Attualità

​La Madonna per le strade deserte​

I ricordi dello scomparso Franco Pizzolla


I festeggiamenti in onore della Beata Vergine
del Monte Carmelo (si concluderanno lunedì con la grande
processione per le vie del Borgo) offrono l’occasione di
ricordare una delle personalità più rappresentative della
omonima arciconfraternita: Franco Pizzolla, deceduto il 3
gennaio del 2009, modello di serietà e di attaccamento al
sodalizio e una vita interamente al servizio della Chiesa,
dedito alla conservazione e alla promozione delle tradizioni
popolari, in particolare quelle legate alla Settimana Santa,
alla Madonna del Carmine e al nostro patrono San Cataldo.

Iscritto alla confraternita dal ‘47, Pizzzolla è stato dapprima
economo e poi, dal ‘71 al ‘95, secondo assistente del priore
Cosimo Solito.
Il suo impegno gli era valso una serie di riconoscimenti: la
nomina a Cavaliere e poi quella di Commendatore dell’Ordine
Pontificio di San Silvestro Papa, nel 1990 premio
“Troccola d’Argento” dell’associazione culturale Capital
oltre al conferimento della medaglia della confraternita per
i cinquanta e per i sessanta anni di appartenenza.
Tanti i suoi ricordi legati alle vicende confraternali, a partire
dal giorno della solenne professione. Così raccontava:
“Eravamo in tutto una quindicina, fra i quali rammento
Emanuele Basile e Nicola De Florio, divenuto successivamente
maestro dei novizi. Ero felice di poter meglio eternare
la mia devozione alla Madonna del Carmine, inculcatami
dai padri carmelitani della parrocchia del Santissimo Crocifisso
(che erroneamente chiamavamo San Giovanni di
Dio).

L’allora priore Pietro Bianchi Caramia non mancava
di raccomandarci il dovere della massima obbedienza verso
i responsabili della confraternita”.
“Ho partecipato a tutte le processioni della Madonna del
Carmine – continuava – Ne ho saltate solo una, nel ’48, per
motivi familiari. Fra l’altro quell’anno, a ridosso della festa,
ci fu l’attentato a Togliatti. Il clima in tutt’Italia era così
teso che si temeva dovesse scoppiare la rivoluzione. Solo
all’ultimo fu consentita la processione con itinerario molto
ridotto che si svolse nelle strade deserte, con la popolazione
rinserrata in casa per timori di disordini”.
Durante la sua permanenza nel consiglio di amministrazione,
molti si rivolgevano a lui per le iscrizioni alla confraternita.

“Ne chiedevo sempre le motivazioni – diceva – e non mancava
chi mi rispondeva che lo faceva per i Riti della Settimana
Santa. Ribattevo che non erano quelli i sentimenti giusti bensì
la devozione alla Madonna del Carmine: non mi ì stancavo di
ripeterlo. Tutto il resto, benché importante, doveva passare in
secondo piano. Nelle catechesi iniziali la figura della Madre
Celeste viene oggi molto approfondita, perché attraverso Lei
giungiamo a Cristo e quindi alla salvezza eterna”.
I frutti di questa accurata devozione mariana si notano
tuttora con la numerosa partecipazione dei confratelli
alla processione in onore della Vergine, che in alcuni anni
(soprattutto quando si svolgeva la domenica successiva
al 16 luglio) era piuttosto sparuta, tanto da farne temere
l’abolizione.
Molti ancora oggi ricordano la commossa e folta partecipazione
ai funerali di Franco Pizzolla, in una celebrazione
all’insegna della speranza, con canti della Resurrezione.

E alla fine mentre il feretro (su cui erano posti il cappello
e la mozzetta confraternali) si avviava verso l’uscita, l’assemblea
intonò a gran voce l’inno alla Vergine del Carmelo,
come lui stesso prima di spirare aveva chiesto.

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