Attualità

I sindacati non ci stanno

Dopo lo stop alla trattativa sugli esuberi


I sindacati non ci stanno, dopo il rinvio del vertice sugli esuberi Ilva. «Il ministero dello Sviluppo economico ci ha comunicato ieri mattina il rinvio – dal 15 settembre al 9 ottobre –, motivandolo con “la necessità di completare l’iter di approvazione delle norme che consentiranno la corretta esecuzione del piano ambientale, nonché per consentire la preparazione più esauriente possibile di tutta la documentazione necessaria al corretto avvio del confronto tra le parti per il raggiungimento di una intesa”» dice Rosario Rappa della Fiom. Per i metalmeccanici della Cgil, «è inaccettabile che a quasi due mesi dall’incontro tenutosi il 20 luglio scorso, come abbiamo già annunciato ieri in conferenza stampa, non sia stata ancora notificata alle organizzazioni sindacali la procedura di cessione del ramo d’azienda – ex art. 47 della legge 428/90 –per l’avvio della trattativa. Così come è inammissibile che il governo abbia previsto l’approvazione dell’Aia entro il 30 settembre, non avendo ad oggi recepito la direttiva europea (2015/2193) relativa alla “limitazione delle emissione nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione”.

L’effetto concreto di queste inadempienze è l’ulteriore riduzione del tempo a disposizione per un confronto vero, vista la distanza tra le parti sia sul piano ambientale, che su quello occupazionale e normativo dei dipendenti diretti e dell’indotto. Come Fiom dichiariamo sin d’ora che se non ci saranno le condizioni per una trattativa vera la responsabilità di un eventuale non accordo e delle conseguenze politiche e sociali ricadranno su governo, Mittal e Commissari».
Ad intervenire, tramite il segretario Antonio Talò, è anche la Uilm Taranto. «Riteniamo profondamente sbagliato rinviare, perché lo stabilimento siderurgico di Taranto ha bisogno di interventi urgenti di manutenzione. Ogni giorno, infatti, c’è un pezzo dell’impianto che si ferma o ha necessità urgente di manutenzione; di conseguenza, aumentano i lavoratori in cassa integrazione, con disagi sopratutto economici, non più sopportabili, così come riteniamo sia grave non entrare nel merito delle questioni del piano industriale. Se il Governo e i nuovi investitori del gruppo Am Investco Italy pensano di portarci ad una discussione sul “prendere o lasciare”, sappiamo che non siamo e non saremo mai d’accordo, se quanto detto e scritto sino ad oggi non sarà attuato. Ricordiamo che, nelle nostre richieste, c’è l’attuazione delle prescrizioni dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, in maniera completa. Gli interventi di tipo ambientale dovranno essere attuati in tempi molto più brevi rispetto a quelli, invece, ipotizzati dalla società, secondo le linee guida tracciate dalla stessa Aia. Non si tocchi, infine, nessun posto di lavoro, comprese le maestranze dell’indotto siderurgico. I piani ambientale ed industriale ed il percorso dovranno seguire questa direzione; oppure, per quanto riguarda la Uilm, non ci sarà nessuna trattativa. Il Governo sa, da tempo, che Taranto e i lavoratori hanno già dato, in termini ambientali, sanitari ed economici. Quindi, dal prossimo confronto, rinviato al 9 ottobre, attendiamo risposte concrete. Basta con gli annunci e con i decreti. E’ l’ora del ‘fare’. Taranto, il territorio ionico, i cittadini tarantini, i lavoratori, dovranno essere ‘risarciti’, oppure sarà mobilitazione».

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