30 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Luglio 2021 alle 04:59:00

Attualità

Una notte tra luci e buio

Taranto, il Borgo e il violento contrasto tra cultura e disagio sociale


È un sabato sera che sembra doverti rinfrancare: all’ex convento di Sant’Antonio c’è la prova generale de “Il barbiere di Svigilia”, l’opera buffa di Giovanni Paisiello che andrà in scena lunedì 25 e martedì 26 per iniziativa degli Amici della Musica.
La scenografia “naturale” offerta dal chiostro dell’ex convento è magnifica. L’intervento di restauro ha messo in luce lo splendore di questo edificio quattrocentesco fatto costruire dal principe Del Balzo Orsini. La sua bellezza lascia senza fiato. «Andarci per credere», ha commentato su facebook il professor Piero Massafra.
E questa bellezza è oggi di nuovo a disposizione della città. Quel meraviglioso complesso non sarà solo il deposito di reperti e il laboratorio della Soprintendenza archeologica. L’opera di Paisiello ha semplicemente, eppure straordinariamente, inaugurato un nuovo spazio culturale. E chi ha sete di eventi sa benissimo quanto manchino a Taranto spazi per mostre, performance, allestimenti artistici. Come la brillante opera di Paisiello, appunto.
Taranto ha di nuovo a disposizione un tesoro da valorizzare. Persino le celle e le sbarre del vecchio carcere assumono fascino e bellezza grazie ai lavori di restauro.
Da convento a carcere, fino a all’attuale funzione scientifica e culturale: una evoluzione che è anche una traccia per uno sviluppo di qualità di cui Taranto ha maledettamente bisogno.
Sabato sera, a tarda ora, quando ormai lo stratagemma di Figaro risolve le pene d’amore del Conte d’Almaviva, che finalmente riesce a sposare la bella Rosina, nel pubblico si percepisce una doppia intima gioia: per la splendida interpretazione di regista, cantanti, orchestrali e per aver potuto godere di quel luogo ritrovato.
Eppure bastano poche decine di metri perché lo scenario cambi del tutto, perché dalla felicità per tanta bellezza vissuta si passi all’angoscia di sentirsi inghiottiti in una terra di nessuno.
Corso Umberto, angolo via Mignogna: davanti ad un bar decine di giovani consumano il loro sabato sera tra alcol e chissà che altro. Molti di loro sono minorenni, ai quali la somministrazione di alcolici è vietata per legge. Gli animi evidentemente sono eccitati e ci scappa la rissa. Si vedono sciami di questi ragazzini, dalle facce stravolte, sfidarsi fra loro con toni e atteggiamenti da piccoli boss del quartierino. Dalle loro bocche fuoriescono suoni gutturali, urla minacciose ed un tanfo di alcol che infesta tutta l’aria intorno. È uno spettacolo violento e mortificante al tempo stesso. Gioventù bruciata e piccoli delinquenti crescono.
Ancora più avanti altra ambientazione shock. Piazza Immacolata: decine di motorini scorrazzano in quella che dovrebbe essere isola pedonale. Anche qui, ragazzi dai tratti inquietanti. Spadroneggiano nella totale assenza di controlli. Non è il Bronx e non è Scampia. Siamo a Taranto, purtroppo.
Una notte tra le luci di un cammino possibile e il buio fitto di un buco nero che sembra risucchiare ogni speranza. Resta una convinzione: investire nella cultura e nell’istruzione è l’unico antidoto per allargare le zone di luce e sperare che qualcuno di quei giovani possa restarne illuminato per comprendere che anche per loro un altro mondo e un’altra vita sono possibili.

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