22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 16:42:19

Attualità

Storie dal call center

Sogni, umiliazioni e gratificazioni di chi trascorre la sua giornata al telefono. Per lavoro


Fanno uno dei lavori più diffusi e allo stesso tempo più detestati del nostro tempo. Eppure dietro ognuno di questi lavoratori ci sono storie di ordinaria e profonda umanità che vanno ben oltre gli insulti che spesso sono costretti a subire dalle cuffie della loro postazione.

Ora quelle storie sono diventate un libro: “Le nostre storie… riflessi di vita allo specchio”. Sono le storie dei ragazzi di Teleperformance, scritte da alcuni operatori della sede di Taranto e di quella romana. Storie che raccontano i loro sogni, i loro desideri, le loro frustrazioni o storie raccolte nelle lunghe ore di telefonate con i clienti. Storie autentiche o trasfigurate dall’invenzione narrativa. Bisognerebbe leggerle, per capire cosa c’è dall’altra parte del telefono: ragazzi al loro primo impiego o laureati che non hanno trovato altri sbocchi, padri e madri di famiglia. Tutti con un unico obiettivo: aggrapparsi a qualche certezza in un paese che certezze, per il lavoro, non ne offre più. Leggere queste storie aiuta anche a dissolvere i pregiudizi che aleggiano sulle teste di questi operatori. E queste loro storie hanno voluto raccontarle in anteprima alla redazione di TarantoBuonasera.
«All’esterno – osserva Giorgio Rossano, laurea in economia e commercio, autore di uno dei racconti pubblicati nel libro – persiste una immagine negativa sul nostro conto. Non si pensa che qui a Tp noi abbiamo molte più garanzie e certezze di chi fa lavori più titolati: abbiamo un contratto che ci tutela e siamo pagati puntualmente. Non so a Taranto quanti possano dire la stessa cosa. Ci sono etichette che non appartengono a noi e non appartengono nemmeno all’azienda, che non è fra quelle che paga due euro all’ora».
È un lavoro che comunque mette a dura prova pazienza e capacità di sopportazione: «Il cliente – racconta Deborah Matarrelli, operatrice con lunghe esperienze da giornalista – spesso scarica su di noi le sue tensioni. Il momento peggiore è quando ci chiedono il codice identificativo: ti fanno sentire un numero in una catena di montaggio. Ma ci sono anche tante persone gentili che ti trattano con umanità».
In una città avara di opportunità, nei suoi undici anni di vita il call center di Teleperformance è diventato il principale serbatoio di posti di lavoro privati dopo l’Ilva: «Tanti ragazzi sono andati via da Taranto – dice ancora Deborah – mentre noi siamo rimasti e siamo ancorati a questa terra grazie alle certezze che abbiamo trovato qui».
Oggi a Tp ci sono 1500 dipendenti a tempo indeterminato più un numero variabile tra 500 e 700 di lavoratori a progetto, oltre agli interinali. «Eppure – spiega Alessandro Ladiana, della comunicazione aziendale – a volte abbiamo difficoltà a coprire le postazioni rispetto alle commesse che abbiamo. C’è, nei ragazzi di Taranto, scarsa voglia di mettersi in gioco e questa cosa, da tarantino, la vivo male».
E questo libro, anche se destinato a una distribuzione interna, forse qualche pregiudizio servirà a sfatarlo.

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