12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 06:11:00

Attualità

​Guadagnolo: «Volevo fare di Taranto una città d’arte, ma…»​

Una riflessione a firma dell'ex sindaco


A proposito della vicenda dei contestati
murales in Città Vecchia e dell’editoriale
del nostro direttore Enzo Ferrari, dal
titolo “Una città ostile alla cultura”,
pubblicato il 22 settembre, riceviamo e
volentieri pubblichiamo questa riflessione
dell’ex sindaco Mario Guadagnolo.

Caro direttore,
ho letto il tuo bel pezzo sulla cultura a
Taranto e ne ho apprezzato oltre che lo
stile il merito che condivido in toto. Ma
del tuo pezzo ho soprattutto apprezzato il
coraggio del titolo “Taranto una città ostile
alla cultura” col quale hai inteso denunciare
il fatto che Taranto non è solo una
città incolta ma che è addirittura “ostile”
cioè “nemica” della cultura. Questa tua
onestà intellettuale e questo tuo coraggio
di dire la verità in una città di baciapile
dedita all’adulazione pelosa e ipocrita fa
onore alla tua professionalità.

Hai proprio
ragione, Taranto è una città “ostile” alla
cultura. I tarantini, ma è meglio dire la
maggior parte dei tarantini perchè in città
ci sono anche numerose lodevoli eccezioni,
fanno a cazzotti con la cultura quella vera
e preferiscono rifugiarsi nella cosiddetta
“cultura della pettola” fatta di luoghi comuni,
di cataldismo, di cultura da trattoria
e chiacchiericcio da bar “tre palle”. E il
prezzo che Taranto paga a questa mentalità
è il degrado culturale e l’assenza totale di
testimonianze artistiche degne di questo
nome sostituite da patacche e paccottiglia
artistica di infimo valore. Il dramma è che
tutto questo viene contrabbandato per arte
e cultura nella indifferenza e nel silenzio
delle amministrazioni, dei cosiddetti intellettuali
e soprattutto con l’avallo e l’approvazione
della maggioranza dei tarantini.
Chi scrive allorchè fu eletto sindaco si era
messo in mente nientemeno che di fare
di Taranto una città d’arte che attirasse
gli amanti della “grande bellezza” della
nostra città arricchendola di monumenti e
opere d’arte di artisti riconosciuti a livello
internazionale.

Volevo fare di Taranto un
museo a cielo aperto con opere di grandi
artisti internazionali e per questo avevo
contattato insieme al mio assessore alla
cultura Franco De Feis gente del calibro di
Giò Pomodoro, Igor Mitoraj, Nicola Carrino
ecc. Mal me ne incolse perché feci buca
e quello che sono riuscito a realizzare, come
la fontana di Carrino, mi fu contestato e
mi viene tuttora contestato da tantissimi
tarantini che ne chiedono a gran voce la
demolizione. Eppure Nicola Carrino era
(purtroppo Nicola è deceduto da qualche
mese) un artista, tra l’altro tarantino, di
livello internazionale i cui “moduli” sono
presenti nei musei più importanti del mondo
da New York a Berlino a Londra e la
sua fontana è l’unica testimonianza di arte
moderna in tutta la Puglia. Quella fontana
è odiata dai tarantini,”ostili” nei confronti
della cultura e delle opere d’arte solo perché
non le “capiscono”.

Al posto della fontana
di Carrino avrebbero preferito una fontana
con cavallini rampanti di plastica o di tufo
del tipo di quelli presenti in Piazza Bettolo
fatti con gli stampi, il monumento al carabiniere
recentemente installato sulla Via
Garibaldi o le sirenette disseminate sugli
scogli di Mar Grande tutte “opere d’arte”
che infatti non hanno ricevuto e non ricevono
critiche da nessuno. Tu hai richiamato
la storia del monumento a Paisiello di Nino
Franchina uno dei più grandi scultori del
‘900 che vide un’amministrazione comunale,
quella guidata da Nicola De Falco,
bocciarne il bellissimo bozzetto, una nota
musicale che danzava aerea e leggera
nell’aria. L’opera di Franchina, pur avendo
vinto il concorso di idee, fu bocciata perché
non fu capita da un’amministrazione
ignorante ed incolta che non sapeva di astrattismo e di avanguardie artistiche.
L’opera di Franchina era infatti troppo
avanti per il livello culturale dei tarantini di
quegli anni. Alcuni intellettuali dell’epoca
definirono l’opera di Franchina “il cavaturaccioli”
perché non ne avevano capito
nulla legati com’erano ad un provincialismo
culturale endemico che teneva e terrà
sempre lontana la nostra città dai maggiori
circuiti dell’arte contemporanea.

Quella
stessa amministrazione preferì all’opera
di Franchina l’attuale insulso monumento
a Paisiello che si trova alla discesa Vasto
realizzato dallo scultore Canonica, uno
specialista in progetti per …monumenti
funerari. Ricordo Antonio Rizzo ancora
disperato dopo trenta anni quando ci
raccontava la vicenda. E cosa dire di Giò
Pomodoro innamorato della nostra città
e di Piazza Castello in particolare. Affascinato
da Piazza del Municipio mi disse
“Caro sindaco questa piazza è straordinaria
poiché racchiude in sé la storia della città.
In essa sono rappresentate come in una
quinta teatrale tutte le epoche di Taranto
da quella classica con le colonne doriche
a quella quattrocentesca con il castello
aragonese a quella secentesca con i palazzi
che le fanno corona come Palazzo Di Stani
a quella sette-ottocentesca con Palazzo di
Città.

Voglio fare un progetto che ridisegni
lo spazio libero della piazza e far dono
alla città di una mia scultura “Omaggio a
Pitagora”. Io come si suol dire “mi buttai
a pesce”. L’occasione di avere a Taranto
uno spazio disegnato da Giò Pomodoro
era un’occasione che non poteva non essere
colta. E Giò Pomodoro ha redatto il progetto
a cui tu fai riferimento e addirittura
realizzato il plastico di Piazza Castello che
da oltre trenta anni giace colpevolmente abbandonato
negli scantinati dell’assessorato
ai lavori pubblici del Comune. Al posto di
quel progetto oggi campeggia davanti a
Palazzo di Città un chioschetto in plastica
con lo stemma della città fatto in serie
identico a quello che ho visto nella piazza
centrale di Maruggio.

Con Franco De Feis
contattammo Igor Mitoraj uno dei più grandi
scultori contemporanei famoso in tutto il
mondo per le grandi sculture di ispirazione
classica, grandi teste, immagini e corpi
giganteschi. Volevamo commissionargli
le famose gigantesche statue in bronzo di
Zeus ed Eracle opera di Lisippo presenti a
Taranto in età greca una sull’Agorà l’altra
sull’acropoli, nel tempio dedicato ad Ercole
sulle vestigia del quale sarebbe stato
costruito l’attuale duomo di San Cataldo
Non ci fu verso perché incontrammo l’ostilità
di tanti cosiddetti intellettuali che non
vedevano di buon occhio Mitoraj, i soliti
intellettuali della “cultura della pettola”
amanti del cataldismo e dell’”arte che si
capisce” e quindi dell’assioma “che se non
si capisce non è arte”. Chi scrive da Sindaco
ha cercato di evitare come scrivi tu che “in
nome del bene della città” fossero imbrattate
le nostre piazze con “regali di opere
d’arte” dalle sirenette di gesso sugli scogli
ai monumenti celebrativi di “imbarazzante
profilo”, a sculture di dubbio gusto che
sono il trionfo del kitsch nazional popolare
fatto passare come arte. Mal me ne incolse
perché sono finito perfino….in tribunale.

Conosci certamente la vicenda del monumento
agli invalidi del lavoro. Io sono finito
in tribunale e condannato a quattro mesi di
reclusione e al pagamento dei danni morali
all’autore di una statua che rappresentava
un lavoratore a torso nudo in una smorfia di
dolore con la mano tra gli ingranaggi di una
macchina. Io mi ero rifiutato di autorizzare
il posizionamento di quel “monumento”
dono di un’associazione di invalidi del
lavoro in una piazza della città definendolo
uno “sgorbio”. Fui denunziato dall’artista
in questione e il tribunale mi condannò in
primo grado a quattro mesi di reclusione e
al pagamento del danno morale allo scultore.
Fortunatamente al giudice dell’appello
non mancò un minimo di buon senso per
cui fui assolto con le scuse della corte
motivate dalla logica considerazione di
semplice buon senso che “il giudizio su
un’opera d’arte è un giudizio libero che
non può essere sottoposto a sanzione”.
Oggi quella statua campeggia in un’aiuola
fra i palazzi del quarto comprensorio
autorizzata da una delle amministrazioni
succedute alla mia.

E quando difendo l’opera
di Carrino mi si risponde che è uno
schifo che va demolito e se replico che
a loro non piace perché non la capiscono
mi si contesta di essere presuntuoso e
arrogante (vedo però che siamo almeno
in due ad esserlo io e te). Ecco perché
hai ragione quando sostieni che “Taranto
è ostile alla cultura”. Cosa fare? Io sono
pessimista. Non c’è da fare nulla. Perché
l’ignoranza in questa città viene ostentata
come un merito al pari della cultura. Isaac
Asimov, in un suo articolo pubblicato su
Newseek del 1980 in suo famoso pezzo
sul culto dell’ignoranza scriveva “L’antiintellettualismo
si è insinuato come una
traccia costante nella nostra vita politica
e culturale, alimentato dal falso concetto
che democrazia significhi che “la mia
ignoranza vale quanto la tua conoscenza”.
E invece no. Tutti gli uomini certamente
sono uguali ed hanno gli stessi diritti e gli
stessi doveri davanti alla legge, ma non
sono uguali per intelligenza e cultura e un
ignorante non vale quanto Einstein. Chi
sostiene questo è uno stupido e come si sa
alla stupidità non c’è rimedio.

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