19 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

Attualità

Ilva, Consiglio monotematico

La richiesta per tenere una seduta davanti alle portinerie


«Come preannunciato nei giorni scorsi, questa mattina è stata protocollata la mia richiesta al presidente del Consiglio regionale, Mario Loizzo, di procedere alla convocazione urgente del Consiglio regionale in seduta monotematica sulla vertenza Ilva da tenere a Taranto, possibilmente davanti alle portinerie Ilva». A comunicarlo è il consigliere regionale Gianni Liviano il quale, nella sua richiesta, ha fatto presente come a Taranto sia riesplosa, in tutta la sua drammaticità, l’emergenza occupazionale dopo la diffusione del piano industriale presentato dalla cordata ArcelorMittal-Marcegalia, aggiudicataria dell’acquisto dello stabilimento Ilva.
Intanto, sull’argomento relativo agli esuberi Ilva, si registrano i commenti di deputati, sindaci e consiglieri.
Giuseppe Turco, consigliere regionale La Puglia con Emiliano: «Massima solidarietà ai lavoratori dell’Ilva di Taranto. Quello che sta accadendo è inaccettabile. Stiamo parlando di persone, di famiglie, non di pacchi postali da mandare indietro. Ciò che più colpisce e ferisce – conclude Turco – è il silenzio assordante di tutto l’arco costituzionale. Chissà perché, quando si parla di Taranto e delle sue croniche emergenze, nessuno spende una parola. Forse perché a Roma sono impegnati in altre questioni, molto distanti dai problemi reali dei cittadini? Voglio proprio vedere se l’Ilva fosse stato un caso milanese, torinese o veneto. Ci sarebbe stata la gara tra le forze politiche a presentarsi sul posto e ad alzare barricate. Taranto non merita questo trattamento».
Mino Borraccino, consigliere regionale Sinistra Italia. «Riecheggiano ancora le parole rassicuranti dell’ex premier Renzi e del vice ministro Bellanova: “nessun lavoratore Ilva sarà toccato!”. Adesso arriva l’amara verità. L’aspetto più sconvolgente è che questo piano “lacrime e sangue” avvenga sotto gli occhi del Governo che non ha speso una parola e continua a non dire nulla, né sul destino dei lavoratori, né sulle condizioni della fabbrica, né sulla compatibilità fra fabbrica e città. Un disastro cui bisogna rispondere in maniera dura e netta. Ora il Governo blocchi l’accordo con Mittal e lasci l’azienda e i lavoratori sotto l’amministrazione controllata».
Salvatore Brisci e Giuseppe D’Ambrosio, capogruppo consiliare e coordinatore provinciale “Centristi x Taranto”.
«Stigmatizziamo le proposte addotte dalla nuova proprietà dell’Ilva per il piano di riordino aziendale. Infatti appare fuori da ogni logica e rispetto delle condizioni essenziali delle maestranze di tale società, nonché lesivo dei loro diritti normativamente sanciti, anche costituzionalmente, non solo sostenere l’esigenza di un notevole numero di esuberi, ma anche l’azzeramento di ogni posizione giuridica acquisita e rivendicata in tutti gli anni di attività lavorativa ad oggi prestata con l’adesione a “quota zero” ad un nuovo contratto di lavoro. Preoccupati anche per l’incidenza economico-sociale che quanto assunto da tale proprietà aziendale indubbiamente produrrebbe sull’intera città di Taranto e gli sforzi di ripresa che con fatica si cerca di attuare. Solidarietà ai lavoratori dell’Ilva e sollecitano il Governo ad intervenire onde si ricerchino ed attuano soluzioni definitive soddisfacenti senza danno di alcuna sorta per i lavoratori stessi».
Ernesto Abaterusso, consigliere regionale, capogruppo Mdp. «Condividiamo lo sciopero indetto da Fim, Fiom, Uilm e Usb contro i tagli di forza lavoro annunciati da Am Investco Italy. Consideriamo imprescindibile la tutela dei diritti dei lavoratori, 3.300 solo nel capoluogo ionico, che vedono messa a rischio ogni garanzia di prospettiva. Attendiamo in giornata gli sviluppi nazionali a seguito dell’incontro al Ministero dello Sviluppo economico col vice Ministro Bellanova annunciando fin da ora la mobilitazione di Articolo Uno-MDP Puglia al loro fianco».
On. Ludovico Vico, deputato Pd. «La trattativa sindacale dovrà assicurare che nessun posto di lavoro possa essere perso, in tutti i siti del Gruppo Ilva. Così come, alla trattativa sindacale, occorrerà assegnare la certezza del piano industriale con il suo cronoprogramma in stretta relazione col piano ambientale (Aia) e il futuro dei lavoratori e delle imprese dell’indotto. Gli interventi del vice ministro Teresa Bellanova, del ministro Claudio De Vincenti e il ruolo svolto dal Governo fino a questo momento, sono una garanzia dei vincoli stabiliti nel decreto di aggiudicazione, e fungono da base per l’avvio di una trattativa tra organizzazioni sindacali e AM Investco. La trattativa, quindi, riparte dal decreto di aggiudicazione».
Ignazio Messina, segretario nazionale Idv. «Le criticità del piano industriale sono tre: il piano di risanamento ambientale che non è adeguato a proteggere la salute dei cittadini e dei lavoratori di Taranto; il piano industriale è vago e lacunoso senza investimenti in tecnologia alternativa al carbone; 4mila dipendenti verrebbero lasciati a casa senza nessuna garanzia per nessuno oltre a tutti i dipendenti dell’indotto. A tutto ciò si aggiunge l’incredibile e inaccettabile richiesta di azzerare i diritti e ridurre i salari dei lavoratori senza rispettare ciò che la legge prevede nel caso di acquisto di azienda. Ciò significa che l’Ilva sarebbe comprata solo con i soldi dei lavoratori e non quelli di Mittal. Ciò impone che il Governo riveda l’assegnazione dell’Ilva in quanto non corrisponde agli interessi nazionale».
Dario Iaia, sindaco Sava: «Quanto si sta consumando nei confronti dei dipendenti Ilva e dell’indotto è semplicemente vergognoso. Oltre 3.300 esuberi solo a Taranto e riduzione degli stipendi. Non siamo e non vogliamo essere terra di conquista nè per quei gruppi italiani già noti, nè per gli stranieri che pensano di venire a fare affari a buon prezzo in Italia . Dobbiamo far sentire la nostra voce perché questo vergognoso piano industriale non deve passare . Attiviamoci tutti, senza dividerci come al solito . Attendiamo dal Governo un atteggiamento responsabile e non supino agli interessi privati. Il nostro territorio non è in grado di assorbire una tale situazione e le conseguenze sarebbero drammatiche da tutti i punti di vista».

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