06 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Agosto 2021 alle 00:03:00

Attualità

L’Ilva e le montagne russe dei Cinquestelle

Un partito dalle idee confuse sulla sorte del siderurgico


La nomina di un generale dei Carabinieri Forestali come ministro dell’ambiente sembrava la migliore risposta alla sete giustizialista del popolo pentastellato tarantino più estremista. L’uomo che aveva dichiarato guerra alla mafia della Terra dei Fuochi doveva essere il miglior condottiero per sferrare l’attacco al “mostro”, sbranarlo e con esso sbranare tutti gli sporchi interessi di quella casta che quel “mostro” si è ostinata a tenere in vita. Orde di famelici grillini rosso-nero-verdi già gustavano la preda siderurgica, pronti ad azzannarla a morsi letali e spianare finalmente il campo, magari con una trionfante marcia delle ruspe, al fantastico regime delle bonifiche, dove migliaia di operai e tecnici brulicheranno laddove oggi svettano forni e ciminiere. Una vittoria senza feriti e prigionieri contro quelli che a Taranto sono stati sovente accolti al grido di “a-ssa-ssi-ni! a-ssa-ssi-ni!”.

E invece capita che appena preso posto dietro la scrivania ministeriale, il generale-ministro finisca per lodare indirettamente il lavoro di chi l’ha preceduto: le norme ci sono, il ministero ha già fissato i parametri e a quelli bisogna attenersi. Ilva o non Ilva, l’importante è che Taranto sia «ambientalmente ben tenuta». Parole più da rassicurante democristiano vecchio stampo che da feroce rivoluzionario all-green. Parole di buon senso, a dire il vero, ma che appena vengono irradiate dalle parabole di Sky finiscono per scatenare la furibonda reazione di chi dal nuovo governo e dall’uomo della Terra dei Fuochi si aspettava l’imminente invio di un plotone di esecuzione per radere al suolo acciaieria e quanti si ostinano a difenderla.

Ma a ben vedere, le parole del generale Costa non sorprendono più di tanto. Questo continuo saliscendi, come se la questione Ilva fosse un giro sulle montagne russe, ha costellato tutta la campagna elettorale del M5S. E questo saliscendi è proseguito anche a vittoria elettorale incassata a piene mani.

Il problema è tutto di chi ha creduto per davvero – e magari crede ancora – allo tsunami a cinquestelle, di chi ha creduto che questo rigido partito verticistico sotto le mentite spoglie di movimento fosse il nuovo messia della politica italiana.

Non erano bastate le giravolte di Luigi Di Maio? Non erano bastate le sue parole con le quali prima invocava un centro di ricerca al posto dell’Ilva e una settimana dopo veniva a dire proprio a Taranto che l’Ilva deve dare più posti di lavoro di quelli che dà oggi? Non erano bastate le fiondate del suo consigliere Fioramonti che a Taranto viene a sentenziare la chiusura dello stabilimento per smentirsi due giorni dopo spiegando che non ci sarà alcuna chiusura e che ogni decisione sarà assunta con i lavoratori? E che dire dei pentastellati liguri che addirittura liquidano la chiusura dell’Ilva come un’invenzione dei giornali?

Ma basta leggere le dichiarazioni affannose e contraddittorie fra loro degli altri cinquestellati, all’indomani delle parole di Costa, per capire quanta improvvisazione e quanta impreparazione politica regni alle latitudini grilline. E prima ancora di questa polemica sull’Ilva, non erano bastate le comunarie pilotate (con esclusione di candidati di correnti interne sgradite ai vertici) e le parlamentarie bluff (nessun candidato al parlamento è stato votato on line) per aprire gli occhi sulla reale credibilità di questa arrembante forza arrivista che non prende mai le distanze da quanti, suoi illustri sostenitori, invocano sinistri richiami alla piazza, minacciano inquietanti assalti alle istituzioni e seminano odio e insulti contro gli avversari politici e contro i giornalisti ritenuti ostili al Movimento?

E per tornare alla questione Ilva, è lecito sapere dalla pattuglia di parlamentari tarantini cosa ne pensa di questi continui capovolgimenti di rotta? Ormai i primi bonifici da deputati e senatori li hanno incassati, potremmo anche avere il diritto, come cittadini, di conoscere il pensiero di – in ordine alfabetico – Gianpaolo Cassese, Rosalba De Giorgi, Alessandra Ermellino, Mario Turco, Giovanni Vianello? O devono chiedere permesso e istruzioni a Rocco Casalino prima di profferire verbo?

Probabilmente sono disorientati anche loro. Né può essere diversamente se appartengono ad un partito che sulla questione Ilva evidentemente non ha le idee chiare. Anzi, non le ha proprio. Succede quando dalla logica della piazza e della “piazza pulita”, si passa alla patata bollente di assumere decisioni di governo. Ci si ustiona, se non si è preparati.

E Taranto, purtroppo, questi lussi non se li può permettere.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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