05 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Agosto 2021 alle 00:03:00

Attualità

Cementir, numeri ok mentre gli (ex) lavoratori affrontano la crisi

Cementir Italia è stata venduta. A Taranto Cemitaly Spa per ora ha sospeso i licenziamenti: cassa integrazione sino a dicembre 2019


I lavoratori della (ex) fabbrica tarantina affrontano la crisi e sono al centro di una delle vertenze che investono il territorio. Ma il management di Cementir, holding del cemento, sbandiera risultati positivi.
«Si chiudono con utili ante imposte doppi i primi nove mesi dell’anno di Cementir Holding. La società del gruppo Caltagirone ha fotografato profitti pari a 138,8 milioni, rispetto ai 66,9 milioni dello stesso periodo del 2017. In forte calo, invece, l’indebitamento finanziario netto sceso a 339,6 milioni, dai 536,6 milioni di dicembre 2017. Mentre i ricavi sono stati fotografati in crescita da 852 a 893,1 milioni con il margine operativo lordo che migliora, sempre nei nove mesi, da 154,9 a 163 milioni».
Così Il Messaggero, quotidiano di proprietà della famiglia Caltagirone. Sul giornale romano si legge che «nel periodo considerato, ha spiegato il presidente e ad Francesco Caltagirone Jr, il gruppo “ha beneficiato del contributo degli Stati Uniti per 12,3 milioni e del miglioramento in Belgio e Cina”. (…)Per quanto riguarda invece la riduzione dell’indebitamento di 197 milioni dall’inizio del 2018, essa è attribuibile principalmente all’incasso di 315 milioni per la cessione di Cementir Italia, parzialmente assorbita dal pagamento dell’acquisizione del 38,75% di Lehigh».
In questo la vicenda si interseca con Taranto, visto che è stato firmato l’accordo per la proroga della cassa integrazione fino al dicembre 2019.
Si è svolto presso la sede dell’assessorato regionale al Lavoro, l’incontro coordinato dal presidente della task force per l’occupazione e crisi aziendali, Leo Caroli, al quale ha preso parte anche l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Mino Borraccino per affrontare la questione relativa al rischio licenziamento per 67 dipendenti dello stabilimento tarantino della Cemitaly SpA (già Cementir Italia SpA). Al tavolo hanno preso parte anche i rappresentanti dell’azienda, quelli di Confindustria Taranto e delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, allo scopo di evitare che le procedure di licenziamento già avviate per questi lavoratori portassero, a partire dal prossimo 21 dicembre (data prevista per la scadenza della Cassa Integrazione Straordinaria), ben 67 famiglie sostanzialmente sul lastrico.
«Purtroppo questa vicenda si è venuta a creare dal momento in cui lo stabilimento Cemitaly di Taranto ha sospeso le sue attività a causa della più generale crisi dell’Ilva per cui l’azienda lavorava come fornitrice, e così lo scorso 10 ottobre sono state avviate le procedure per il licenziamento collettivo di tutto l’organico del sito (pari, appunto, a 67 lavoratori). All’esito dell’incontro – spiega Borraccino – è stato sottoscritto da tutte le parti intervenute un verbale nel quale si è convenuto di avviare la procedura prevista per ottenere l’estensione sino al 21 dicembre 2019 della cassa integrazione straordinaria per tutti i dipendenti coinvolti. Contestualmente sarà attivato un percorso di politiche attive del lavoro finalizzato alla rioccupazione dei lavoratori, con interventi formativi volti a favorire l’aggiornamento professionale e il miglioramento delle competenze dei lavoratori nell’ottica della loro rioccupabilità. La Cemitaly, quindi, si è impegnata a revocare la procedura di licenziamento collettivo. Sono soddisfatto per l’esito di questa riunione – commenta l’assessore – che ha affrontato una vertenza particolarmente difficile e delicata che rappresenta bene le conseguenze nefaste su tutta l’economia del territorio tarantino che ha prodotto la crisi che ha colpito, in questi anni, l’Ilva e il suo indotto».
Riguardo a Cementir, «nei conti del periodo gennaio-settembre, ha ricordato ancora la società in una nota, non sono più consolidati i risultati delle attività industriali in Italia – sono infatti state cedute – mentre le attività di recente acquisizione negli Usa vengono consolidate integralmente dal secondo trimestre 2018».
Altra vertenza che riguarda Taranto è quella che ruota attorno allo stabilimento Marcegaglia Buildtech.
«Si è preso atto» dichiara l’assessore Borraccino «che le aziende che si erano approcciate all’acquisto dei capannoni e a rilevare l’attività non hanno dato seguito alle intenzioni manifestate. Conseguentemente, dato che gli ammortizzatori sociali scadono a marzo 2019, è stato assunto l’impegno comune di spostare il tavolo a Roma, al Ministero del Lavoro, per provare a modificare la legge riguardante gli ammortizzatori in deroga; si è deciso altresì che il tavolo romano vedrà una partecipazione tecnica ristretta all’essenziale e avrà riunioni più frequenti. La Regione ha ribadito la propria disponibilità sia ad accompagnare l’eventuale investitore con le agevolazioni ordinarie messe in campo in casi del genere, sia a mettere a disposizione risorse finanziarie per un ulteriore anno di ammortizzatori in deroga. La scelta strategica da tutti condivisa è quella della reindustrializzazione della fabbrica, anche contando sul riavvio dell’Ilva».

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