25 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2021 alle 06:45:36

Attualità

Classifiche, siamo in zona retrocessione. Taranto rialzati

Arrivano le graduatorie di Italia Oggi e Sole 24Ore: confermate le tante criticità del territorio ionico


Penultimo posto. Zona
retrocessione, si direbbe in gergo calcistico.

È un dato mortificante, quello che emerge
dall’annuale classifica de Il Sole 24Ore
sulla qualità della vita nelle province
italiane. Taranto ne esce malissimo: peggio
c’è soltanto Caserta.
Rispetto a dodici mesi fa la provincia ionica
perde quattro posizioni.
Scendendo nel dettaglio, Ta ra nto è
addirittura ultima per quanto riguarda la
voce “ricchezza e consumi”: non c’è niente
di peggio in Italia. Per lavoro e innovazione
siamo al centounesimo posto su 110; 107esimo
per giustizia e sicurezza, centesimo per cultura
e tempo libero, centesimo per ambiente e
sicurezza. Posizione 63 per demografia e
società.
Ieri è stata diffusa l’altra classifica, quella
di Italia Oggi, che fotografa un quadro
leggermente diverso.

La provincia di Taranto in questo caso si ferma
all’84esimo posto; lusinghiero il 44esimo
posto che si registra per il tenore di vita.

Il commento

Chiudiamo il 2017 con il Sole 24 Ore che ci affibbia il
poco esaltante marchio di essere la seconda provincia
più invivibile d’Italia. Peggio di noi c’è solo Caserta. E
non è affatto consolatorio l’84esimo posto che ci riserva
invece Italia Oggi.

Siamo messi male, in ogni caso.
Ed è innegabile che a tirare giù la provincia sia proprio
la crisi che affossa il capoluogo. Eppure siamo ancora
un importante polo industriale, tanto importante da costringere
i governi, uno dopo l’altro, a blindare le sorti
della più grande acciaieria d’Europa. Senza dire della
presenza della Marina Militare, del suo Arsenale e di
quello che potrebbe essere il porto. Siamo sempre la città
con uno dei musei archeologici più ricchi e interessanti
del Mezzogiorno e abbiamo una Città Vecchia che
aspetta solo di essere adeguatamente valorizzata. Una
potenzialità inespressa. Ce lo ripetiamo puntualmente,
puntualmente disattendendo i buoni propositi.

Al punto
da mortificare le speranze di migliaia di ragazzi che
preferiscono fare le valigie con biglietto di sola andata.
Così Taranto perde intelligenze, risorse e futuro. Colpa
della politica, certamente. Quella politica che da troppi
anni ha smarrito autorevolezza e capacità di avere peso
sui tavoli che contano. Quella politica che ha perso il
senso della visione strategica da dare alla città e alla
sua provincia. Si è tirato a campare per troppo tempo,
mai facendo valere quelli che potrebbero essere i punti
di forza. Diciamo pure che i partiti e i movimenti non
hanno saputo selezionare personale culturalmente adeguato
e che troppi si sono spesi in politica più all’insegna
del “tengo famiglia” che per una reale volontà
e capacità di offrire un contributo di crescita alla comunità.
Colpa della politica, certo. Ma la politica non
nasce da sé. È sempre il frutto di scelte che compiono
gli stessi cittadini.

E allora, è tutta la città che deve maturare:
smettere di essere litigiosa e isterica, sforzarsi
di essere più attenta a costruire che a denigrare. Una
città che non vada alla sterile ricerca di capri espiatori
come alibi per scaricare responsabilità spesso collettive.
Servirà forse per placare una certa e inquietante ansia
forcaiola, ma non a risolvere problemi e a costruire
un futuro dignitoso. Bisogna rimboccarsi le maniche,
ognuno nel proprio ambito. La politica deve fare il suo,
alzando i propri orizzonti culturali e emancipandosi
dalle deprimenti beghe di partito spacciate per grandi
questioni politiche. Ma la città, nel suo insieme, deve
saper fare il resto. Una comunità indolente e per larghi
strati incivile difficilmente potrà esprimere una classe
politica all’altezza delle aspettative.

Serve uno scatto di
maturità. Solo così Taranto potrà rialzarsi e tornare ad
essere il capoluogo trascinatore dell’intera provincia,
quella provincia altrettanto ricca di potenzialità, purtroppo
mortificate dalla stessa crisi della città. Taranto
può rialzarsi, ma non può più pensare che debbano essere
altri a farle da balia. Siamo artefici del nostro destino.
Prima lo capiremo, prima faremo passi in avanti.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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