione delle scorie di acciaieria con delle cappe mobili che non viene attuato, nonostante le cappe siano in stabilimento, la causa è da ricercarsi nel mancato e necessario protocollo da determinare da parte di Arpa».
«Sono – ricorda Mancarelli – per completezza 18 i protocolli che Arpa Puglia non ha ancora definito, impedendo di fatto la realizzazione di numerose prescrizioni Aia e producendo un peggioramento degli standard ambientali nonostante vi siano tutte le condizioni affinché tali interventi vengano cantierizzati.
Sia chiaro, Arpa è dotata di importanti figure e competenze elevate ma le richieste e le criticità che il più grande stabilimento siderurgico di Europa crea non si risolvono nella normale amministrazione. Ed infatti, il Governo ha messo a disposizione di Arpa, dipartimento Taranto ben 7,5 milioni di euro per nuove assunzioni affinchè si possa rispondere con velocità e puntualità per risolvere le criticità presenti e mettere a punto tutti i protocolli richiesti. Ad oggi, pero, è miseramente passato un anno senza che tali assunzioni divenissero realtà. Liviano fu promotore in Regione di una interrogazione e Vico in Parlamento. Perché siamo fermi?
Tempi certi non solo per Ilva ma anche e soprattutto per gli enti locali ed Arpa».
«Questa – conclude Mancarelli – è la vera sfida che rischia, se non compresa in tutta la sua complessità, di creare un pericoloso paradosso: che saranno gli enti locali a decretare l’impedimentoo della ambientalizzazione dell’Ilva. Partendo da questa consapevolezza e da queste criticità mi sarei aspettato dal Comune di Taranto che questa procedura potesse essere l’occasione per costituire una task force dedicata con tecnici altamente qualificati, affinchè tutti i protocolli e le incongruenze presenti possano venire dissipate ponendo Mittal nella condizioni di dover cantierizzare tutti gli interventi senza avere alcun alibi e, dunque, scoprendo in maniera chiara e netta le reali intenzioni di questa cordata internazionale».
Invece, «si brandiscono le bandiere della ovvietà o peggio ancora delle belle suggestioni, tipo quella della decarbonizzazione».

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